Governo Draghi, salvarlo vuol dire salvare il Paese

A quanto pare il Mario Draghi di questi ultimi giorni non va bene ai partiti, che lo guardano con diffidenza e con sospetto, Draghi- spiega in questa analisi lo scrittore Mimmo Nunnari- è l’unica certezza che ha oggi il Paese.

(Prima Notizia 24)
Lunedì 21 Febbraio 2022
Roma - 21 feb 2022 (Prima Notizia 24)

A quanto pare il Mario Draghi di questi ultimi giorni non va bene ai partiti, che lo guardano con diffidenza e con sospetto, Draghi- spiega in questa analisi lo scrittore Mimmo Nunnari- è l’unica certezza che ha oggi il Paese.

Draghi i parlamentari ma soprattutto i leader dei partiti li ha strigliati ben bene e qualcuno dice che doveva essere più cauto perché il Parlamento è sovrano; e questo è giusto, se fossimo in un Paese dove la Costituzione è il faro e non un ombrello per ripararsi solo quando conviene o quando è in vista la tempesta. Come conviene questo Governo di Grande Coalizione nato da una crisi confusa quando partiti e Parlamento erano alla canna del gas, boccheggianti per insipienza, pressappochismo, incoscienza e soprattutto terrore dei sondaggi elettorali.

Si dice che Draghi, chiamato da Mattarella a domare l’incendio, come in America chiamavano l’uomo che spegneva i pozzi che gli altri non riuscivano a spegnere, non è un parlamentare, cioè un eletto dal popolo; e anche questo è vero. Detto però da tanti costituzionalisti della domenica (giornalisti, politici, opinionisti dei social) però fa specie più che scandalizzare. Draghi non è certo il primo e non sarà neppure l’ultimo presidente del Consiglio eletto senza essere parlamentare. Anche il suo predecessore Giuseppe Conte non era e non è parlamentare e non aveva neppure il curriculum e il prestigio internazionale di Draghi. “Giuseppi”, come lo chiamava l’americano Trump, è arrivato al Governo da perfetto sconosciuto - con un curriculum che più avanti si è rivelato pure un tantino difettoso - scelto da un ex dj e poi parlamentare 5 Stelle di nome Alfonso Bonafede che lo aveva conosciuto all’Università di Firenze.

Il problema vero davanti a cui ci troviamo, mentre molti si affannano a interpretare lo spirito del tempo, non è dunque una preoccupazione di tipo costituzionale ma piuttosto la conseguenza di una “rivoluzione anestetizzante” - frutto dell’attuale legge elettorale -  che si è compiuta sotto i nostri occhi e non ce ne siamo accorti o comunque ce ne siamo accorti ma siamo stati impotenti, come elettori chiamati ad eleggere i parlamentari con liste bloccate, come un tempo in Unione Sovietica all’epoca del compagno Leonid Il'ič Brežnev.

Per gli elettori il massimo della libertà era votare o no votare. Scegliere non si poteva e ancora non si può se non cambiala legge elettorale. A causa di questo sistema elettorale ancora vigente la “mediocrazia” ci ha travolti ed è entrato in Parlamento un esercito di mediocri che ricorda gli alieni del film di Don Siegel “L’invasione degli ultracorpi”.  La mediocrazia si è imposta e i mediocri - con i partiti non più esistenti - hanno preso il potere provocando un’epidemia di ignoranza che si è diffusa come un virus e che mina le basi della democrazia. Le critiche a Draghi, perciò, non rappresentano una semplice visione differente sulle cose da fare, o una diversa e competente opinione da opporre, ma sono solo tattiche di natura elettorale che ipocritamente rappresentano un rifiuto della competenza e l’affermazione - che purtroppo trova tanto consenso - che l’uno vale l’altro.

Bisogna partire da questo ragionamento prima di criticare Draghi chiamato da Mattarella perché in fondo lui non è altro che l’Harvey Keitel di Pulp fiction quando dice: "Sono il signor Wolf e risolvo problemi". 

Se il signor Wolf di Città della Pieve però si stanca a manda tutti a quel paese, l’altro, il Paese nostro, finirà male, e se si andrà a votare ancora con questa legge elettorale dovremo rassegnarci al trionfo degli apedeuti come venivano chiamati nella Francia dell’Illuminismo coloro che non inclini allo studio congiuravano a screditare le competenze e il sapere così facendosi un merito dell’ignoranza. Questo è, ma auguriamoci che la “convenienza” a restare in Parlamento preservi il Governo e anche l’opportunità irrepetibile del PNRR.


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