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  • Genova - Venerdì 5 Giugno 2026

I Giovani di Confindustria sferzano i partiti: "Stop Irpef under 35 per cinque anni con 1000 euro in più al mese"

La presidente Anghileri ha esortato i partiti politici a impegnarsi per attuare riforme necessarie alla crescita, avvertendo del rischio di una frattura generazionale in assenza di mobilità sociale.

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I vertici dei Giovani Imprenditori di Confindustria scuotono il dibattito sui salari e sulla pressione fiscale, mettendo sul tavolo del confronto politico una riforma drastica per trattenere le migliori competenze all'interno dei confini nazionali.

Nel corso del tradizionale convegno economico di Rapallo, la presidente del movimento giovanile, Maria Anghileri, ha espresso una forte critica verso l'assetto tributario che grava sul sistema produttivo della penisola, bollando come “una miniera da cui estrarre l'80% del gettito fiscale è ingiustificabile” il peso complessivo sostenuto da aziende e dipendenti.

L'imprenditrice ha toccato anche il tema delle retribuzioni troppo basse per le nuove leve, evidenziando le mancanze della pubblica amministrazione e precisando che “lo Stato, per primo, non paga a sufficienza i suoi lavoratori”.

Da queste premesse, Anghileri ha lanciato una sfida aperta ai segretari di tutte le formazioni politiche: “ora ci serve trovare chi abbia il coraggio di attuarla”. La ricetta presentata dalla platea degli industriali under 40 punta ad azzerare le trattenute fiscali per chi fa il proprio ingresso sul mercato del lavoro, garantendo un immediato shock positivo sul potere d'acquisto dei lavoratori più giovani. I dettagli operativi del piano prevedono un intervento mirato per le fasce anagrafiche inferiori ai trentacinque anni e con retribuzioni fino a una soglia massima di 50mila euro annuali: “È una proposta concreta: fino a mille euro in più al mese nel primo anno di lavoro per un under 35. Mille euro che cambiano la vita. Il meccanismo è un'esenzione Irpef decrescente su cinque anni, fino a 50mila euro di reddito: dal 100% nel primo anno al 20% nel quinto”.

Un'architettura che consentirebbe alle aziende di offrire una remunerazione netta di alto profilo senza appesantire il costo del lavoro lordo per le imprese. Secondo la presidente dei Giovani Imprenditori, i partiti politici devono abituarsi a presentare bilanci trasparenti sui risultati dei loro programmi, applicando le stesse metriche di valutazione vigenti all'interno dei consigli di amministrazione societari, dove i manager sono tenuti a dimostrare “di aver investito bene i loro soldi” nei confronti degli azionisti.

Dal palco ligure, Anghileri ha rivolto un appello pressante alle istituzioni romane, sollecitando risposte programmatiche chiare prima dell'apertura dei seggi: “Ci serve un impegno concreto da tutte le forze politiche per cui sta iniziando una lunga campagna elettorale: fare le riforme che servono per far ripartire la crescita in Italia”, spiegando che l'unica strada percorribile sia quella di scommettere con decisione “sulle forze del Paese: i giovani, le donne, le imprese”.

L'intervento si è infine concluso con un severo monito sullo stato di salute sociale della nazione. Pur tributando un esplicito attestato di stima ai ministeri romani per la gestione virtuosa delle finanze, definita come una “prudenza sui conti pubblici del Governo, che riconosciamo pienamente”, Anghileri ha dipinto un quadro a tinte fosche sulle prospettive di sviluppo future dei ragazzi italiani. Il rischio concreto è quello di una frattura generazionale profonda generata dall'assenza di mobilità sociale e di crescita macroeconomica: “Credo che sia chiaro, ormai, che il Paese non va. Che i giovani sono arrabbiati. Sono bloccati. Siamo il Paese più indebitato d'Europa nonostante la prudenza sui conti pubblici del Governo, che riconosciamo pienamente. Non va perché non cresciamo”.

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