Un mese dopo il tragico attacco di Hamas, il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, apre alla possibilità di decidere "pause tattiche", in modo da favorire gli aiuti umanitari lungo la Striscia di Gaza, punto focale delle richieste statunitensi, avanzate dal Segretario di Stato Antony Blinken, durante il suo viaggio di Stato nella regione.
Ai microfoni di Abc News, però, il premier israeliano ha dichiarato che il cessate il fuoco avverrà solo se gli ostaggi israeliani saranno rilasciati. La dichiarazione è arrivata dopo che il portavoce della Casa Bianca, John Kirby, ha annunciato che Netanyahu e il Presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, hanno avuto un colloquio circa “la possibilità di pause tattiche per aiutare i civili a raggiungere luoghi più sicuri”.
Nel frattempo, le Forze di Difesa israeliane (Idf); hanno fatto sapere che l'operazione a Gaza sta progredendo, e che l'intento è quello di fare maggiore pressione sulle roccaforti di Hamas. inclusi il campo profughi di Shati (dove si trova il quartier generale di Hamas) e i tunnel situati sotto l'ospedale di Shifa.
Nella giornata di ieri, il Segretario di Stato americano, Antony Blinken, ha avuto un incontro ad Ankara con il ministro degli Esteri turco Hakan Fidan, in merito al conflitto e alle misure per evitare che avvenga un'escalation a livello regionale. Il Segretario di Stato americano ha fatto sapere che durante l'incontro si è parlato degli “sforzi per espandere in modo significativo l’assistenza umanitaria” e delle modalità per “creare le condizioni per una pace durevole, sostenibile e duratura per israeliani e palestinesi”.
Oggi, Tel Aviv ha dato il suo ok agli aiuti umanitari da parte di Giordania ed Emirati verso la Striscia di Gaza. Le "pause umanitarie" proposte da Washington (in sostituzione di una tregua), però, non trovano molti consensi a livello multilaterale.
Nel corso di una riunione a porte chiuse di più di due ore, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite non è riuscito, ancora una volta, a raggiungere un'intesa in merito alla risoluzione della guerra tra Israele e Hamas: alcuni componenti chiedono di raggiungere il “cessate il fuoco umanitario”, in modo da far arrivare gli aiuti umanitari a Gaza e impedire che altri civili muoiano. “Abbiamo parlato di pause umanitarie e siamo interessati a perseguire il linguaggio su questo punto”, ha dichiarato ai cronisti il Vice Ambasciatore statunitense all'Onu, Robert Wood, al termine della riunione. Ma ci sono disaccordi all’interno del consiglio sul fatto che ciò sia accettabile”.
L'attacco compiuto da Hamas lo scorso 7 ottobre, il più grave mai subito da Israele nella sua storia, ha causato la morte di oltre 1.400 persone, e almeno altre 240 sono state rapite e prese come ostaggi. Ciò ha portato alla violenta reazione di Tel Aviv, con un'operazione via terra e aria lungo la Striscia di Gaza, dal 2007 posta sotto il controllo di Hamas. Israele, ha dichiarato il premier Benjamin Netanyahu, avrà “una potente vendetta” e si sta preparando ad affrontare “una lunga e difficile guerra”.
Stando a quanto riferisce il Ministero palestinese della Salute, nel corso dell'attacco israeliano a Gaza sono morte oltre 10 mila persone.
Nel frattempo, oggi è giorno di lutto in Israele, per ricordare le vittime dell'attacco di Hamas: alle 11 locali (le 10 italiane) è stato osservato un minuto di silenzio in tutto il Paese, con le bandiere a mezz'asta in tutti i luoghi pubblici.
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