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  • Roma - Martedì 23 Giugno 2026

Fine vita, la Consulta torna a pronunciarsi: al centro il requisito del sostegno vitale

La Corte Costituzionale esamina il fine vita, focalizzandosi sul requisito del "trattamento di sostegno vitale" per il suicidio assistito.

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La Corte Costituzionale torna a esaminare il tema del fine vita, affrontando una questione centrale per l'accesso al suicidio medicalmente assistito in Italia: il requisito del cosiddetto "trattamento di sostegno vitale". L'udienza in programma oggi rappresenta un nuovo passaggio in un dibattito che continua a dividere politica, magistratura e opinione pubblica, mentre il Parlamento non è ancora riuscito ad approvare una legge organica sulla materia. Attualmente sul tavolo delle forze politiche esistono diverse proposte legislative, ma il percorso parlamentare appare ancora incerto e lontano da una conclusione.

Le quattro condizioni fissate dalla Consulta

La questione affonda le sue radici nella storica sentenza del 2019 sul caso di Dj Fabo, con cui la Corte Costituzionale stabilì che non è punibile chi aiuta una persona a porre fine alla propria vita in presenza di specifici requisiti. Secondo quella decisione, il suicidio assistito può essere consentito quando ricorrono contemporaneamente quattro condizioni:

  • la presenza di una patologia irreversibile;
  • sofferenze fisiche o psicologiche ritenute intollerabili dal paziente;
  • la piena capacità di prendere decisioni libere e consapevoli;
  • la dipendenza da trattamenti di sostegno vitale.

Proprio quest'ultimo requisito è oggi al centro della discussione.Inizialmente il concetto di sostegno vitale era associato soprattutto a macchinari e dispositivi medici indispensabili per mantenere in vita il paziente. Successivamente la stessa Consulta ne ha ampliato l'interpretazione, includendo anche alcune terapie farmacologiche essenziali.

Il caso che ha portato nuovamente la questione davanti ai giudici

L'udienza nasce da un procedimento aperto dalla magistratura di Bologna nei confronti di Marco Cappato, esponente dell'Associazione Luca Coscioni, e di Felicetta Maltese e Virginia Fiume. Secondo quanto ricostruito dagli atti, nel 2023 i tre avrebbero aiutato una donna di 89 anni, identificata con il nome di Paola, affetta da Parkinson in fase avanzata, a raggiungere la Svizzera per accedere al suicidio assistito. L'accusa contestata è quella di aiuto al suicidio, reato che prevede pene comprese tra cinque e dodici anni di reclusione. La particolarità del caso riguarda il fatto che la donna, pur soffrendo di una patologia irreversibile e invalidante, non dipendeva da macchinari salvavita ma necessitava di un'assistenza continua. Secondo una lettura più restrittiva delle regole attualmente vigenti, questa condizione avrebbe potuto impedirle di accedere al suicidio assistito in Italia.

Il nodo delle possibili discriminazioni

L'Associazione Luca Coscioni sostiene da tempo che l'attuale formulazione del requisito del sostegno vitale possa generare disparità di trattamento tra pazienti che vivono situazioni cliniche molto simili. Secondo questa interpretazione, persone affette da gravi malattie irreversibili potrebbero ricevere un trattamento differente soltanto in base alla tipologia di assistenza necessaria per sopravvivere. La Consulta è quindi chiamata a valutare se l'attuale disciplina rispetti pienamente i principi costituzionali di uguaglianza e tutela della dignità della persona.

Undici pazienti intervengono nel procedimento

Particolarmente significativa è la partecipazione all'udienza di undici persone malate che hanno deciso di intervenire attraverso memorie e rappresentanze legali. Tre di loro sostengono la richiesta di una revisione più ampia del concetto di sostegno vitale. Otto, invece, si oppongono a un eventuale allargamento dei criteri per l'accesso al suicidio assistito. Secondo i loro legali, queste persone temono che una disciplina più permissiva possa trasformarsi in una pressione indiretta verso la scelta della morte, soprattutto per i soggetti più fragili. Una presenza che testimonia quanto il tema coinvolga direttamente chi vive condizioni di sofferenza e dipendenza assistenziale.

Anche la legge della Sardegna sotto esame

Nella stessa giornata la Corte Costituzionale affronta anche un'altra questione collegata al fine vita. I giudici sono chiamati a valutare la legge approvata dalla Regione Sardegna che disciplina alcuni aspetti organizzativi delle procedure relative al suicidio assistito, in particolare i tempi di risposta delle strutture sanitarie e le modalità operative di gestione delle richieste. La normativa sarda segue l'esempio della Toscana, prima regione italiana ad aver approvato una disciplina sul tema. La Consulta si era già espressa sulla legge toscana, confermandone l'impianto generale pur richiedendo alcune modifiche. Per questo motivo è probabile che anche nel caso della Sardegna i giudici adottino un orientamento simile.

Il vuoto legislativo continua

L'udienza odierna conferma ancora una volta il ruolo centrale assunto dalla Corte Costituzionale nella regolamentazione del fine vita in Italia. Mentre il Parlamento continua a confrontarsi senza riuscire a trovare una sintesi condivisa, sono infatti le decisioni della Consulta a definire progressivamente i confini giuridici entro cui cittadini, medici e strutture sanitarie devono muoversi. Una situazione che continua ad alimentare il dibattito politico e culturale su uno dei temi più delicati e complessi della società contemporanea.

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