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- Roma - Lunedì 25 Maggio 2026
Israele: Netanyahu di nuovo in tribunale, al via controinterrogatorio al processo per corruzione
A sei anni dall'apertura del procedimento giudiziario, il primo ministro si presenta davanti ai magistrati per rispondere delle accuse del "Caso 2000". La procura stima di chiudere le deposizioni entro le prossime due settimane, dopo i lunghi rinvii imposti dalle vicende belliche.
La parabola giudiziaria che da oltre un lustro condiziona gli equilibri politici israeliani entra finalmente nella sua fase più calda e decisiva. A distanza di sei anni esatti dall'apertura del procedimento penale a suo carico, Benjamin Netanyahu si è presentato nuovamente di fronte al collegio giudicante per sottoporsi all'esame dei magistrati.
La stampa locale ha rimarcato l'importanza di questa scadenza temporale, evidenziando che l'iter delle audizioni del leader del Likud — inaugurato ufficialmente il 10 dicembre 2024 — ha subito pesanti battute d'arresto e continui slittamenti a causa delle priorità strategiche imposte dallo stato di guerra.
Salvo ulteriori sorprese, il calendario dei lavori prevede la chiusura di questa tranche nel giro delle prossime due settimane. Sulle tempistiche si è espresso il magistrato inquirente Yonatan Tadmor, assicurando alla corte che la deposizione del premier potrebbe essere liquidata in quattro o cinque udienze a tempo pieno.
Il confronto tra l'imputato e i rappresentanti della pubblica accusa si focalizza sui discussi legami opachi intrattenuti dal capo del governo con i colossi dell'editoria nazionale. Nello specifico, Netanyahu deve rispondere alle domande dei pubblici ministeri sul "Caso 2000", il fascicolo in cui gli vengono contestati i reati di abuso di fiducia e frode.
La tesi della procura descrive un preciso disegno corruttivo: il primo ministro avrebbe imbastito una trattativa riservata con la proprietà del quotidiano Yediot Aharonot per barattare una linea editoriale benevola e una copertura giornalistica di favore nei confronti del proprio esecutivo. In cambio del sostegno mediatico, il premier avrebbe promesso un intervento normativo finalizzato a frenare la crescita e a penalizzare la tiratura dei giornali rivali. Dal canto suo, il leader israeliano ha sempre respinto ogni addebito, parlando di un'inchiesta politicamente motivata e volta a estrometterlo dalla guida del Paese.
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