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La giurista italiana replica al dietrofront di Parigi dopo lo scontro all'Onu: "Prendo atto che la diplomazia francese ha infine cambiato idea, mi hanno insultata in modo duro e inaccettabile".
La giurista italiana replica al dietrofront di Parigi dopo lo scontro all'Onu: "Prendo atto che la diplomazia francese ha infine cambiato idea, mi hanno insultata in modo duro e inaccettabile".
Il braccio di ferro tra Parigi e le Nazioni Unite ha registrato una variazione tattica significativa durante l'ultimo Consiglio per i diritti umani a Ginevra, dove la Francia ha scelto di non formalizzare la richiesta di dimissioni nei confronti di Francesca Albanese. Nonostante le precedenti e durissime prese di posizione del ministro degli Esteri Jean-Noel Barrot in sede parlamentare, la rappresentante permanente Céline Jurgensen ha virato verso una strategia di contenimento, limitandosi a denunciare quelle che ha definito "dichiarazioni ripetute e estremamente problematiche". Jurgensen ha preferito appellarsi genericamente a tutti i relatori speciali dell'Onu affinché esercitino la "sobrietà, moderazione e discrezione" imposte dal loro mandato internazionale, evitando però l'affondo finale che avrebbe dovuto portare alla richiesta di rimozione immediata della giurista italiana dai Territori palestinesi.
Francesca Albanese, raggiunta dai microfoni di BFMTV per un commento sulla mutata linea transalpina, ha accolto la notizia con estrema freddezza, rivendicando la propria posizione e pretendendo una riparazione morale per gli attacchi subiti nelle scorse settimane. "Prendo atto che la diplomazia francese ha infine cambiato idea. Mi sarei aspettata una parola di chiarimento e di scuse perché mi hanno insultata in modo duro e inaccettabile", ha dichiarato la relatrice speciale, sottolineando come le accuse rivoltegli dal governo francese abbiano travalicato il normale confronto istituzionale. Albanese ha inoltre confermato di non avere alcuna intenzione di cedere alle pressioni, intenzionata a portare a termine il proprio incarico che scadrà naturalmente solo nel 2028, a meno di interventi procedurali al momento improbabili.
La tensione resta comunque altissima, come confermato dal portavoce del ministero degli Esteri di Parigi, Pascal Confavreux, il quale ha ribadito a Politico che la linea di principio del ministro Barrot non è affatto mutata: per il Quai d'Orsay, Albanese dovrebbe comunque avere "la dignità di dimettersi" a causa di una presunta "lunga lista di provocazioni" che includerebbe anche la controversa lettura dei fatti del 7 ottobre. Tuttavia, al di là dei toni accesi, Parigi si scontra con l'assenza di meccanismi Onu che consentano agli Stati membri di revocare forzatamente un relatore speciale. Lo scontro si sposta dunque sul piano dell'immagine diplomatica, con Albanese che continua a sfidare apertamente la narrativa francese, definendo gli attacchi ricevuti come un tentativo di delegittimazione del suo lavoro di monitoraggio sui diritti umani.
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