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Dall'anniversario del 10 marzo 1946 al record di occupazione rosa: la premier rivendica la propria storia e apre alle opposizioni sulla lotta ai femminicidi. "Non potrei essere qui senza il coraggio di chi ci ha preceduto".
Dall'anniversario del 10 marzo 1946 al record di occupazione rosa: la premier rivendica la propria storia e apre alle opposizioni sulla lotta ai femminicidi. "Non potrei essere qui senza il coraggio di chi ci ha preceduto".
“Celebriamo uno dei momenti fondativi dell’Italia di oggi e di quello che siamo come nazione, gli 80 anni del primo voto alle donne. Lo facciamo nell’anniversario del 10 marzo del 1946 con le prime elezioni amministrative con il suffragio universale, allora 6 donne hanno potuto indossare la fascia tricolore. Un viaggio che in fondo non si è ancora concluso e che è stato scandito da altre tappe successive”.
Con queste parole il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha aperto le celebrazioni per l’ottantesimo anniversario del diritto di voto femminile, sottolineando come quel passaggio storico abbia forgiato l'identità repubblicana.
Nel corso dell'evento "1946-2026 Voto alle donne", la premier ha voluto sottolineare il legame diretto tra le pioniere del suffragio e la sua attuale posizione a Palazzo Chigi: “Quel voto del 1946 ha dato alla Repubblica un carattere democratico indelebile avviando un percorso ancora in atto verso la piena parità. La democrazia era nata ed era nata nel segno delle donne. Ottant’anni anni possono sembrare pochi, ma sono 80 anni che hanno forgiato il nostro popolo, che hanno permesso alle donne di affermarsi e dimostrare ciò di cui sono capaci. Un cammino lastricato dai sacrifici, dal coraggio, dal talento di molte donne e che ha consentito anche a me di arrivare a ricoprire questo incarico, ad essere la prima donna a capo del governo. Io non potrei essere dove sono se non fosse grazie a tutte le donne che prima di noi non hanno avuto paura di dimostrare il loro valore”.
Meloni ha poi spostato il focus sulla visione politica e sulle sfide concrete per le lavoratrici, rivendicando i risultati ottenuti in termini di occupazione: “Non esistono politiche femminili ma una visione femminile della politica, nessuno mi convincerà che esistono delle tematiche di competenza delle donne e altre degli uomini. Qualsiasi tematica ha bisogno di una sensibilità composita. È necessario che ci siano servizi che consentono alle donne di competere ad armi pari, di dover scegliere tra un figlio e la professione, di guadagnare meno e di non fare carriera solo perché donne. Sono fiera del record storico di occupazione femminile raggiunto dopo anni in cui la percentuale di donne occupate sembrava inamovibile, non lo è”.
Un passaggio significativo è stato dedicato alla crisi internazionale e al sacrificio delle attiviste in Medioriente: “In questi giorni nei quali viviamo una nuova e pericolosa crisi internazionale, il nostro pensiero non può che andare alle donne iraniane che con un coraggio sorprendente sfidano il carcere e la tortura per rivendicare la loro libertà. Provo nei loro confronti una infinita ammirazione e una profonda gratitudine, ci ricordano quanto preziose sono le conquiste che noi siamo riusciti ad ottenere anche quando le diamo per scontate”.
Infine, sulla piaga dei femminicidi, la premier ha lanciato un appello all'unità nazionale, ringraziando esplicitamente le minoranze parlamentari: “Stiamo facendo una lotta tenace contro il fenomeno odioso della violenza contro le donne che ancora oggi fa vivere le donne in un clima di ansia e angoscia e che produce un numero intollerabile di feminicidi. Ma non possiamo accontentarci del piccolo calo registrato nell’anno concluso, è una battaglia che non abbiamo ancora vinto ma che stiamo conducendo insieme.
Su questo voglio ringraziare le forze di opposizione perché il contributo portato in questi anni è stato fondamentale. Ci sono temi di civiltà sui quali non ha senso dividersi, la politica sta dimostrando di avere qualcosa che le sta più a cuore del proprio interesse personale che è l’interesse generale su una materia troppo importante perché ci si possa dividere”.
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