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Blitz USA in Venezuela tra bombe e arresti: violato il diritto internazionale per il petrolio, mentre l’Europa — esclusa dalle “aree di influenza” — rischia il Far West delle superpotenze senza una Federazione.
Blitz USA in Venezuela tra bombe e arresti: violato il diritto internazionale per il petrolio, mentre l’Europa — esclusa dalle “aree di influenza” — rischia il Far West delle superpotenze senza una Federazione.
Questa improvvisa aggressione nessuno se l’aspettava, con bombardamenti e arresti, e soprattutto con la totale violazione delle norme del diritto internazionale che, all’art. 2, vietano ogni possibile aggressione a Stati sovrani. Insomma Trump ha violato con il Venezuela, così come Putin con l’Ucraina, le regole fondamentali del rispetto dell’indipendenza degli Stati e per questo l’ONU è da anni bloccata e del tutto inutile.
Il progetto delle “aree di influenza”, e cioè la visione ottocentesca di Trump, che ci arretra di 2 secoli, è la garanzia per ogni superpotenza di avere un intero continente su cui decidere di fare quello che vuole, il che è un disegno mostruoso, perché punta esattamente all’obiettivo di dominare il mondo con il vecchio sistema della colonizzazione.
E la sicurezza non ci sarà per nessuno, men che meno per l’Europa, almeno fino a quando i premier europei capiranno l’importanza di dare vita alla Federazione degli Stati d’Europa, come confermato dal fatto che Trump che ha escluso il continente europeo dalle sue “aree di influenza”, consegnandolo in pacco regalo a Putin.
Pertanto Trump ha iniziato l’operazione nel “cortile di casa”, e cioè nell’intero continente americano, dal Canada all’Argentina, ma con un pizzico di furbizia che consiste nel fatto che non si fanno guerre se non c’è un bottino conveniente.
Ed ecco perché ha aggredito il Venezuela, senza dirlo neanche al Congresso, unico organo che può autorizzare aggressioni e bombardamenti, e, senza presentare una dichiarazione di guerra al Venezuela, dunque nella totale assenza di trasparenza in quanto l’operazione era illegale, ha fatto catturare il Presidente Maduro e lo ha fatto portare in un carcere USA, con un arresto che somiglia piuttosto a un vero e proprio sequestro di persona.
Una cosa che, fino alla aggressione dell’Ucraina, sarebbe stata impensabile e che avrebbe suscitato la reazione di qualsiasi cittadino democratico, anche americano.
Trump dichiara che l’aggressione del Venezuela è stata una difesa dell’interesse nazionale e per contrastare il narco-terrorismo, ma dove sarebbe il terrorismo? Con la cocaina? E cioè una droga distribuita purtroppo in tutto il mondo, ma senza mai qualcuno che ne avesse rilevato un intreccio terroristico?
Ma perché c’era il bisogno di accusare Maduro di narcoterrorismo, oltre che di altri reati, che non sono idonei a mettere a rischio la sicurezza degli USA?
La verità è che l’unico vero obiettivo era l’eliminazione del Presidente Maduro per avere in mano il potere sul Venezuela, e prendere possesso del petrolio, che ovviamente doveva restare sotto copertura fino al raggiungimento degli obiettivi.
Personalmente non ho mai avuto simpatie per il Presidente Maduro e, avendo diversi amici in Venezuela, ho sempre seguito la politica di questo Stato ricchissimo, ma così male amministrato, e soprattutto così dittatoriale, da togliere ogni diritto ai cittadini non aderenti alla sua fazione. Ma non condivido la gioia di chi pensa che comunque, con l’aggressione illegittima di Trump, e sulla base di capi di imputazione discutibili, che comunque si dovevano gestire nei termini di legge, si è potuto fare cadere un dittatore come Maduro. Perché questo è del tutto sbagliato in quanto, pur essendo una persona orribile, (per quanto ce sono di ben peggiori), accantonare le leggi che garantiscono i popoli per fare giustizia è un errore folle, perché con questo metodo la Terra ha avuto un esempio terribile, che rischia di trasformarla in un immenso Far West, perché l’uso della forza sta sgretolando l’idea di un diritto internazionale. In questo modo ogni Superpotenza potrà rivendicare di essere legittimata ad arrestare chiunque, ricorrendo ad accuse pretestuose basate sulla parola di personaggi conosciuti come bugiardi seriali. Così si torna ai tempi del Re Sole, con il Terzo Stato gestito come lo faceva il Marchese del Grillo, e cioè senza diritti e senza giustizia. Ed è esattamente questo che va contestato, perché le regole vanno sempre rispettate, specie sulla vicenda del Venezuela, dove il vero problema è sempre stato quello del petrolio, che consente agli USA di diventare il Paese più ricco del mondo, con un 20 per cento del petrolio mondiale, raggiungendo ben 358,47 miliardi di barili, grazie all’oro nero venezuelano che incrementerà i 55,25 miliardi di barili della riserva americana.
E senza contare l’azzardo di un’aggressione di uno Stato alleato con Russia e Cina, che potrebbe portare a gravissime conseguenze, fino a quella di una guerra mondiale, anche perché Cina e Russia sono alla seconda mortificazione dopo il bombardamento agli impianti nucleari dell’Iran dello scorso giugno, e il caso Venezuela rischia anche di rompere gli equilibri mondiali del petrolio, anche per i doveri di difendere i propri alleati. Ed in ultimo, tornando a quanti hanno gioito per la caduta di Maduro, costoro non hanno molto da ridere, perché Trump non vuole e non può mandare soldati in Venezuela perché a partire dai Maga manifesterebbero la loro feroce contrarietà, e quindi ha deciso di governare da remoto con gli uomini e la struttura di Maduro, e quindi non ci sarà alcuna democrazia e tanto meno cambiamento di regime, a conferma che il vero interesse era solo e soltanto il petrolio. Ma l’aspetto sicuramente più grave è quello dei comportamenti dei premier europei, e dei loro balbettamenti dovuti alla cautela sulla gravissima violazione del diritto internazionale in merito all’aggressione del Venezuela e del suo Presidente, che hanno fatto a gara nel pronunciare giudizi di fatto privi delle doverose contestazioni, dimostrando ancora una volta l’irrilevanza del loro ruolo e una certa codardia, piuttosto che reagire sull’assoluta intoccabilità del diritto internazionale e chiedere che aggressioni del genere devono essere bandite per sempre.
Ma è la scelta della Meloni a lasciare esterrefatti, essendo l’unica premier a dare per scontata la legittimità dell’intervento USA, perché: “il Governo italiano considera al contempo legittimo un intervento di natura difensiva contro attacchi ibridi alla propria sicurezza, come nel caso di entità statuali che alimentano e favoriscono il narcotraffico”. Ma Meloni, così facendo, ha definitivamente buttato nella spazzatura il suo appassionato sovranismo, perché introduce giustificazioni alle aggressioni di Stati sovrani e non prova nessuna preoccupazione delle conseguenze di una azione che di fatto provoca l’avvio del Far West, a partire dall’Ucraina e da Taiwan, che potrebbero fare la stessa fine del Venezuela e, a ruota, anche altri Stati potrebbero subire lo stesso trattamento da parte delle superpotenze. Un altro formidabile trionfo della Meloni nella difesa dell’interesse nazionale per l’Italia e per tutti i Paesi del mondo, che non hanno lo status di superpotenza. E, per quanto riguarda la Groenlandia, Meloni e il suo partito danno una magnifica soluzione essendo ormai al servizio permanente effettivo dei desiderata di Trump, teorizzando ingiustificabili e patetiche ipotesi di lavoro alquanto farlocche, come quella inventata dall’on. Fidanza che dichiara: “sosteniamo la sovranità danese come membro della UE e della Nato, ma è giusto rafforzare la presenza occidentale (l’Europa non c’è più nell’occidente dal documento sulla strategia di Trump) nell’artico per contenere russi e cinesi”.
E, quindi, diamo la Groenlandia all’America! Uno scienziato.
Perché il vero problema è che l’Europa non ha più alcuna funzione nell’attuale assetto mondiale, ma troverebbe una soluzione diversa se gli Stati Europei, eventualmente un primo nucleo iniziale se non fosse possibile coinvolgerli tutti, decidesse di dare vita alla Federazione degli Stati d’Europa, creando le condizioni del ritorno del vecchio continente al ruolo che gli compete nel mondo di salvaguardia dell’indipendenza europea, della libertà, della democrazia, del nostro sistema di vita e dei nostri valori.
On. Nicola Bono
Presidente di Europa Nazione
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