Fiamme nel Golfo: l'Iran bombarda i terminal del Qatar, Trump minaccia ritorsioni totali

Raid di droni contro le raffinerie in Kuwait e Arabia Saudita. Il Pentagono sollecita 200 miliardi per il conflitto, mentre Hegseth accusa l'Europa di ingratitudine.

(Prima Notizia 24)
Giovedì 19 Marzo 2026
Roma - 19 mar 2026 (Prima Notizia 24)

Raid di droni contro le raffinerie in Kuwait e Arabia Saudita. Il Pentagono sollecita 200 miliardi per il conflitto, mentre Hegseth accusa l'Europa di ingratitudine.

Il quadrante mediorientale precipita in una spirale di violenza senza precedenti che prende di mira i gangli vitali dell'energia globale. Nelle ultime ore, una pioggia di vettori iraniani ha centrato il polo strategico di Ras Laffan, cuore pulsante del GNL qatariota, innescando roghi devastanti e compromettendo seriamente la capacità di export di Doha.

La replica della Casa Bianca è stata fulminea: Donald Trump ha avvertito che, in caso di ulteriori offensive contro gli alleati, gli Stati Uniti spazzeranno via il mastodontico giacimento di gas di South Pars, pilastro dell'economia di Teheran.

La tempesta bellica ha provocato un terremoto istantaneo sui mercati delle commodity: il Brent ha registrato un'impennata del 5,1% stabilizzandosi a 112,84 dollari, mentre il WTI ha scalato il 2,5% raggiungendo quota 98,69 dollari.

Il raggio d'azione dei droni di Teheran si è esteso anche al Kuwait, dove due centri di raffinazione sono stati avvolti dalle fiamme, e alla costa saudita del Mar Rosso. Qui, un velivolo kamikaze ha centrato il sito di Samref a Yanbu, gestito in partnership da Aramco ed ExxonMobil. Da Riad, il ministro Faisal bin Farhan ha ribadito che il Regno non subirà passivamente le intimidazioni, rivendicando la piena facoltà di una risposta militare diretta.

Sul piano politico, il Segretario alla Difesa Pete Hegseth ha rivendicato con orgoglio i successi bellici americani, citando l'affondamento di 120 imbarcazioni nemiche e il collasso della flotta sottomarina iraniana. "I nostri alleati europei, finora poco riconoscenti, dovrebbero limitarsi a ringraziare il Presidente Trump", ha tuonato il vertice del Pentagono, che ha già messo sul tavolo del Congresso una richiesta record da 200 miliardi di dollari per sostenere l'impegno bellico.

Parallelamente, si valuta il dispiegamento di ingenti contingenti di terra, con l'ipotesi di occupare l'isola di Kharg per blindare la sicurezza dello Stretto di Hormuz.

Nel frattempo, all'interno dei propri confini, il regime iraniano ha dato il via a una massiccia purga, dichiarando l'arresto di 97 "agenti sionisti" accusati di spionaggio e sabotaggio. L'esercito di Teheran ha alzato ulteriormente la posta, garantendo la "distruzione definitiva" di ogni infrastruttura energetica regionale in caso di nuove incursioni israelo-americane.

Da Pechino è giunta una ferma condanna per l'eliminazione di Ali Larijani, definita "inammissibile" dal portavoce Lin Jian, che ha sollecitato la fine delle ostilità e ammonito Washington dal dipingere la Cina come una minaccia globale.

A Bruxelles, la gestione della crisi energetica e militare ha dominato il vertice tra la premier Giorgia Meloni e il cancelliere tedesco Friedrich Merz. L'incontro, durato trenta minuti, ha confermato la volontà di Italia e Germania di coordinare le mosse sul fronte della difesa e dell'approvvigionamento di idrocarburi, cercando di mitigare l'impatto dei nuovi picchi del greggio sulle economie dell'Eurozona.


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