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  • Roma - Martedì 9 Giugno 2026

Inchiesta Ponte sullo Stretto, attacco del Pd: "Situazione grave, il governo venga in aula a riferire"

I capigruppo dem Francesco Boccia e Chiara Braga chiedono il blocco immediato dell'avvio dei cantieri alla luce dell'indagine per corruzione della Procura di Roma. Nel mirino dell'opposizione le presunte pressioni sui magistrati contabili per accelerare l'infrastruttura da 14 miliardi di euro. L'appello a Giorgia Meloni: "Massima trasparenza verso i cittadini".

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La bufera giudiziaria che sta interessando i passaggi amministrativi e decisionali legati alla realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina accende lo scontro frontale in Parlamento.

Il Partito Democratico, attraverso i propri capigruppo al Senato e alla Camera, Francesco Boccia e Chiara Braga, ha formulato una richiesta perentoria all'esecutivo, intimando di “fermare subito” le procedure di avvio dei cantieri per il Ponte sullo Stretto di Messina e pretendendo che i ministri competenti si presentino “con urgenza in aula” per riferire su una gestione definita “opaca”, emersa a seguito della “grave inchiesta” per corruzione coordinata dalla Procura della Repubblica di Roma.

A sollevare i dubbi più pesanti sulla regolarità dell'iter normativo è il presidente dei senatori dem, Francesco Boccia, il quale intravede nell'azione dei magistrati la conferma delle criticità da sempre sollevate dalle minoranze: “Siamo di fronte ad una inchiesta della magistratura per corruzione. Vedremo come andrà l’indagine della Procura di Roma. Ma è del tutto evidente che intorno alla vicenda del Ponte sullo Stretto si addensano nuvole e c’è un alone di forzature del governo che spesso si traducono in opacità. Fare chiarezza diventa sempre più urgente. Dietro l’ennesima bandiera di propaganda di questo governo proliferano situazioni equivoche su cui bisogna assolutamente far luce”.

Boccia ha poi censurato le modalità di esame dei provvedimenti all'interno delle commissioni e delle assemblee legislative, denunciando un contestuale scippo di capitali ai danni del Mezzogiorno: “Per accelerare i tempi dell’opera, nel frattempo, così come abbiamo sempre denunciato, in Parlamento sono state calpestate regole e trasparenza. Oltre ad aver sottratto, senza alcun confronto, risorse economiche a Calabria e Sicilia. E’ il caso che il governo fermi i lavori per questa opera e venga al più presto in aula a riferire su quanto sta accadendo, perché la situazione sta diventando insostenibile”.

Sulla stessa linea di fermezza si attestano le considerazioni espresse dalla controparte alla Camera, Chiara Braga, che ha analizzato l'inconsistenza strutturale dell'intero dossier alla luce delle ultime indiscrezioni giornalistiche e giudiziarie: “Dal progetto all’inchiesta il ponte sullo Stretto non regge da nessuna parte. Se le notizie emerse dall’inchiesta fossero confermate, saremmo di fronte a fatti di una gravità inaudita: presunte pressioni sulla Corte dei Conti per favorire il via libera. Serve la massima trasparenza”.

L'esponente dem ha quindi chiamato in causa direttamente il vertice di Palazzo Chigi, chiedendo di verificare la regolarità delle procedure adottate dal Ministero delle Infrastrutture: “Poichè è un progetto che sta a cuore al vice premier Salvini è la stessa Meloni che dovrebbe chiarire se esiste un sistema costruito per aggirare controlli e regole. Parliamo di un’opera da 14 miliardi di euro interamente a carico dei contribuenti, mentre sanità, scuola e trasporti locali continuano a essere sottofinanziati. I cittadini meritano risposte, trasparenza e investimenti nelle vere priorità del Paese, non una corsa a qualsiasi costo verso un’opera che continua a sollevare dubbi, interrogativi e ora anche inchieste”.

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