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  • Roma - Martedì 23 Giugno 2026

Inps: nel 2024 emigrati 141 mila italiani, mai così tanti in 10 anni. Spesa pensionistica a 325 mld

Il progressivo inasprimento dei requisiti di flessibilità abbatte l'accesso a strumenti come Quota 103 e Opzione Donna, innalzando l'età del ritiro dal lavoro e confermando un marcato divario economico tra i generi.

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L'ultimo bilancio consuntivo dell'Inps offre una fotografia nitida delle dinamiche demografiche e previdenziali del Paese, mettendo in luce sia la persistente emorragia di residenti verso l'estero sia l'impatto economico delle riforme legislative.

I dati sul fronte migratorio documentano una fuga oltreconfine che non si registrava da un decennio. "Nel 2024 sono emigrate dall'Italia 141.056 persone, il valore più alto degli ultimi 10 anni". Questo scenario si inserisce in un quadro in cui gli ingressi di cittadini stranieri (pari a oltre 247mila unità) non bastano a compensare il forte calo delle nascite, lasciando il saldo della popolazione totale ampiamente sotto lo zero di oltre 176mila individui.

Sul versante della previdenza, i costi per lo Stato continuano a salire a causa del tasso d'inflazione e del conseguente adeguamento degli assegni mensili. La spesa complessiva è salita a 325 miliardi di euro nell'ultimo anno, segnando un incremento nominale dell'1,4% per una platea che ormai supera i 15,4 milioni di pensionati. Al contempo, le nuove liquidazioni di trattamenti previdenziali sono diminuite di circa 27mila unità rispetto all'anno precedente. Questa contrazione, secondo le analisi degli esperti, è il risultato diretto dei recenti e più severi requisiti d'accesso introdotti dal legislatore. I dati dimostrano infatti come le nuove regole abbiano fortemente ridotto l'efficacia dei canali di uscita anticipata dal mercato del lavoro.

Per quanto riguarda la misura di Quota 103 associata al calcolo contributivo, le domande accolte sono state appena 4.868, un numero bassissimo se confrontato alle oltre 112mila istanze registrate nel 2021 con la vecchia Quota 100. Un crollo drastico ha interessato anche Opzione donna, che a causa dei continui stringimenti normativi è passata da oltre 26mila beneficiarie nel 2022 a meno di quattromila nell'ultimo anno.

L'istituto previdenziale mette nero su bianco la tendenza, evidenziando che "gli strumenti di flessibilità in uscita hanno visto in questi anni un forte ridimensionamento". Questa impostazione restrittiva ha avuto come conseguenza immediata un innalzamento dell'età anagrafica in cui si riesce a lasciare l'impiego. "Aumenta l'età media di pensionamento passando da 64,4 anni del 2022 ai 65,4 anni del 2025 per le donne e da 63,7 anni del 2022 ai 64,1 anni del 2025 per i maschi", si legge nei documenti dell'ente.

Inoltre, restano profonde le disparità economiche basate sul sesso, legate alle carriere lavorative spesso più discontinue per le lavoratrici: "gli importi medi delle pensioni previdenziali vigenti e liquidate evidenziano una rilevante differenza tra i due generi che, nel caso delle pensioni di vecchiaia, raggiunge il 45% in meno per le donne".

Infine, il rapporto analizza l'andamento delle nuove misure di contrasto alla povertà. Le risposte del welfare vedono poco più di 723mila nuclei familiari percettori dell'Assegno di Inclusione e circa 119mila beneficiari del Supporto Formazione e Lavoro; numeri che nel loro insieme restano inferiori rispetto ai volumi assistenziali garantiti nelle passate stagioni del Reddito di cittadinanza.

Sul fronte delle entrate fiscali si registra invece una nota positiva, con il recupero dei crediti amministrativi da parte delle aziende che sale a 9 miliardi di euro rispetto ai 7 miliardi dell'annualità precedente, mentre rimangono stabili a 3,6 milioni le riscossioni coatte gestite tramite l'Agenzia delle Entrate.

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