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Il Cancelliere Merz impone il cambio della guardia per ripulire l'immagine della rassegna dalle accuse di anti-israelismo.
Il Cancelliere Merz impone il cambio della guardia per ripulire l'immagine della rassegna dalle accuse di anti-israelismo.
La politica tedesca riprende il controllo della Berlinale. Quello che doveva essere il festival del rilancio si è trasformato in un pericoloso boomerang diplomatico per il governo di Friedrich Merz. Secondo le indiscrezioni raccolte dalla Bild, il Ministro della Cultura Wolfram Weimar ha già pronto il decreto per sollevare dall’incarico la direttrice artistica Tricia Tuttle.
Una mossa drastica che riflette il nervosismo della Cancelleria di fronte a una gestione giudicata troppo accondiscendente verso le proteste pro-Palastina.
Il punto di non ritorno è stato raggiunto durante la cerimonia di chiusura. Il palco, solitamente riservato all’arte cinematografica, è diventato il megafono di Abdallah Alkhatib, il quale ha utilizzato il ritiro del premio per Chronicles from Siege per lanciare un attacco frontale sia a Israele che alle autorità tedesche.
Uno strappo istituzionale che Berlino non ha potuto ignorare, soprattutto dopo che Tuttle era stata immortalata in pose sorridenti con lo staff del film, circondata da simboli e vessilli della resistenza palestinese.
Per il governo tedesco, la difesa della direttrice americana è diventata politicamente insostenibile. La Tuttle, consapevole del vicolo cieco in cui si è ritrovata l'istituzione, avrebbe già avallato l'idea di un passo indietro.
Il messaggio del Ministro Weimar è chiaro: la Berlinale deve tornare a essere un luogo di cinema e non una zona franca per l'attivismo radicale che mette in discussione la linea diplomatica nazionale. Si chiude così, nel modo più burrascoso, una delle edizioni più controverse nella storia del Festival.
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