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  • Roma - Giovedì 25 Giugno 2026

Iran: "Roma complice dell'attacco militare". Tajani smentisce: "Mai partecipato ad azioni belliche"

Il titolare della Farnesina ha chiesto garanzie immediate per il transito mercantile e per la sicurezza delle navi nello Stretto di Hormuz.

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Le recenti affermazioni rilasciate ai microfoni di Fox News dal segretario generale della Nato, Mark Rutte, hanno innescato un durissimo scontro diplomatico tra la Repubblica Islamica dell'Iran e i governi occidentali.

Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baqei, ha pubblicato una dura nota sulla piattaforma X per contestare apertamente la condotta dei partner continentali, chiamando in causa in modo diretto le autorità di Roma e Bucarest per il loro presunto coinvolgimento nelle pesanti incursioni aeree che hanno colpito diversi centri nevralgici del territorio: "L'Italia e la Romania sono esplicitamente nominate dal segretario generale della Nato come partecipanti all'aggressione contro l'Iran. Essi, insieme a tutti gli altri Paesi europei che hanno sostenuto l'aggressione americano-israeliana contro l'Iran, devono spiegare ai propri cittadini e al mondo perché hanno scelto di colludere in questo palese atto di aggressione e nella commissione di atrocità di massa contro le popolazioni iraniane a Minab, Lamerd, Teheran,Isfahan, Sanandaj, Hamadan, Tabriz, Shiraz, Bandar Abbas".

Secondo l'esponente del governo di Teheran, il quadro emerso dalle parole dei vertici dell'Alleanza Atlantica configurerebbe una palese violazione dei trattati internazionali e dei patti costitutivi della legalità globale. "Si tratta di una chiara e schiacciante ammissione della complicità attiva della Nato - afferma il portavoce dei ministero degli Esteri - in una guerra di aggressione illegale contro uno Stato membro sovrano delle Nazioni Unite: una flagrante violazione delle norme imperative del diritto internazionale e dei principi fondamentali della Carta delle Nazioni Unite. L'Organizzazione e i suoi singoli Stati membri che hanno partecipato a tale processo decisionale devono essere ritenuti responsabili di tutte le conseguenze".

La risposta istituzionale italiana è stata immediata, affidata a una nota ufficiale diffusa via web dal vicepremier e ministro degli Affari Esteri Antonio Tajani. Il capo della Farnesina ha reso noto di aver avuto un colloquio diretto con il proprio omologo iraniano Abbas Araghchi per respingere categoricamente le accuse di coinvolgimento strategico del nostro Paese nei raid mediorientali, blindando la posizione italiana dietro il rispetto formale degli accordi internazionali siglati con gli alleati americani: "Ho parlato con il ministro degli Esteri iraniano Araghchi. L'Italia non ha mai preso parte ad alcuna iniziativa militare e non ha mai autorizzato l'utilizzo delle basi per azioni di guerra contro l'Iran, nel rispetto più rigoroso dei trattati con gli Stati Uniti".

Il responsabile della diplomazia italiana ha colto l'occasione del colloquio per affrontare le pesanti ripercussioni commerciali della crisi, concentrandosi sulla sicurezza delle rotte marittime globali. "Ho chiesto che si torni a una piena apertura dello Stretto di Hormuz - aggiunge - favorendo il passaggio di tutte le navi cargo italiane ancora bloccate. La riapertura dell'ambasciata italiana a Teheran è un forte segnale di dialogo anche in vista della ripresa dei rapporti economici e culturali".

Le preoccupazioni per la sicurezza marittima sono state confermate dall'agenzia di sorveglianza britannica Ukmto, che ha registrato il danneggiamento della plancia di un mercantile colpito da un ordigno misterioso al largo delle coste dell'Oman, fortunatamente senza causare vittime tra i marinai o sversamenti in mare.

Proprio sul futuro della gestione del canale di Hormuz è intervenuto il ministro degli Esteri dell'Oman, Badr Albusaidi, escludendo l'introduzione di pedaggi di transito nel corso di un vertice con i partner del Golfo a Manama, alla presenza del segretario di Stato americano Marco Rubio. Per limitare i rischi del personale di bordo, le Nazioni Unite hanno nel frattempo coordinato un piano straordinario che ha permesso l'evacuazione di circa 1.100 marittimi dalle navi commerciali in transito nella zona calda.

Sul fronte libanese, infine, si registrano notizie contrastanti: fonti diplomatiche statunitensi segnalano un parziale arretramento delle truppe israeliane dalla linea di sicurezza meridionale come segnale distensivo, un'indiscrezione che tuttavia non ha trovato conferme ufficiali presso le emittenti pubbliche dello Stato ebraico.

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