Fondazione Murialdi, Antonella Napoli & “I Bambini soldato”, un dossier sconcertante.

Beppe Giulietti e Zakia Seddiki Attanasio presentano venerdì 18 febbraio alle ore 11.00 nella sede della Fondazione il libro di Antonella Napoli “Più forte della paura” edito dalla casa editrice All Around. 

di Pino Nano
Martedì 15 Febbraio 2022
Roma - 15 feb 2022 (Prima Notizia 24)

Beppe Giulietti e Zakia Seddiki Attanasio presentano venerdì 18 febbraio alle ore 11.00 nella sede della Fondazione il libro di Antonella Napoli “Più forte della paura” edito dalla casa editrice All Around. 


Modera l’incontro Elena Pasquini di Repubblica.Ve lo anticipiamo subito noi, questo libro è un dossier di altissimo valore giornalistico.

Forte, di grande impatto emotivo, a tratti sconcertante, documentatissimo, aggiornato, freddo e spietato nei dettagli, appassionato nel racconto personale che Antonella Napoli fa del suo amico “consulente” personale l’ambasciatore Luca Attanasio, ma soprattutto impietoso contro quegli stati africani che usano i bambini come merce di scambio per delle guerre assurde e sanguinoissime. Mai come in questo caso, la cronista diventa testimone fedele del suo tempo.Soprattutto, va detto, testimone di grande coraggio.

“La questione dei bambini soldato- sottolinea nel suo libro Antonella Napoli- , tema di questo romanzo con un’appendice saggistica realizzata grazie al contributo dell’ambasciatore italiano nella Repubblica democratica del Congo, Luca Attanasio, ucciso in un agguato il 22 febbraio del 2021 nella regione congolese del Nord Kivu, è una drammatica realtà senza fine. Conoscevo bene Luca, condividevamo la passione per l’Africa e l’impegno a tenere alta l’attenzione sui temi dei diritti, soprattutto dei più fragili: i bambini, appunto”.

 

E’ avvolgente ed emozionante il ricordo che Antonella Napoli dedica a Luca Attansio.

“Tra i tanti suoi ricordi mi piace condividere con voi il racconto di un pomeriggio di metà agosto. Avevo chiamato Luca per dirgli che sarei presto partita per il Sudan e che pensavo di fermarmi in Congo per acquisire le ultime informazioni per il libro che mi stava aiutando a scrivere. Mi rispose che forse quando sarei tornata a Kinshasa mi avrebbe ricevuta non più come consigliere di legazione e capo missione, ma come ambasciatore. Lo schernii dicendogli che avrebbe dovuto smettere di andare in giro a trovare i suoi amici missionari e fare più cene e aperitivi. Lui rise e mi raccontò che proprio qualche giorno prima era stato in visita in un centro multifunzionale e di accoglienza per bambine di strada ed ex bambini soldato a Kinshasa. L’incontro si era svolto in modo informale e con lui c’erano anche Zakia e la piccola Sofia. A un certo punto Sofia, mentre gli ospiti del centro intonavano una canzone in suo onore, lo aveva avvinghiato alle gambe per essere presa in braccio. Luca mi ha raccontato di come in quel momento, guardando la sua bambina mentre davanti a lui scorrevano i visi di tante vittime di abbandono e di abusi, sentisse il bisogno di fare qualcosa di più per quei piccoli sfortunati, perché nascere in una famiglia in grado di prendersi cura dei propri bambini, in un paese che tutela i loro diritti, è solo una casualità”.

Ma luca Attanasio era davvero un uomo straordinario, e in questo suo saggio Antonella Napoli ci dà di lui l’immagine più bella che un inviato di guerra come lei potesse regalarci.

“Luca mi diceva sempre «Io come diplomatico, tu come giornalista, abbiamo il dovere di prestare attenzione a quello che la gente vive. Dare voce a chi è dimenticato, agli ultimi». Sapeva bene di trovare in me una sponda, una persona sensibile al dolore di quelle popolazioni relegate nel cono d’ombra dell’informazione, soprattutto dei bambini di strada, i bambini violati e utilizzati anche per crimini orrendi nei conflitti. Ed eccoci qua a raccontarlo”.

Il report di Antonella Napoli, che ora la Fondazione Murialdi ha fatto suo e che sarà presentato ufficialmente venerdi a Roma da Giuseppe Giulietti, è uno spaccato di violenze soprusi diritti negati ed eccidi di Stato di cui sono gli addetti al mestiere conoscono i veri contorni reali.

Scrive nel suo libro Antonella Napoli: “Tra le prove evidenti dell’ampiezza del fenomeno dell’utilizzo dei minori nelle azioni terroristiche, le immagini di decine di ragazzini riprese nel 2017 nello scenario di Palmira. In un filmato girato all’interno di un teatro romano 14 del II secolo avanti Cristo i bambini, a volto scoperto, sfilavano davanti alla folla insieme agli altri combattenti dello Stato Islamico. Esibiti come in una oscena rappresentazione, schierati in fila gli uni accanto agli adulti. Davanti a loro in ginocchio, lo sguardo fisso a terra, i prigionieri. Poi l’ordine che li esortava a sparare. Ognuno dei piccoli soldati con un’arma in mano, ognuno di loro che esplodeva un colpo in testa ai condannati a morte”.

Ma in questo saggio c’è molto, molto di più. Antonella Napoli racconta e descrive massicce presenze di piccoli combattenti in Mali, Nigeria, Somalia, Sudan, Sud Sudan, Uganda e Repubblica Democratica del Congo, area su cui è focalizzato questo lavoro.

“Migliaia i minori arruolati in conflitti armati in questi paesi, sia in passato che in periodi recenti. Pratica diffusa tra gli eserciti regolari come tra i gruppi ribelli, in Africa come in Afghanistan, Sri Lanka, Indonesia e molti altri stati asiatici e mediorientali, con cifre spaventose. Il numero dei minori chiamati (o piegati…) alle armi nel mondo è di oltre 300.000 unità. La maggior parte di questi bambini sono costretti a combattere in guerre fratricida, alcuni sono usati come schiavi sessuali. Tutti subiscono violenze e abusi senza fine”.

Tutto regolare? Assolutamente no.

“È palese -denuncia Antonella Napoli-che la normativa internazionale non sia sufficiente a difendere i diritti dell’infanzia. Soprattutto fino a quando la convenienza di utilizzare bambini nelle guerre sarà più forte del timore di essere perseguiti.

Ma quali sono i vantaggi nell’utilizzo di bambini soldato?

La risposta che ci dà Antonella Napoli è da brividi.”I piccoli guerrieri vengono reclutati perché costano poco in termini di addestramento, non chiedono di essere pagati, e per la loro immaturità fisica ed emotiva sono facilmente controllabili e condizionabili: con la paura e la violenza possono essere indotti a ubbidire ciecamente e costretti a commettere i crimini più atroci. Il reclutamento avviene in Paesi e regioni economicamente povere dove le percentuali di bambini orfani e abbandonati sono più alte”.

Emblematico un episodio nella Repubblica Democratica del Congo avvenuto nel 1997 quando circa 5000 bambini hanno aderito all’invito, fatto via radio, ad arruolarsi nell’esercito: erano tutti ragazzi di strada, senza famiglia.

“Quei bambini che l’ambasciatore Attanasio cercava di aiutare affiancato da sua moglie Zakia Seddiki. Anche in Uganda, dal 1986, l’Esercito di resistenza del Signore ha iniziato a reclutare con lo stesso metodo, arrivando a inserire nelle proprie file circa 3000 bambini l’anno, molti dei quali di età inferiore ai 15 anni. Tante ragazzine. Per la maggior parte si trattava di orfani che consideravano l’esercito una sorta di ‘famiglia’”.

Una delle denunce più forti la giornalista Napoli la delocalizza in Sierra Leone, nel 1995, dove i guerriglieri del Fronte unito rivoluzionario per “preparare” alla guerra i bambini che avevano rapito, li costringevano ad assistere o a partecipare a torture e uccisioni di loro familiari per poi mandarli in altri villaggi a compiere gli stessi massacri.

“Per vincere ogni minima resistenza di questi piccoli combattenti, per aiutarli a superare il dolore e la paura, i ribelli, ma anche in alcuni casi gli eserciti regolari, ricorrono all’uso di droghe. Una combinazione devastante con il ricatto e la manipolazione della loro mente. La sostanza più usata per “addomesticare” la volontà dei piccoli soldati è l’erba “Giat”, molto usata nel corso del conflitto tra Etiopia e Eritrea. Conosciuta anche con i nomi di “Miraa” e “Mairungi”, è una droga costituita dalle foglie fresche della Catha Edulis, una pianta che cresce spontaneamente nell’Africa orientale e nell’Arabia meridionale”.

Più forte della paura” è tutto questo, ma tanto altro ancora.Un vero e proprio manifesto in difesa dell’infanzia negata, una sorta di carta dei diritti dei bambini che lontano da noi vivono mille violenze inaudite.

Ma veniamo all’autrice di questo saggio cosi importante. Antonella Napoli è una giornalista professionista dal 1999, scrive per Repubblica, Vanity Fair, Limes e Huffington Post. Ha iniziato lavorando per radio e TV, passando poi alla carta stampata. Ha scritto articoli, reportage e saggi su Libano, Siria, Birmania, India, Uganda, Congo, Sudan, Repubblica Centrafricana e altri stati africani, denunciando emergenze umanitarie e violazioni dei diritti umani. È fondatrice e presidente dell'associazione Italians for Darfur e fa attualmente parte del direttivo di Articolo 21. Con il reportage “Andata e ritorno dall'inferno del Darfur” nel 2008 è stata finalista al Premio Ilaria Alpi. Nel 2013 ha ricevuto la Medaglia d'Oro di Rappresentanza della Presidenza della Repubblica. Nel 2008 è stato pubblicato “Volti e colori del Darfur”, nel 2013 “Darfur, the colors of the hope” e nel 2015 “Il mio nome è Meriam”. Un numero uno nel suo campo.


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