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- Roma - Mercoledì 1 Luglio 2026
L'Onu: "Fondi esauriti ad agosto, dipendiamo dalle donazioni per sopravvivere"
Il sottosegretario Ramanathan denuncia i ritardi nei versamenti da parte di Stati Uniti e Cina. Sul tavolo, un deficit da miliardi.
Le tensioni diplomatiche e i riassetti geo-economici su scala globale aprono una fessura profonda nella tenuta amministrativa delle principali istituzioni multilaterali.
Nel corso di una conferenza stampa ufficiale tenutasi presso il quartier generale di New York, il sottosegretario generale delle Nazioni Unite con delega alla pianificazione dei programmi, alle finanze e al bilancio, Chandramouli Ramanathan, ha formalizzato lo stato di criticità strutturale in cui versano i conti dell'organizzazione, prefigurando il rischio di un blocco operativo totale a ridosso della sessione autunnale dei lavori.
L'analisi dei flussi di cassa indica che le risorse ordinarie destinate al sostentamento della complessa macchina burocratica e logistica del Palazzo di Vetro giungeranno a esaurimento nel mese di agosto, lasciando una copertura virtualmente nulla per il periodo successivo.
In merito alle prospettive di chiusura dell'esercizio finanziario, la dichiarazione ufficiale di Chandramouli Ramanathan descrive uno scenario di pura resilienza d'emergenza: "Anche con il bilancio ordinario, stiamo operando con pochissime risorse finanziarie. Non abbiamo liquidità oltre agosto e settembre. I soldi sono finiti. Attendiamo le donazioni per poter sopravvivere oltre settembre. Quindi, in ogni caso, è molto probabile che chiuderemo l'anno a zero, il che significa sopravvivere a stento con un bilancio ridotto".
La genesi del deficit di bilancio, già ampiamente anticipata in un rapporto ispettivo interno divulgato all'inizio del mese di maggio, è da ricondursi in larga misura ai ritardi e ai mancati versamenti delle quote obbligatorie da parte dei due principali attori geopolitici dell'Assemblea: gli Stati Uniti e la Cina. I bilanci d'area evidenziano come la combinazione dei budget teorici assegnati a Washington e Pechino rappresenti da sola il 42% del valore economico complessivo dell'intero budget delle Nazioni Unite.
Lo screening analitico dei crediti vantati dall'amministrazione Onu evidenzia una forte esposizione finanziaria. Gli Stati Uniti registrano un debito cumulativo verso l'organizzazione pari a circa 4,3 miliardi di dollari. Di questo ammontare, ben 2 miliardi di dollari fanno riferimento diretto al bilancio ordinario, ovvero ai contributi regolari che ciascuno Stato membro è tenuto a corrispondere con criteri di proporzionalità tarati sull'andamento della propria economia nazionale e sui quali si poggiano i costi fissi delle agenzie collegate.
Sul versante asiatico, la Cina deve ancora corrispondere alle casse centrali un importo complessivo superiore a 1,3 miliardi di dollari. La scomposizione del debito di Pechino evidenzia 429 milioni di dollari a titolo di contributi ordinari, 870 milioni destinati al finanziamento delle operazioni di peacekeeping nei teatri di crisi e 9 milioni di dollari vincolati al mantenimento dei tribunali internazionali.
Il congelamento di tali somme costringe i vertici delle Nazioni Unite a subordinare la prosecuzione dei programmi umanitari e diplomatici all'arrivo di donazioni straordinarie e contributi volontari da parte degli altri Paesi membri, nel tentativo di scongiurare un collasso istituzionale dalle ripercussioni geopolitiche imprevedibili.
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