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Per Time, uno dei magazine oggi più autorevoli del mondo, e che nel gennaio del 2004 le dedica la sua prestigiosa copertina, Sandra Savaglio diventa di fatto il simbolo più autentico dell'emigrazione italiana oltre oceano di quell’anno. Ma soprattutto, questa giovane ricercatrice calabrese veniva raccontata e descritta come icona del Made in Italy nel mondo.
“Donna delle stelle”, “The queen of galaxies”, “La Regina delle galassie”, -gli americani per i quali lei lavorava la chiamano ancora così-, la scienziata italiana che giorno e notte osservava, studiava, seguiva e analizzava i segreti nascosti di centinaia di galassie diverse, e che da sette anni ormai è finalmente rientrata all’Università della Calabria dove, per i suoi alti meriti scientifici, le hanno dato una cattedra in fisica. Negli Stati Uniti, alla Johns Hopkins University di Baltimora (nello stato del Maryland) la protagonista della nostra storia ha lasciato forte e indelebile il ricordo e l’immagine di una scienziata che con le sue ricerche ha contribuito a decodificare i misteri dell’universo, e gli americani non dimenticano mai chi ha lavorato bene per loro.
“Adoro il deserto, con le sue dune, i suoi colori, i suoi spazi, le sue distanze enormi, il suo cielo limpido. Per questo adoro il Cile dove si trova il deserto più arido del pianeta, il Deserto di Atacama. Ma la città che forse mi ha fatto impazzire più di tutte le altre è stata la città di Sidney in Australia. Ricordo che quando ero lontana dall’Italia le cose che più mi mancavano della mia terra erano il cibo, il mare, le mie montagne, la Sila, a volte anche l’aria che si respira da noi, e che non ho più trovato da nessun’altra parte al mondo”.
-E la terra che invece lei ha amato quanto la sua Calabria?
“Sicuramente è la Germania la mia seconda vera terra del cuore. Se dovessi un giorno decidere di ricominciare la mia vita lontano dalla Calabria non avrei nessun dubbio, tornerei a vivere in Germania, a Monaco di Baviera. Sono i posti che ho adorato di più, e a cui rimarrò legata per sempre.Quando ero piccola mi affascinavano molto i numeri, e l’analisi logica. Mi perseguitava la curiosità per tutto quello che mi circondava. Pensi che la mia insegnante delle scuole elementari mi chiamava "signorina perché". Da quello che mi ricordo, già da bambina sognavo di fare la scienziata. Se studi fisica o astrofisica, deve piacerti per forza la matematica. La natura ci regala spontaneamente quadri meravigliosi. Solo nella nostra galassia ci sono circa 200 miliardi di stelle e in tutto l’universo ci sono centinaia di miliardi di galassie: la matematica è l’affascinante strumento che permette di comprendere il tutto”.
Ma complice di questo straordinario mosaico della vita di Sandra Savaglio è stato anche suo padre, e con lui tutto il resto della sua famiglia.
“È vero, la mia famiglia mi ha aiutato tanto. Mio padre è sempre stato un amante della matematica. Ricordo benissimo quando -io ancora bambina- mio padre si prendeva la briga di insegnare la matematica a tutti i ragazzi del paese che durante i mesi estivi avevano bisogno di ripetizioni, cosa che lui faceva assolutamente gratuitamente. E per questo tutti lo apprezzavano. Dei miei compagni di infanzia io ero l’unica che in realtà non ho mai preso lezioni da lui, ma forse perché io non avevo nessuna difficoltà con la matematica. Invece, non mi piaceva tanto il latino, facevo il minimo indispensabile con l’italiano, insomma non ero la secchiona di turno. L’altra vera fortuna della mia vita è stata poi l’appoggio che ho avuto da parte dei miei genitori per le mie scelte. Mai un’obiezione, mai una resistenza, mai un dubbio o una riserva su quello che erano allora i miei primi progetti di vita e di lavoro”.
La sua storia professionale e accademica non conosce défaillance. La sua vita è un andirivieni di incarichi, di impegni, di progetti di ricerca, di viaggi all’estero, di missioni e di lavori di grande prestigio, soprattutto di respiro sovranazionale. Marano Marchesato per lei diventa la “sua” Itaca, ma sempre più lontana, e così anche la Calabria.
“Tra il 1996 e il 1998 sono stata Fellow presso lo “European Southern Observatory” vicino Monaco di Baviera, sotto la direzione dal Premio Nobel per la Fisica Riccardo Giacconi. Tra il 1998 e il 2006, Fellow per l’ESA (European Space Agency) presso lo “Space Telescope Science Institute” e Senior Research Scientist alla “Johns Hopkins University”, a Baltimora, nel Maryland. Ma nel mezzo ho avuto una breve esperienza come ricercatrice presso l’Osservatorio Astronomico di Roma, posizione che ho lasciato molto presto per tornare, appunto, negli States. Poi nel 2006 mi sono tornata in Germania, all’Istituto “Max-Planck per la Fisica Extraterrestre” a Garching, ancora una volta vicino a Monaco, nel polo europeo di maggiore valore nel campo dell’astrofisica. Qui sono rimasta fino al 2014”.
Astrofisica ormai amatissima e apprezzata in tutto il mondo, Sandra Savaglio si specializza in diversi settori emergenti che però le daranno immense gratificazioni accademiche, l’astrofisica delle “galassie distanti”, dell’arricchimento chimico dell’universo e dei fenomeni esplosivi, e diventa in queste materie una scienziata di valore riconosciuto nel mondo, con oltre 200 pubblicazioni sulle riviste internazionali più accreditate del settore. L’esperienza americana di Baltimora segna profondamente la sua vita, perché la mette a diretto contatto con una realtà universitaria e accademica ben lontana da quella italiana ed europea, che già Sandra conosceva abbondantemente bene.
“Vede, ciò che fa la differenza tra l’America e l’Italia non sono né l’esperienza, né l’età, né i gradi, ma esclusivamente la tua capacità di lavorare e di saper raggiungere gli obiettivi preposti. E poco altro. Ho capito che se ci si impegna tanto, si può fare molta strada, cosa che in Italia sfortunatamente non è per niente ovvia. Anzi, delle volte ci si sacrifica tanto, si lavora il doppio, per poi finire soli e abbandonati. In America invece alla fine la bravura e il talento finiscono per essere riconosciuti, indipendentemente da dove vieni, anche se sei straniero. Ecco, chi ha il coraggio di buttarsi e di mettersi alla prova, alla fine finisce per essere ripagato. Abbiamo molto da imparare ancora dalla scuola americana, mi creda”.
Già, la grande scuola americana, che la scienziata ha poi avuto modo di conoscere dal di dentro e in maniera molto approfondita.
“Mi creda, è inconfutabile che gli Stati Uniti aprano le porte al talento e alle capacità dei giovani ricercatori di tutto il mondo. Per i grandi progetti americani non interessa tanto da dove arrivi, e come ci sei arrivato. Se sei bravo, e tu ti dai da fare, quel Paese ti dà i mezzi per dare il meglio di te stesso e ti riconosce il lavoro che svolgi senza nessuna mediazione. Non è molto diverso in Germania, ho lavorato anche lì molto bene”.
-Professoressa, ma perché l’America le è rimasta nel cuore?
“Perché ho capito molto presto che se avessi voluto esaudire il mio desiderio di diventare scienziata, avrei dovuto andare in giro per il mondo a imparare il mestiere, fare esperienza, partecipare a conferenze internazionali, incontrare gente ed entrare nella rete dei grandi progetti. Mi rendo conto che forse non è quello che la gente vuole sentire, ma ai nostri ragazzi va detto con estrema chiarezza che questo è il destino del ricercatore, i confini politici non esistono, il mondo della scienza è globale. Per cui, il concetto di fuga di cervelli ha bisogno di qualche parola di chiarificazione: lasciare il proprio paese per inseguire questo sogno non è di per sé sbagliato, anzi, è necessario e succede anche ai giovani di altri paesi. L’aggravante in Italia, però, è che il nostro paese è poco attrattivo per gli stranieri, non offre quello che offrono la Germania, il Regno Unito, l’Olanda o la Francia. Mi duole dirlo, ma la cosa più grave in Italia non è la fuga di cervelli, ma la mancanza di circolazione di cervelli”.
Il 14 gennaio del 2004 la sua foto in primo piano appare con questo titolo forte sulla copertina della rivista americana “Time” come simbolo della fuga dei cervelli europei negli Stati Uniti. “All’epoca abitavo e lavoravo alla Johns Hopkins di Baltimora. Ricordo che prima mi ha chiamato un giornalista da Londra per intervistarmi. Poi successivamente mi hanno telefonato da New York per comunicarmi che avrebbero mandato un fotografo a Baltimora per la copertina. Al momento sono rimasta completamente spaesata, quasi smarrita, non avevo percepito la vera portata di quel progetto editoriale. Apprendere la notizia che sarei finita sulla copertina di Time è stata per me una grande sorpresa. Ovviamente ne sono stata molto felice”.
Tra le mille soddisfazioni accademiche conquistate sul campo, Sandra ne porta a casa una di cui va particolamente fiera. E’ la nomina a far parte delle commissioni scientifiche internazionali che decidono dell’uso dei telescopi più potenti del mondo. Tra questi c’è naturalemte anche il “Telescopio Spaziale Hubble”, uno strumento che porta il nome dell'astronomo americano Edwin Hubble, uno dei Grandi Osservatori della NASA, assieme al Compton Gamma Ray Observatory, il Chandra X-ray Observatory e il Telescopio spaziale Spitzer.
“Sì, vero, il vecchio telescopio Hubble è considerato il più importante nella storia dell’umanità, dopo quello usato da Galileo nel lontano 1609. Lavora dal 1990, gira fuori dall’atmosfera ad un’altitudine di circa 540 km sopra le nostre teste, alla velocità di più di 7 km al secondo, ed è in grado di darci informazioni e dettagli scientifici mai possibili prima d’ora. Parliamo di un’impresa e di un progetto davvero straordinari, al di sopra di ogni aspettativa. E dico “Vecchio”, anche perché è di questi giorni la notizia del lancio nello spazio del suo successore, il Telescopio Spaziale Hubble, andato in orbita proprio il giorno di Natale. Da questo nuovo strumento ci aspettiamo grandi scoperte, che riguardano il passato dell’universo e anche la possibile esistenza di pianeti abitabili simili alla Terra”.
Alla fine del 2013 la grande svolta della sua vita. La giovane scienziata calabrese riceve la chiamata diretta dall’Università della Calabria, come Professore Ordinario presso il Dipartimento di Fisica.
-Soddisfatta di questa scelta?
“Sono passati diversi anni ormai, e sono pienamente felice della scelta che ho fatto. Per mille motivi diversi. Il cibo, il clima, la componente umana, l’ambiente sociale tutto intorno. Oggi ho il privilegio di lavorare in un ateneo che contribuisce in maniera determinante alla crescita dell’intera regione, del Paese e del mondo. I laureati dell’Unical oggi sono professionisti affermati ovunque. Un contesto internazionale molto alto, che dovrebbe essere raccontato di più, sfortunatamente, e immeritatamente, lontano dai grandi riflettori”.
-E’ vero che il vero grande sogno di Sandra Savaglio rimangono oggi le galassie?
“Lo studio delle galassie lontane è ciò che mi ha dato più soddisfazione. In particolare, quelle che ospitano le esplosioni stellari. Da alcuni anni io sono molto attiva in questa branca. Ma ho sempre creduto anche nella necessità di promuovere in senso più generale la scienza, andando nelle scuole, parlando con i giovani, incoraggiando soprattutto le ragazze che vogliono dedicarsi a questo lavoro. Sa cosa ho capito in tutti questi anni? Che le donne tendono a credere poco nei propri mezzi, e vanno per questo molto incoraggiate. Perché in realtà esse sono una grande risorsa professionale, e non lo sono certo solo davanti ai fornelli di casa propria”.
Nel febbraio del 2020, l’altra grande svolta esistenziale della nostra scienziata calabrese, che questa volta viene chiamata a far parte della Giunta Regionale guidata da Jole Santelli, prima Presidente donna della Regione Calabria. Un mese più tardi, maggio del 2020 entra a far parte anche del Consiglio Scientifico dell’Istituto Nazionale di Astrofisica, l’ennesimo riconoscimento importante della sua vita. Sandra–l’astrofisica, ad un certo punto del suo percorso professionale, diventa dunque Assessore alla Ricerca Università e Istruzione della regione.
-Ma cosa c’è in realtà dietro il successo così coinvolgente di questa donna calabrese, così affascinante e così delicata nei lineamenti e nelle movenze del corpo?
“C’è tantissimo lavoro. C’è una vita interamente dedicata alla causa. C’è una passione insana per la scienza e per la ricerca. Ecco cosa è stata la mia vita. Un insieme di conquiste e di sacrifici, un misto di gioie e dolori, un frullatore di emozioni e di inciampi, di attese e di rinunce, di ripartenze e di addi, di momenti di piena euforia e di grandi isole di solitudine”.
-Ma una donna come Sandra Savaglio, avrà ancora qualcosa da raccontare e di cui essere fiera?
Quel qualcosa ha un nome ben preciso, si chiama “Star”, è “una sorgente di raggi X ad alta energia nel campus dell’Unical, dove si trovano l’acceleratore di elettroni e la sorgente laser necessari per il suo funzionamento”. Un progetto incredibile del polo tecnologico di Arcavacata, un’infrastruttura che continua a crescere e ad essere finanziata dalla Regione Calabria, dal Governo italiano e dall’Unione Europea. Quello che a Trieste si chiama “Elettra”, il famoso Sincrotrone di Trieste, in Calabria si chiama “Star”. E anche a questo proposito, Sandra Savaglio non concede sconti a nessuno.
“Star è stata costruita negli anni grazie allo sforzo fatto dai miei colleghi a Unical e si spera che presto sarà finalmente pronta per partire. Potremo allora portare qui, nel sud Italia, ricerche importanti, progetti scientifici di punta che vengono da lontano che posso essere realizzati con Star. Però questa macchina è per il momento come una Ferrari tenuta nel garage di casa ferma. Dobbiamo spingere per metterla nella mani giuste per riuscire a vincere sfide importanti che daranno visibilità al nostro Ateneo”.
Nel 2018, Sandra Savaglio pubblica per la Mondadori il suo primo libro di divulgazione scientifica dal titolo “Tutto l’universo per chi ha poco spazio-tempo”, finalista del Premio Galileo (Padova 2019), che vi consiglio di andare a cercare in libreria e di regalare ai vostri ragazzi e ai vostri amici più cari, soprattutto perché aiuta a sognare. Per Sandra Savaglio è l’ennesimo riconoscimento ufficiale della sua grande qualificazione professionale, del suo genio e del suo talento. In queste ore invece c’è chi ha fatto il suo nome come possibile candidato alla Presidenza della Repubblica, ma lei sorride, perché in fin dei conti ai giardini del Quirinale preferisce le galassie e le misteriose praterie dell’universo. Una donna davvero fantastica.
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