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  • Roma - Sabato 12 Settembre 2026

Fumo passivo, l'impatto sulle donne: esposizione più alta e rischi maggiori per la salute

I dati del Global Burden of Disease mostrano che le donne pagano il prezzo più alto del fumo di seconda mano. Cresce il dibattito sui costi e sulle terapie per la disassuefazione.

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Non esiste equità quando si valutano i danni causati dal fumo: pur fumando statisticamente meno degli uomini, le donne risultano più colpite dagli effetti dell'esposizione al fumo passivo.

Secondo lo studio Global Burden of Disease 2023, pubblicato su The Lancet Public Health, le donne registrano un'esposizione al fumo di seconda mano in media 1,8 volte superiore rispetto alla popolazione maschile. Su un totale di 2,71 miliardi di persone esposte nel mondo, 1,49 miliardi sono donne (il 55%), con una mortalità correlata pari a 868 mila decessi femminili contro i 791 mila maschili.

Sulla gravità del fenomeno è intervenuto Claudio Leonardi, presidente della Società Italiana Patologie da Dipendenza e membro del board dell'Osservatorio Mohre: "L’esposizione al fumo di seconda mano non è riconosciuta come fattore di rischio della salute femminile. La perdita di salute delle donne è stata equiparata a quella data dal fumo attivo, o ad altri fattori di rischio come il consumo eccessivo di alcol o la scarsa attività fisica. È quindi importante che i fumatori assumano la responsabilità di tutela della propria e altrui salute".

Il fumo che raggiunge i non fumatori, combinando la combustione diretta priva di filtro e l'espirazione, contiene infatti una concentrazione più elevata di composti tossici e cancerogeni. Il fenomeno incide pesantemente sulla qualità della vita: gli anni di vita in buona salute persi per infezioni respiratorie nelle donne esposte sono cinque volte superiori rispetto a quelli causati dal fumo attivo, mentre per le patologie cardiovascolari il dato è di 1,4 volte superiore agli uomini.

Parallelamente, restano alti i costi economici per i fumatori: Leonardi sottolinea che il consumo di un pacchetto al giorno comporta una spesa annua di circa 2.080 euro, destinata a superare i 4.000 euro per chi fuma due pacchetti al giorno.

Sul fronte dei trattamenti per smettere di fumare, Valerio Cartoni, Direttore Generale di Laboratorio Farmaceutico CT, indica la necessità di sostenere le terapie di cessazione: "Mentre il marketing guarda alle donne come target di mercato, l’industria farmaceutica ha oggi a disposizione efficaci strumenti. L’autorizzazione di Aifa del farmaco a base di citisina in fascia A ha portato ad un aumento degli accessi nei Centri Anti Fumo del nostro Paese, ma la molecola è disponibile anche su prescrizione di medici di base e specialisti".

Nel frattempo prosegue il confronto sulle misure di contrasto: pur con l'adeguamento di molti Paesi alle direttive dell'OMS nei locali pubblici, il 70% della popolazione mondiale resta privo di tutele legislative nei contesti privati, mentre in Italia prosegue la campagna per introdurre un aumento di 5 euro su tutti i prodotti da fumo e da inalazione.

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