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- Roma - Giovedì 30 Aprile 2026
Libertà di stampa, l'Italia crolla al 56° posto nella classifica mondiale
Secondo il report 2026 di Reporters sans frontières, il nostro Paese perde altre sette posizioni in un solo anno. Pesano le minacce della criminalità e le pressioni della politica.
L'Italia segna un preoccupante arretramento sul fronte dell'informazione, scivolando al 56° posto nella classifica mondiale di Reporters sans frontières (RSF). Rispetto alla 49ª posizione occupata nel 2025, il report 2026 evidenzia come la libertà di stampa nel nostro Paese sia stretta in una morsa tra criminalità organizzata, pressioni politiche e una crescente precarietà lavorativa.
Secondo l'Ong, ''la libertà di stampa in Italia continua ad essere minacciata dalle organizzazioni mafiose, in particolare nel sud del Paese, come anche da diversi gruppuscoli estremisti che esercitano violenze".
Il quadro della sicurezza resta critico: i giornalisti che indagano su corruzione e mafie vengono sistematicamente minacciati, subiscono incendi dolosi a case o auto e violente campagne di odio online.
RSF ricorda che, attualmente, "una ventina di giornalisti vivono sotto protezione permanente della polizia a seguito di intimidazioni o aggressioni".
Il rapporto punta il dito anche sulle dinamiche interne alle redazioni e sul ruolo del potere politico. Viene sottolineato come "i professionisti dei media ricorrono talvolta all'autocensura, sia per via della linea editoriale della propria testata sia per timore di potenziali azioni legali come le cause per diffamazione. Questa situazione rischia di venire aggravata dalla controversa 'legge bavaglio' approvata dalla maggioranza del premier Giorgia Meloni".
RSF denuncia inoltre che la "Rai, principale emittente pubblica del Paese, sta subendo crescenti interferenze dirette volte a trasformarla in uno strumento di comunicazione politica al servizio del governo".
A minare l'indipendenza del settore contribuiscono anche fattori economici e legali. L'organizzazione avverte che "la crescente precarietà lavorativa sta minando pericolosamente il giornalismo", mentre le cosiddette querele Slapp (cause legali strategiche contro la partecipazione pubblica) continuano a essere usate per intimidire i cronisti.
In un clima di forte polarizzazione, i giornalisti diventano spesso "vittime di aggressioni verbali e fisiche durante i comizi", un fenomeno che, unito alla "paralisi legislativa" sull'adozione di tutele per la categoria, spiega la regressione dell'Italia nelle graduatorie internazionali.
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