
- Prima Notizia 24
- Roma - Giovedì 16 Luglio 2026
Infarto: studio italiano scopre forte legame con le microplastiche
Per i fumatori il rischio di contaminazione ematica sale di 6 volte.
Non c'è ancora la prova scientifica di un nesso di causalità diretta, ma un nuovo studio italiano rivela una fortissima associazione tra la presenza di microplastiche nel sangue e l'insorgenza dell'infarto.
La ricerca, pubblicata sulla prestigiosa rivista scientifica European Heart Journal, evidenzia come nei pazienti colpiti da un attacco cardiaco acuto la probabilità di rinvenire queste microscopiche particelle nel flusso sanguigno sia più che doppia rispetto a chi ha le coronarie sane o è affetto da patologie cardiache croniche.
"Le micro e nanoplastiche sono minuscole particelle di plastica che si trovano praticamente ovunque nell'ambiente, compresa l'aria che respiriamo, l'acqua che beviamo e molti alimenti che consumiamo", spiega il primo firmatario dello studio, Pasquale Paolisso dell'Azienda ospedaliero-universitaria Sant'Andrea di Roma. "Negli ultimi anni, gli scienziati hanno iniziato a rilevare queste particelle nei tessuti e negli organi umani, sollevando preoccupazioni circa i loro potenziali effetti sulla salute".
L'indagine, condotta in sinergia dai ricercatori della Sapienza Università di Roma, dell'Università di Verona e dell'Università della Campania "Luigi Vanvitelli" di Napoli, ha preso in esame un campione di 61 persone sottoposte a coronarografia per sospetto infarto.
Gli esami hanno rivelato che l'84,2% dei 19 pazienti a cui è stato effettivamente diagnosticato l'attacco cardiaco presentava microplastiche nel sangue delle arterie coronariche o dei vasi periferici, identificando nel polietilene – materiale ampiamente impiegato negli imballaggi di consumo – la tipologia di plastica più diffusa.
I risultati dello studio accendono i riflettori anche su altri fattori di rischio ambientale e comportamentale, con particolare riferimento all'inquinamento atmosferico e al fumo. Nei fumatori, nello specifico, la probabilità di riscontrare microplastiche nel sangue si è rivelata ben sei volte superiore rispetto ai non fumatori.
"Il fumo potrebbe facilitare l'ingresso di micro e nanoplastiche nel flusso sanguigno attraverso i polmoni, e l'inquinamento atmosferico potrebbe agire in modo analogo", sottolinea Emanuele Barbato, ordinario alla Sapienza Università di Roma e direttore dell'Unità di Cardiologia del Sant'Andrea. "Questi risultati non dimostrano che le microplastiche causino attacchi cardiaci, ma rivelano una forte associazione tra esposizione ambientale, microplastiche nel sangue e malattie cardiovascolari", conclude Barbato.
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