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  • Roma - Lunedì 25 Maggio 2026

Libia, Flotilla: portati a Bengasi i due attivisti italiani fermati. Tajani: "Auspico l'espulsione immediata"

I connazionali Domenico Centrone e Dina Alberizia, bloccati a un checkpoint dalle forze della Cirenaica mentre cercavano di negoziare il passaggio di un convoglio umanitario diretto a Gaza, sono trattati come possibili clandestini. La Farnesina attiva i canali diplomatici.

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Le complesse dinamiche geo-politiche che frammentano il territorio libico tornano a riflettersi sull'incolumità e sullo status giuridico di cittadini europei impegnati in missioni umanitarie transfrontaliere. I due cittadini italiani appartenenti al convoglio internazionale “Global Sumud Flotilla” fermato nelle ultime ore nella città libica di Sirte sarebbero stati trasferiti a Bengasi dalle autorità della Libia orientale e verrebbero trattati come possibili immigrati clandestini.

La notizia, trapelata da fonti informate e a stretta conoscenza della vicenda, definisce i contorni del blocco che ha interessato Domenico Centrone, originario di Molfetta, e la piemontese Dina Alberizia. I due connazionali figurano all'interno del nucleo di dieci attivisti internazionali bloccati dalle milizie locali mentre cercavano di negoziare il passaggio del convoglio umanitario diretto verso Gaza attraverso la Cirenaica orientale. Il gruppo è stato così preso in custodia e trasferito d'urgenza dalla Libia centrale verso Bengasi, principale roccaforte dell’est del Paese posta sotto il rigido controllo delle autorità affiliate all’Esercito nazionale libico (Enl) guidato dal feldmaresciallo Khalifa Haftar.

L'evoluzione del caso è monitorata ai massimi livelli politici dal governo italiano. I due attivisti dovrebbero comparire oggi davanti al giudice, con l’auspicio che possano rientrare presto a casa. Lo ha confermato il ministro degli Esteri Antonio Tajani a margine dell’evento organizzato oggi alla sede della fondazione Treccani di Roma per la Giornata dell’Africa, manifestando prudenza ma anche pragmatismo sulla gestione del dossier: “Stiamo seguendo da vicino la vicenda, la Libia non è un Paese facile”, ha ammesso il capo della diplomazia italiana, confermando i contatti in corso con gli interlocutori libici. L'obiettivo primario resta la rapida de-escalation della vicenda giudiziaria: “Mi auguro che possano essere espulsi il prima possibile per tornare a casa”, ha auspicato Tajani.

Il titolare del dicastero di piazzale della Farnesina ha inoltre colto l'occasione per raccordare le tensioni registrate sul campo dagli attivisti della Flotilla nei giorni scorsi con il dibattito sulle risposte sanzionatorie europee da indirizzare verso alcuni esponenti dell'esecutivo israeliano. Il ministro ha preannunciato un'iniziativa formale in sede comunitaria: “Riparleremo alla ministeriale informale Esteri di Cipro della nostra richiesta di infliggere sanzioni europee al ministro della Sicurezza nazionale israeliano, Itamar Ben Gvir. Mi pare che la risposta (israeliana) sia del presidente (Isaac) Herzog che in quanto accadde nel Paese racconti una presa di distanza. Quanto accaduto è inaccettabile e vergognoso e confermato la proposta ufficiale di sanzioni”.

Sotto il profilo strettamente operativo, la Farnesina, attraverso l’Unità di crisi, ha avviato verifiche sul caso e segue gli sviluppi in contatto con le autorità competenti. Al momento, tuttavia, non risultano comunicazioni ufficiali da parte delle autorità della Libia orientale sulle ragioni del fermo o sullo status giuridico degli attivisti.

La missione bloccata fa capo al convoglio internazionale “Global Sumud Land Convoy” (Gslc), una spedizione terrestre strutturata per raggiungere la Striscia di Gaza attraversando la Libia e l'Egitto con l’obiettivo dichiarato di consegnare aiuti umanitari e sostenere la popolazione palestinese.

La carovana, formata da circa 200 volontari, sette ambulanze e dieci camion carichi di generi di prima necessità, era riuscita a raggiungere Sirte muovendosi dalla Tripolitania occidentale.

Sotto il profilo geopolitico, la città di Sirte rappresenta uno dei principali punti di transizione tra le aree occidentali controllate dal Governo di unità nazionale di Tripoli e la Cirenaica orientale sotto influenza dell’Enl. Qualsiasi convoglio terrestre diretto verso il confine egiziano deve inevitabilmente attraversare le aree controllate dalle autorità dell’est della Libia.

Nelle ore precedenti al fermo, gli organizzatori della spedizione avevano denunciato un duro stallo nei negoziati con le autorità della Libia orientale per ottenere il via libera verso la frontiera egiziana. Proprio per superare l'impasse, una delegazione ristretta composta da dieci persone, due automobili e un’ambulanza si sarebbe diretta verso un checkpoint per trattare il transito, interrompendo bruscamente la diretta streaming che documentava le operazioni. Da quel momento, i canali di comunicazione con il gruppo si erano completamente interrotti, anticipando l'intervento della magistratura locale.

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