
- Prima Notizia 24
- Roma - Venerdì 4 Settembre 2026
Ex Ilva, avviati i licenziamenti collettivi per oltre 2.500 lavoratori dell'indotto
L'associazione Aigi invia le lettere ai sindacati. Convertino: "Atto doloroso e inevitabile, stiamo precipitando nel baratro".
L'Associazione Indotto AdI e General Industries (Aigi) ha inoltrato alle organizzazioni sindacali la documentazione relativa all'avvio delle procedure di licenziamento collettivo per oltre 2.500 lavoratori delle aziende dell'indotto legati allo stabilimento ex Ilva.
In una comunicazione indirizzata ai rappresentanti dei lavoratori, il presidente dell'Aigi, Nicola Convertino, definisce il provvedimento "un atto estremo e doloroso, al quale non avremmo mai voluto fare ricorso", precisando come si tratti di un "atto dovuto e inevitabile, diretta conseguenza dell'improvvisa scadenza fissata per la chiusura dell'area a caldo già nel mese di ottobre.
Siamo giunti a questo punto a causa della totale assenza di una ragionevole programmazione che avrebbe potuto mettere in sicurezza le nostre aziende".
Nel commentare le prospettive dell'impianto, il rappresentante di categoria rileva le criticità legate alle modalità di gestione della crisi produttiva. "Una fabbrica di questa portata avrebbe meritato una sorte diversa. Una delle più grandi acciaierie d'Europa rischia oggi di non morire sul campo di una grande battaglia industriale, bensì di spegnersi per consunzione.
Questo epilogo non avviene nel contesto di un piano di riconversione già operativo, né con nuove fabbriche già edificate o con migliaia di lavoratori accompagnati verso nuove occupazioni, ma attraverso un mero conto alla rovescia di novanta giorni" dichiara Convertino.
Il presidente dell'Aigi aggiunge inoltre che l'associazione "non cerca un colpevole da esporre alla pubblica piazza, ma chiede che ciascuna istituzione abbia il coraggio di guardare alle conseguenze delle proprie scelte. Abbiamo fallito tutti", evidenziando il ruolo dell'infrastruttura nell'economia nazionale.
"L'Ilva non è una fabbrica di quartiere, bensì un'infrastruttura industriale strategica per l'Italia, essenziale per le filiere manifatturiere e per l'autonomia del Paese nella produzione dell'acciaio. Una vicenda di tale portata non può essere gestita rincorrendo le scadenze di decreto in decreto e di udienza in udienza. Una transizione industriale richiede anni, noi invece ci troviamo oggi a discutere di come evitare che un intero sistema produttivo precipiti nel baratro nell'arco di poche settimane" conclude Convertino.
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