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- Roma - Mercoledì 24 Giugno 2026
Gianni Alemanno lascia Rebibbia dopo quasi 18 mesi: l'abbraccio dei sostenitori e la promessa di continuare la battaglia per le carceri
Gianni Alemanno esce da Rebibbia dopo 18 mesi di detenzione, accolto da sostenitori. Promette di continuare la battaglia per le carceri.
Dopo un anno, cinque mesi e ventiquattro giorni di carcere, Gianni Alemanno è tornato in libertà. L'ex sindaco di Roma ha lasciato nella mattinata di oggi il carcere di Rebibbia, dove era detenuto dal 31 dicembre 2024 in seguito alla revoca dell'affidamento in prova ai servizi sociali. All'esterno dell'istituto penitenziario ad attenderlo c'erano circa un centinaio di sostenitori che lo hanno accolto con applausi e cori scandendo il suo nome. Presenti anche numerosi giornalisti, fotografi, operatori televisivi e diversi rappresentanti della politica romana. Vestito con una camicia blu e pantaloni scuri, Alemanno ha varcato il cancello del carcere ponendo fine a una delle fasi più difficili della sua vita pubblica e personale.
L'accoglienza dei sostenitori
L'uscita dell'ex primo cittadino era attesa da giorni e nelle ore precedenti si era creato un clima di grande attenzione attorno all'evento. Tra le persone presenti vi erano amici, sostenitori e militanti che negli ultimi mesi avevano seguito con attenzione le vicende giudiziarie e detentive dell'ex sindaco. Non è passata inosservata nemmeno la presenza di esponenti politici vicini al movimento Futuro Nazionale, formazione guidata dal generale Roberto Vannacci, con il quale Alemanno ha intrapreso un percorso politico comune negli ultimi tempi.
Dall'inchiesta "Mondo di Mezzo" alla condanna definitiva
La vicenda giudiziaria che ha coinvolto Alemanno affonda le sue radici nell'inchiesta "Mondo di Mezzo", la maxi operazione che nel 2014 portò alla luce una rete di rapporti tra politica, imprenditoria e criminalità nella Capitale. Nelle prime fasi dell'indagine l'ex sindaco era stato accusato di concorso esterno in associazione mafiosa e corruzione. Nel corso degli anni il quadro accusatorio è però cambiato sensibilmente. L'accusa di associazione mafiosa è stata archiviata, mentre il percorso processuale ha portato a una revisione di alcune contestazioni iniziali fino ad arrivare alla condanna definitiva per traffico di influenze illecite e finanziamento illecito. Dopo vari gradi di giudizio e il passaggio in Cassazione, la pena è stata rideterminata in un anno e dieci mesi di reclusione.
L'affidamento ai servizi sociali e la revoca
In un primo momento Alemanno aveva ottenuto la possibilità di scontare la pena attraverso una misura alternativa alla detenzione. Era stato infatti affidato all'associazione So.Spe. – Solidarietà e Speranza, struttura presso la quale avrebbe dovuto svolgere attività socialmente utili. Tuttavia, secondo quanto stabilito dalla magistratura di sorveglianza, sarebbero emerse alcune violazioni delle prescrizioni imposte. Per questo motivo, alla fine del 2024, venne disposta la revoca dell'affidamento in prova e il successivo trasferimento nel carcere di Rebibbia, dove ha trascorso gli ultimi mesi della pena.
"Sono innocente"
Nei giorni precedenti alla scarcerazione Alemanno aveva affidato ai social una lunga riflessione sul periodo trascorso in carcere. L'ex sindaco ha ribadito la propria convinzione di essere innocente e ha contestato le decisioni che hanno portato alla sua detenzione. "È un'esperienza che non doveva mai cominciare", ha scritto, sostenendo che il reato per il quale è stato condannato sarebbe stato successivamente oggetto di modifiche legislative e criticando le decisioni che hanno portato alla revoca della misura alternativa. Parole che confermano come l'ex sindaco continui a considerare ingiusta la vicenda giudiziaria che lo ha coinvolto.
Il diario di Rebibbia
Durante la permanenza in carcere Alemanno ha mantenuto una presenza costante nel dibattito pubblico attraverso una sorta di "diario di cella" pubblicato periodicamente sui social. Nei suoi interventi ha raccontato la quotidianità della vita dietro le sbarre, soffermandosi in particolare sul problema del sovraffollamento carcerario e sulle difficoltà vissute dai detenuti e dal personale penitenziario. Un tema che, secondo quanto ha dichiarato lui stesso, continuerà a rappresentare una delle sue principali battaglie anche dopo il ritorno in libertà.
"Un pezzo del mio cuore resta in carcere"
Nel messaggio diffuso alla vigilia dell'uscita, Alemanno ha espresso sentimenti contrastanti. Da un lato la soddisfazione per la fine della detenzione, dall'altro il pensiero rivolto ai compagni di carcere e agli operatori che continuano a vivere quotidianamente le difficoltà del sistema penitenziario. "Uscendo dal carcere mi sembra quasi di lasciare una trincea", ha scritto. L'ex sindaco ha inoltre affermato che una parte di sé resterà idealmente all'interno degli istituti di pena italiani, che considera luoghi nei quali si misura la capacità dello Stato di garantire dignità e giustizia.
Il sostegno di Vannacci e di Futuro Nazionale
Tra coloro che hanno manifestato pubblicamente vicinanza ad Alemanno c'è Roberto Vannacci. Il leader di Futuro Nazionale aveva annunciato nei giorni scorsi il proprio rientro da Bruxelles proprio per essere presente in una giornata ritenuta significativa per l'ex sindaco. Secondo Vannacci, il ritorno in libertà di Alemanno rappresenta non solo un fatto personale ma anche un momento importante per la comunità politica che oggi li vede impegnati nello stesso progetto. Il generale ha sottolineato come chi ha espiato la propria pena debba poter tornare pienamente alla vita sociale e politica senza essere escluso o emarginato.
Quale futuro per l'ex sindaco
Con la fine della detenzione si apre ora una nuova fase nella vita di Gianni Alemanno. Resta da capire quale sarà il ruolo che intenderà assumere nei prossimi mesi, sia all'interno di Futuro Nazionale sia nel più ampio panorama politico della destra italiana. Le sue dichiarazioni fanno comunque intuire la volontà di mantenere un profilo pubblico attivo, continuando a intervenire su temi come la giustizia, il sistema penitenziario e le questioni sociali. Dopo quasi diciotto mesi trascorsi dietro le sbarre, l'ex sindaco torna dunque alla libertà e alla politica, mentre resta sullo sfondo una vicenda giudiziaria che ha segnato profondamente la sua carriera e la sua immagine pubblica.
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