Suore sgozzate e decapitate in Burundi: arrestato a Parma il presunto basista del massacro

Il procuratore d’Avino e i carabinieri incastrano il collaboratore dei servizi segreti dopo 12 anni di sangue e depistaggi: “Le hanno eliminate perché si erano rifiutate di curare i ribelli”.

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Giovedì 26 Febbraio 2026
Parma - 26 feb 2026 (Prima Notizia 24)

Il procuratore d’Avino e i carabinieri incastrano il collaboratore dei servizi segreti dopo 12 anni di sangue e depistaggi: “Le hanno eliminate perché si erano rifiutate di curare i ribelli”.

A distanza di dodici anni dal brutale massacro che sconvolse la missione di Kamenge, a Bujumbura, una svolta investigativa ha portato all'arresto a Parma di Guillaume Harushimana, un cittadino burundese di 50 anni ritenuto figura chiave nel triplice omicidio delle missionarie saveriane suor Olga Raschietti, suor Lucia Pulici e suor Bernardetta Boggian.

L'uomo, che all'epoca dei fatti operava nel Centro Giovani Kamenge, è accusato di aver fornito il supporto logistico e organizzativo necessario per l'esecuzione delle religiose, uccise tra il 7 e l'8 settembre 2014 con una ferocia inaudita.

Secondo la ricostruzione coordinata dalla Procura di Parma, il movente risiederebbe nel rifiuto opposto dalle suore alla richiesta di fornire assistenza sanitaria e medicinali alle milizie burundesi attive in Congo, una decisione che avrebbe scatenato la vendetta del generale Adolphe Nshimirimana, allora capo della polizia segreta e indicato come il mandante della strage.

Le indagini, ripartite con vigore nel 2024 anche grazie all'attenzione mediatica e civile riaccesa sul caso, hanno permesso di delineare il ruolo multiforme di Harushimana, il quale non apparteneva formalmente ai servizi segreti ma vantava un legame strettissimo con il loro vertice.

Come spiegato dal procuratore di Parma, Alfonso d'Avino, "il suo ruolo sarebbe stato plurimo: in primo luogo avrebbe fatto da tramite tra il mandante e l'ideatore dell'omicidio e le suore, nel senso che alle suore sarebbe stato chiesto di collaborare a portare medicinali o comunque a procurare medicinali per le milizie burundesi che operavano in Congo, e avrebbe riportato al generale, al capo della polizia segreta, il rifiuto opposto" dalle vittime.

Il procuratore ha poi precisato che l'indagato "avrebbe partecipato a una serie di riunioni preparatorie e organizzative, sarebbe andato sul posto a fare dei sopralluoghi, facendo degli scatti fotografici trasmessi poi ai soggetti indicati come esecutori; avrebbe procurato per gli esecutori le vesti utilizzate per mimetizzarsi, vesti da chierichetti; avrebbe messo a disposizione la sua auto per accompagnare sul posto gli esecutori; secondo qualche testimone oculare avrebbe anche lui stesso guidato la macchina per accompagnare gli esecutori".

L'arresto rappresenta un traguardo insperato in una vicenda segnata per anni da depistaggi, incendi dolosi e intimidazioni violente in territorio africano.

Andrea Pagliaro, comandante provinciale dei carabinieri di Parma, ha sottolineato la complessità dell'operazione ricordando che "è stata una ricostruzione non semplice, abbiamo dovuto rintracciare persone in varie parti del mondo con il supporto della Diocesi di Parma e delle congregazioni saveriane. È stato molto importante conquistare la fiducia delle persone nonostante il clima di paura. Guillaume Harushimana è accusato di omicidio plurimo aggravato, sia dalla premeditazione, per le modalità dell'omicidio e l'età delle vittime".

Il comandante ha inoltre ricordato la scia di sangue e silenzi che ha accompagnato il caso, citando tra gli ostacoli "l'arresto del 'folle di turno' accusato di essere il responsabile del massacro, l'incendio della sede dell'emittente radiofonica Radio Pubblica Africana, rea di aver diffuso l'intervista di due soggetti dichiaratisi coautori del triplice omicidio, con il successivo arresto del suo direttore, ristretto in carcere per un mese. Poi l'uccisione di diverse persone a vario titolo coinvolte, tra cui oltre il presunto mandante, il generale Adolphe Nshimirimana, le minacce a varie persone, potenziali testimoni dell'accaduto".

Nonostante l'uomo fosse già finito sotto la lente degli investigatori nel 2018, la sua posizione era stata inizialmente archiviata per carenza di prove.

Solo i nuovi approfondimenti, durati circa un anno, hanno permesso di incrociare le testimonianze e superare le barriere del terrore che proteggevano i responsabili.

Il procuratore d'Avino ha ribadito la matrice istituzionale del delitto, affermando che "il mandante viene sostanzialmente in maniera unanime indicato nel capo della polizia segreta burundese e alla polizia segreta burundese nazionale o locale apparterrebbero tutti coloro che, a vario titolo, hanno preso parte alla vicenda". Harushimana, ora trasferito nel carcere di Parma, dovrà rispondere di accuse pesantissime che cercano di restituire dignità e giustizia alla memoria delle tre religiose italiane.


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