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- Roma - Venerdì 10 Luglio 2026
Istat: Pil in aumento dello 0,3% nel primo trimestre, vola l'export verso Cina e Svizzera
Nei primi quattro mesi l'export sale del 3,2%, ma pesano i nodi geopolitici: crollo del 12,3% delle vendite in Medio Oriente.
Segnali positivi per l'economia italiana all'inizio dell'anno, trainata in particolare dalla spinta dei mercati esteri. Nei primi tre mesi del 2026, il Prodotto Interno Lordo (Pil) ha registrato una crescita dello 0,3% in termini congiunturali, portando la crescita acquisita per l'anno in corso allo 0,6%. Lo rileva l'Istat nella sua ultima Nota sull'andamento dell'economia italiana relativa ai mesi di maggio-giugno.
“A questa dinamica hanno contribuito positivamente sia la domanda nazionale al netto delle scorte sia, in misura più marcata, la domanda estera, mentre la variazione delle scorte ha fornito un contributo negativo”, spiega l'istituto di statistica.
Sul fronte degli scambi commerciali, il primo quadrimestre del 2026 evidenzia un incremento tendenziale dei flussi in valore del sistema Paese: le esportazioni salgono del 3,2%, mentre le importazioni crescono dell'1,4%. Nel dettaglio della manifattura (+3,2% l'export), l'aumento delle vendite si concentra nei prodotti in metallo (+30,3%), nel comparto coke e raffinati (+8,8%), nei computer e apparecchi elettrici (+3,7%) e nella farmaceutica (+3,5%).
Di contro, si registra una contrazione in quasi tutti gli altri comparti, con la flessione più marcata nei mezzi di trasporto (-4,7%), nonostante il segmento specifico degli autoveicoli mostri una controriforma positiva del +4,9%.
Dal lato degli acquisti dall'estero (+2,9% il dato manifatturiero), si rileva una forte domanda italiana di computer ed elettronica (+16,7%), metalli di base (+11,9%) e raffinati (+10,6%), a fronte di una riduzione nell'import di prodotti chimico-farmaceutici (-9,5%) e alimentari (-4,6%).
Sostanzialmente simmetrico il trend degli scambi commerciali all'interno dei confini dell'Unione Europea, che segna un +2,5% su base tendenziale sia per le vendite sia per gli acquisti nel periodo gennaio-aprile.
Nonostante le forti criticità registrate negli ultimi dodici mesi a livello internazionale, i flussi commerciali italiani verso i mercati esteri hanno dimostrato flessibilità, individuando direttrici logistiche e commerciali alternative. Nel periodo esaminato, l'avanzo commerciale complessivo è salito a 21,4 miliardi di euro (rispetto ai 19 miliardi dello stesso periodo dello scorso anno).
L'export verso gli Stati Uniti si mantiene in territorio positivo (+2,3% nei primi cinque mesi), sebbene il saldo bilaterale si sia ridotto a 15,2 miliardi (erano 17,4 nel 2025). Continuano invece a correre a ritmi sostenuti le vendite dirette in Cina (+18,9%) e in Svizzera (+46%).
Di segno diametralmente opposto i dati relativi al Medio Oriente, dove le conseguenze del conflitto tra Stati Uniti e Iran rimangono evidenti: a maggio le esportazioni italiane nell'area si sono contratte del 12,3% su base tendenziale (-14,6% nei primi cinque mesi), scontando il blocco totale delle spedizioni marittime e merci destinate al Golfo Persico.
Sul versante opposto, crescono sensibilmente le importazioni dagli USA (+23,5%), dai paesi OPEC (+12,1%) e dal blocco Mercosur (+18,7%), mentre arretrano i flussi in entrata dall'area ASEAN (-3,2%) e dal Giappone. Lo scenario di fondo rimane tuttavia caratterizzato da forti elementi di volatilità finanziaria e politica monetaria restrittiva.
“Le prospettive dell’economia mondiale restano incerte, sebbene lo scenario geopolitico abbia mostrato un miglioramento rispetto alle forti tensioni di inizio anno. Nonostante l’ampia riduzione dei costi energetici nel periodo più recente, gli effetti sistemici della guerra tra Stati Uniti e Iran continuano a pesare”, evidenzia in conclusione l’Istat nella nota congiunturale. “L’inflazione globale rimane elevata, spingendo la Federal Reserve a mantenere i tassi elevati e la BCE a optare per un aumento dei tassi dello 0,25% a giugno. L’impatto sull’economia reale rimane di difficile valutazione, e i mercati internazionali si trovano a dover ancora scontare gli effetti di una politica monetaria che si preannuncia restrittiva più a lungo di quanto atteso”.
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