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- Roma - Giovedì 30 Aprile 2026
Primo Maggio, Michele De Gasperis: “Il lavoro da solo non basta più, serve un’economia sociale capace di creare coesione”
Nel giorno della Festa dei Lavoratori, Michele De Gasperis, presidente del Dipartimento Sociale Nazionale di UN.I.COOP, rilancia il ruolo delle cooperative sociali come infrastruttura civile del Paese: “Oggi la vera sfida non è soltanto creare occupazione, ma costruire stabilità, inclusione e comunità”.
di Ettore Midas
Il Primo Maggio continua a essere il giorno in cui si celebrano il lavoro, i diritti, la dignità dei lavoratori. Ma nel tempo delle fragilità diffuse, delle diseguaglianze che si allargano e dei territori che faticano a reggere l’urto dei cambiamenti economici, il tema si è fatto più ampio. Non basta più chiedersi quanti posti di lavoro vengono creati. Bisogna domandarsi anche quale società quel lavoro contribuisce a costruire.
È da questa riflessione che parte Michele De Gasperis, presidente del Dipartimento Sociale Nazionale di UN.I.COOP, che in occasione della Festa dei Lavoratori richiama l’attenzione sul valore strategico dell’economia sociale. Il suo ragionamento è netto: “Per anni il lavoro è stato raccontato quasi esclusivamente come produzione di reddito e occupazione. Oggi questo approccio non è più sufficiente. Il lavoro resta centrale, ma va inserito dentro una visione più larga, che riguarda la coesione sociale, la stabilità dei territori e la capacità di un sistema di non lasciare indietro nessuno”.
De Gasperis osserva come il passaggio sia ormai evidente anche sul piano internazionale. Il 2025, appena trascorso, proclamato Anno internazionale delle cooperative, non è stato soltanto una ricorrenza simbolica. È stato, spiega, “il riconoscimento di una realtà concreta: il sistema cooperativo è diventato una componente sempre più importante degli equilibri economici e sociali”. Allo stesso tempo, aggiunge, anche l’Italia si sta muovendo con crescente attenzione sul terreno dell’economia sociale, a partire dal confronto sull’Action Plan nazionale. Segnali che, letti insieme, mostrano un cambio di paradigma: lo sviluppo non può più essere misurato solo in termini quantitativi, ma anche nella sua capacità di generare coesione.
Nel ragionamento del presidente del Dipartimento Sociale Nazionale di UN.I.COOP, il punto decisivo è proprio questo. “Il tema non è più soltanto creare lavoro”, afferma, “ma capire se quel lavoro rafforza o indebolisce il tessuto sociale. Se non produce inclusione, se non riduce le fragilità, se non contribuisce alla tenuta delle comunità, allora rischia di essere insufficiente rispetto ai bisogni reali del Paese”.
In questo scenario, il ruolo delle cooperative sociali diventa centrale. De Gasperis lo dice con chiarezza: “Spesso restano fuori dal racconto pubblico, ma le cooperative sociali sono una delle principali infrastrutture civili dell’Italia. Tengono insieme territori, garantiscono servizi, accompagnano le persone più fragili, costruiscono inclusione, creano legami sociali. Per molto tempo sono state considerate una risposta alle emergenze. Oggi è evidente che svolgono una funzione molto più profonda: contribuiscono alla stabilità complessiva del sistema”.
Non è, nella sua lettura, una questione di sola tutela del settore. È piuttosto una questione di riconoscimento politico e culturale. “Il punto non è difendere le cooperative sociali come comparto”, sottolinea De Gasperis, “ma riconoscerne il ruolo strategico. Dove ci sono reti sociali forti, i territori reggono meglio. Dove queste reti mancano, le fragilità economiche diventano presto tensioni più profonde. Oggi la coesione non è un valore accessorio: è una condizione di stabilità”.
Da qui nasce anche la proposta che UN.I.COOP sta portando avanti sul piano internazionale: la costruzione di un tavolo sull’economia sociale capace di mettere in relazione istituzioni, cooperative, imprese sociali e partner esteri. Secondo De Gasperis, “la tenuta sociale non è più un tema interno ai singoli Paesi. È una questione globale. Siamo entrati in una fase in cui non basta più lo scambio economico tradizionale. Conta sempre di più la qualità delle relazioni sociali che accompagnano lo sviluppo. L’economia sociale può diventare anche uno strumento di dialogo e collaborazione tra sistemi diversi”.
In questo quadro l’Italia, per storia e tradizione, può avere un ruolo importante. Il patrimonio cooperativo nazionale, il radicamento territoriale delle esperienze sociali e la capacità di coniugare mutualità, servizi e inclusione rappresentano, secondo il presidente del Dipartimento Sociale Nazionale di UN.I.COOP, un punto di forza che non può essere trattato come marginale. “L’Italia ha una grande occasione”, osserva. “Può considerare l’economia sociale un elemento residuale oppure usarla come leva strategica per il proprio futuro. Noi crediamo che sia questa la strada giusta: rafforzare il ruolo delle cooperative sociali, creare connessioni, investire sulla coesione”.
Ed è proprio questo, in fondo, il messaggio che Michele De Gasperis affida al Primo Maggio. Una data che non dovrebbe limitarsi alla celebrazione rituale del lavoro, ma trasformarsi in un momento di riflessione sul suo significato più profondo. “Se il lavoro non produce coesione, non è sostenibile. E se un sistema economico cresce senza una base sociale solida, prima o poi si indebolisce. Per questo oggi non basta dire più lavoro. Dobbiamo dire più lavoro di qualità, più inclusione, più comunità”.
La Festa dei Lavoratori, allora, non parla soltanto di occupazione. Parla della qualità del patto sociale che tiene insieme il Paese. E nella visione espressa da Michele De Gasperis, il futuro non sarà deciso solo dagli indicatori economici, ma dalla capacità di costruire sistemi più coesi, più stabili e più giusti. In questo senso, il Primo Maggio resta una ricorrenza attuale proprio perché obbliga a guardare oltre lo slogan: il lavoro è essenziale, ma da solo non basta più.
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