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“Interista social club”, Viaggio al termine delle nostri notti insonni nell’anno dello scudetto, 156 pagine edito da Mondadori, è l’ultimo libro del giornalista calabrese Tommaso Labate, “firma eccellente” del Corriere della Sera, e seguitissimo conduttore radiofonico su Radio Due.
“Interista social club”, Viaggio al termine delle nostri notti insonni nell’anno dello scudetto, 156 pagine edito da Mondadori, è l’ultimo libro del giornalista calabrese Tommaso Labate, “firma eccellente” del Corriere della Sera, e seguitissimo conduttore radiofonico su Radio Due.
“Il tifo calcistico è qualcosa di più di una storia d’amore o di una fede religiosa, è una condizione dell’essere. Si è di una squadra fin da bambini e la si ama seguendo dinamiche personalissime, fatte di consuetudini e liturgie ben precise, che rispondono a una grammatica che il non tifoso non può che ignorare”.
Classe 1976, sagittario, e come tale geniale, generoso, esplosivo, leale, estroverso, brillante, guascone, amico per la pelle, disponibile e disinteressato, a volte anche credulone e innocente, Tommaso Labate è tutto questo e altro insieme nella sua dimensione strettamente personale e privata. La sua dimensione pubblica invece è quella del grande cronista, grande notista politico e soprattutto firma di primo piano del Corriere della Sera, alle prese oggi con il lancio del suo nuovo libro che è una sfacciatissima dichiarazione d’amore alla sua squadra del cuore, e che è appunto l’Inter.
Tommaso Labate prende le mosse dalla recente vittoria dello scudetto del 2021 da parte della sua Inter per accompagnare il lettore alla scoperta di questa grammatica, attraverso un vero e proprio viaggio in quello che lui chiama l’interismo. Quasi una religione di vita, un vangelo tutto suo, una fede incrollabile e insormontabile, ma ancora di più una riflessione in cui sport e costume, analisi e narrazione si intrecciano fino a toccare la società, la cultura e la politica del Paese nel suo complesso.
Un lungo viaggio- lo chiama lui- al termine di notti insonni in cui, sullo sfondo dei ricordi, si stagliano avvenimenti felici, come la conquista dello scudetto del 2008, o delusioni laceranti, come il titolo perso all’ultima giornata il 5 maggio 2002, fatidica data dalla quale Labate trae spunto per imbastire uno dei capisaldi della sua personale analisi dell’indole interista.
“Se è vero, infatti -spiega nel suo libro Tommaso Labate- che c’è una piccola percentuale di pessimismo dentro ognuno di noi, nel tifoso di calcio – e in particolar modo in quello dell’Inter – questa percentuale è più alta. Si tratta di una sorta di «ottavo vizio capitale» che fin dalla nascita lo accompagna, latente e silenzioso ma sempre presente, nell’altalena di emozioni in cui la passione per il calcio e le questioni della vita si intrecciano, spesso sfumando i propri contorni fino a diventare una cosa sola”.
Una girandola di gioie e delusioni in cui si alternano “diverse gradazioni di paradiso” e veri e propri “gironi infernali”.
Fra i vari personaggi che popolano queste pagine ce n’è uno che aleggia come un fantasma da esorcizzare, quel José Mourinho il cui nome, grazie alla conquista del Triplete, è destinato a restare impresso per sempre nella storia dell’Inter.
“Ed è stato proprio un ex juventino, Antonio Conte- chiosa Tommaso Labate- a «liberare» gli interisti da un’eredità tanto pesante in una sera di ottobre del 2019, quando i nerazzurri, pur giocando un calcio spettacolare, persero con il Barcellona in una partita della fase a gironi della Champions League. Fu una sconfitta ingiusta, che lasciò un segno indelebile nel cuore dei tifosi, ma segnò l’inizio di un nuovo percorso. Perché il calcio è come la vita. E la sconfitta, più della vittoria, in alcuni casi è la chiave dell’eternità”.
Veniamo all’autore che si racconta più o meno così e in terza persona: “Dal1997, tolti otto indimenticabili mesi di Erasmus a Salamanca, vive a Roma. Da molti anni va in giro soprattutto con una Vespa. Tifoso dell’Inter, invece, lo è da sempre. Dall’epoca in cui, appena due anni, non faceva un passo senza il mangiadischi. Fuma Gauloises rigorosamente rosse. Che accende con accendini rigorosamente gialli”.
La sua biografia ufficiale ci dice invece che è calabrese, figlio di Beatrice e Giorgio, tutti e due architetti, primo di tre fratelli, cresce a Marina di Gioiosa Ionica dove vive fino al 1997, anno in cui si diploma al Liceo Classico Ivo Oliveti di Locri. Della sua infanzia in Calabria usa toni tenerissimi nella prefazione scritta per “Nero di Seppia” un libro di Gregorio Corigliano: “Ho ripensato alle estati che duravano quattro mesi (oggi, sì e no, riesci a mettere insieme due settimane), alla bottiglietta da 25 centilitri della Birra Dreher (che chiamavamo “Dregher”) e alla condensa che le si formava attorno quando nonna la toglieva dal frigorifero, all’insalata di pomodori. Ma soprattutto a tutto quello che c’era attorno, la nostalgia del tempo andato, la nostra vita “.
Dopo la maturità classica si trasferisce a Roma, dove si iscrive alla facoltà di Scienze Politiche della LUISS. Laurea con lode nel 2002, con una tesi sul Caso Moro. Ha cominciato- lo racconta lui in questo modo- a fare il giornalista a 22 anni, senza passare da una scuola di giornalismo. E ne fa un vanto. Nel 2004 inizia con uno stage a Il Riformista, diretto da Antonio Polito. Qualche mese dopo viene assunto. Rimarrà al quotidiano arancione fino al 2012, raccontando i principali eventi della politica nazionale e non solo. Nel frattempo collabora con Vanity Fair , l'Unità e Reset. Dal 2012, salvo una breve parentesi al quotidiano Pubblico giornale, lavora per il Corriere della Sera. È a lui che, nell'estate del 2012, Matteo Renzi svela la sua scelta di candidarsi alla guida del centrosinistra alle primarie di fine anno. Un mese dopo anticipa il progetto politico che ha come obiettivo la rielezione di Giorgio Napolitano alla presidenza della Repubblica. Il capo dello Stato smentisce con un comunicato ufficiale. Ma qualche mese avviene la prima e storica riconferma di un presidente della Repubblica italiano nel suo incarico. E Beppe Grillo, in una conferenza stampa e sul suo blog, attaccherà Napolitano usando proprio la lettera di smentita all'articolo di Labate di qualche mese prima. Amatissimo dal grande pubblico della TV, Tommaso Labate è quotidianamente ospite di talk show televisivi come opinionista per altro seguitissimo dal suo pubblico. Naturalmente ha partecipato, in qualità di commentatore e tifoso dell'Inter, a numerosissime puntate del programma di Mediaset Tiki Taka - Il calcio è il nostro gioco. Dal 3 agosto al 5 settembre 2015 è alla conduzione del programma di approfondimento quotidiano In onda, insieme a David Parenzo[. Dal 4 novembre 2015 conduce #CorriereLive, nuovo appuntamento di informazione settimanale in diretta streaming sul sito del Corriere della Sera. Da gennaio 2016 torna in tv su LA7 con il programma Fuori Onda, in onda tutte le domeniche alle 20.30, sempre insieme a David Parenzo. Il 2 ottobre 2018 è uscito il suo primo libro, I Rassegnati. L'irresistibile inerzia dei quarantenni, pubblicato dalla Rizzoli. Il libro arriva alla seconda edizione in meno di un mese. Oggi, assieme a Massimo Cervelli, conduce Non è un paese per giovani su Rai Radio 2.
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