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di Emanuela Marotta
Il secondo round di trattative si è concluso ma Putin non ferma gli attacchi e nella notte viene colpita la centrale nucleare di Zaporizhzhia, si aspetta con il fiato sospeso una soluzione a questa guerra e a questa distruzione. Intanto si cerca di capire quanti italiani sono ancora bloccati in Ucraina, la Farnesina infatti aveva annunciato appena lo scoppio della guerra, ai connazionali ancora presenti nella capitale e dintorni, di utilizzare qualsiasi mezzo di terra, per abbandonare il paese. Lo spazio aereo era chiuso e lo è tutt’ora e tramite l’ambasciata italiana in Ucraina, trasferitasi da Kiev a Leopoli, si sta cercando di prendere contatto con gli italiani ancora presenti nel paese per aiutarli a passare il confine ucraino. Si stima la presenza di 3000 italiani che vivono da tempo in Ucraina per lavoro, con attività commerciali, aziende e famiglia. Non si hanno dati precisi di quanti siano fuggiti, ma tramite la testimonianza diretta di un cittadino italiano a Kiev, sappiamo che la Farnesina e l’ambasciata italiana è a lavoro per monitorare e aiutare tutti i nostri connazionali che si trovano in Ucraina.
Alessandro e sua moglie di origini ucraine, sono la testimonianza diretta di cosa è successo nei primi giorni di conflitto a Kiev. Alle 6:30 del mattino del 24 febbraio, amici e parenti dall’Italia, lo hanno chiamato spaventati per avvisarlo che i carrarmati Russi avevano invaso il territorio ucraino. La televisione locale mandava in diretta immagini di carrarmati e truppe di soldati Russi. Dopo un primo momento di incredulità della coppia, hanno cercato di mettersi in contatto con l’ambasciata italiana a Kiev per capire cosa fare. In quei giorni di tenzioni nel paese, Alessandro si preoccupava soprattutto di rassicurare la sua famiglia in Italia, dove arrivavano notizie di un’eminente invasione militare di Putin nel Donbass, regione che nel 2014 si proclamò indipendente dall’Ucraina, emulando la Crimea che precedentemente aveva formalizzato l’adesione alla Federazione Russa. Alle 4 di notte del 24 febbraio la Russia ha invaso l’Ucraina, paese che punta a entrare nella Nato, cosa che Putin non ha mai gradito.
Alessandro: “Non pensavo si arrivasse alla guerra, ero convinto che ci sarebbero stati sicuramente dei conflitti interni, politici, come già da diverso tempo, ma si diceva che delle trattative erano in atto tra l’Ucraina e la Russia. Siamo senza parole, spaventati ed increduli, nessuno si aspettava una guerra. In un primo momento quando sentivamo le sirene, non andavamo nello scantinato, almeno non subito, dicevano che erano delle prove. Non mi piaceva la situazione, mia moglie era molto spaventata. Poi abbiamo iniziato a sentire nei giorni successivi i bombardamenti e allora abbiamo capito che eravamo entrati in guerra e che dovevamo scappare il prima possibile”. Quando finalmente dopo due giorni riesce a mettersi in contatto con l’ambasciata, confermano che la situazione è molto delicata, che i Russi stanno puntando verso la capitale, che devono trovare un rifugio, di non uscire e rimanere al buio la sera e di notte. Si organizzano trasferendosi nello scantinato del loro palazzo, il loro appartamento è all’undicesimo piano, corrono per le scale portando con loro solo qualcosa per tenersi al caldo. Il giorno seguente, ritornano nell’appartamento, ma non avevano dormito tutta la notte, provano a mangiare, ma all’improvviso un boato, corrono nello scantinato dove trovano anche altre persone, hanno bombardato il palazzo di fronte, è il sesto giorno di guerra in Ucraina. Alessandro è costantemente in contatto con l’ambasciata Italiana, hanno preparato i bagagli, non può dire molto ma si capisce che hanno avuto un contatto per poter partire e mettersi in salvo. Dopo un giorno di silenzio, finalmente riescono a comunicare sia con parenti che con amici, sono riusciti a partire da Kiev, hanno superato il confine ucraino e sono al sicuro.
Alessandro: “Siamo un pochino più sollevati, riusciremo a dormire meglio, non sappiamo neanche che giorno è, scombussolati e sconcertati. Ora aspettiamo solo di rientrare in Italia, non sarà facile ricominciare, fortunatamente ho la mia famiglia che ci sosterrà. Abbiamo lasciato comunque lì la nostra vita, il nostro appartamento, molte delle nostre cose, e i nostri lavori, colleghi, amici. Aggiungo un’ultima cosa che voglio sottolineare, il popolo ucraino non si arrenderà, sono disposti a sacrificarsi fino alla morte. Non lasceranno che la Russia li conquisti, forse si aspettavano che fosse semplice; invece, gli ucraini stanno combattendo con tutte le loro forze. Sono combattivi, non molleranno di un centimetro, si stanno preparando come possono e faranno di tutto fino alla fine”. Siamo al nono giorno di conflitto, Alessandro e sua moglie sono riusciti ad arrivare in Romania, presto arriveranno in Italia.
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