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  • Roma - Lunedì 10 Agosto 2026

James Gray e il mito greco in 'Paper Tiger': "Il cinema è una finestra sull'inconscio"

Il regista premiato con il Pardo alla carriera al Locarno Film Festival presenta la sua nuova pellicola con Adam Driver, Miles Teller e Scarlett Johansson sull'illusione dell'ambizione e i legami familiari.

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A distanza di anni dalle atmosfere di 'I padroni della notte', James Gray torna a esplorare la dinamica tra due fratelli e il mondo della criminalità organizzata russa con 'Paper Tiger', opera presentata al Locarno Film Festival. Attraverso una prospettiva narrativa sempre più matura, il cineasta statunitense punta i riflettori sul costo dell'ambizione sfrenata e sull'impatto che questa esercita sugli affetti familiari.

"Sul muro di un museo ho letto che la storia e il mito iniziano sempre nel microcosmo personale: io cerco di fare film personali anche perché nel bene e bene e nel male come persona sono unico e quella che drammatizzo è la mia esperienza", ha spiegato il regista incontrando la stampa in occasione del conferimento del Pardo alla carriera. Ambientata nell'America della middle class, la pellicola segue le vicende di Gary (Adam Driver), di suo fratello Irwin (Miles Teller) e della moglie di quest'ultimo, Hester (Scarlett Johansson).

Nel cast figura una triade di grandi interpreti scelti senza condizionamenti preventivi in fase di stesura: "Sono molto grato ai miei attori e sempre un po' stupito che vogliano lavorare con me, anche se nello specifico ho scritto senza pensare a interpreti specifici perché non volevo definire troppo i personaggi: poi abbiamo lavorato benissimo sul set, con una ottima atmosfera, loro mi hanno dato tutto e sono grato per questo".

Prodotto da Rodrigo Teixeira insieme a Raffaella Leone, figlia del maestro Sergio Leone, il progetto incarna la visione profonda che Gray possiede del linguaggio cinematografico: "Il film è la cosa che abbiamo più vicino al sogno, solo in misura molto maggiore di quel poco che sogniamo ogni notte visto che dalla nascita del cinema in poi abbiamo realizzato un oceano di film meravigliosi; e se nei dipinti per arrivare alla prospettiva ci sono voluti secoli il cinema è cambiato velocissimamente, si è evoluto moltissimo".

Nonostante le inevitabili esigenze dell'industria cinematografica, la dimensione artistica e interiore rimane centrale nella sua produzione. Per il regista, seppur "quando faccio un film forse c'è un certo narcisismo e quando è finito devo essere pronto ad accogliere le reazioni dello spettatore", resta fondamentale l'impronta autorale, poiché "il mio intento è far vedere quella versione del mio sogno, della mia identità".

Un legame intimo che coinvolge direttamente chi guarda: "In un museo uno non dice 'questo quadro mi fa schifo' invece il film è intimo e vi porta a dire 'lo odio', oppure vorreste ammazzare chi parla a voce alta al cinema vicino a voi perché disturba il sogno".

In 'Paper Tiger', impregnato di ricordi d'infanzia e richiami biografici, si riflette la fatalità classica della tragedia. Ambientata nel 1986, la vicenda si sviluppa in un'epoca in cui non si conosceva la reale portata della criminalità organizzata sovietica, escludendo giudizi morali sui personaggi: "Nell'86 non si conosceva la mafia russa, all'epoca qualcuno come mio padre non ne avrebbe avuto la consapevolezza, noi figli eravamo insolenti con lui: non condanno nessuno, il dramma è un po' nel destino".

A suggellare questo legame con il mito antico, l'opera si apre citando i versi dell'Agamennone di Eschilo: "Che ci sia una ricchezza senza lacrime, che ce ne sia abbastanza affinché l'uomo saggio non ne desideri di più".

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