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- Roma - Venerdì 26 Giugno 2026
Media: "C'è l'accordo tra Israele e Libano, la firma oggi a Washington"
L'anticipazione di Axios apre lo spiraglio alla diplomazia, ma resta alta la tensione nel Golfo. Donald Trump accusa Teheran di una “folle violazione” del cessate il fuoco per l'attacco di un drone contro una nave commerciale a Hormuz.
Svolta diplomatica a Washington nei colloqui tra Israele e Libano. Secondo quanto riferito dal corrispondente di Axios Barak Ravid, le due nazioni hanno raggiunto un'intesa formale che sancisce un importante passo in avanti nelle relazioni bilaterali: "Funzionari israeliani e libanesi mi riferiscono che per oggi è previsto l'annuncio di un accordo quadro tra i due governi".
La notizia giunge in un momento di forte fluidità sul terreno, dove si incrociano le speranze per la stabilizzazione dell'area e le forti tensioni legate ai passati assetti difensivi. Sul fronte del monitoraggio post-conflitto, il presidente libanese Joseph Aoun ha espresso un forte apprezzamento per la sinergia europea finalizzata alla sicurezza dei confini, dichiarando di vedere "bene gli sforzi di Francia e Italia per coalizione dopo Unifil", l'iniziativa multinazionale annunciata ad Antibes da Emmanuel Macron e Giorgia Meloni per subentrare alla missione Onu in scadenza a dicembre.
Di parere opposto i vertici di Hezbollah; in un discorso trasmesso in diretta Tv, il leader del movimento sciita Naim Qassem ha alzato i toni chiedendo che lo Stato ebraico abbandoni le posizioni occupate "incondizionatamente" e definendo i canali diplomatici in corso "una sconfitta per gli Stati Uniti e per Israele".
Mentre la diplomazia tenta di tracciare la via della stabilizzazione a Washington, l'intesa sul cessate il fuoco con l'Iran mostra pericolosi segnali di cedimento nello scacchiere navale del Golfo. Il presidente statunitense Donald Trump ha accusato duramente Teheran sulla piattaforma social Truth per i raid condotti contro le rotte commerciali nello Stretto di Hormuz. "L'Iran ha lanciato almeno quattro droni d'attacco unidirezionali contro navi in transito nello Stretto di Hormuz. Uno dei droni ha colpito in pieno il ponte superiore di una grande e costosissima nave da carico. Sono stati riportati danni, ma la nave ha potuto proseguire la navigazione. Noi abbiamo abbattuto altri tre droni. Si tratta, ovviamente, di una folle violazione del nostro accordo di cessate il fuoco", ha denunciato il capo della Casa Bianca.
Nonostante l'attacco rivendicato dai Pasdaran, l'agenzia Bloomberg sottolinea che "il traffico navale nello Stretto di Hormuz continua regolarmente in entrambe le direzioni" e che i dati satellitari indicano una parziale tenuta della fiducia degli armatori. Per arginare l'escalation, i media di Teheran hanno confermato che "è stabilita la linea di comunicazione diretta tra Usa e Iran a Hormuz" per attuare le disposizioni del memorandum di Islamabad.
Nello stesso solco si inseriscono i movimenti diplomatici in Pakistan, con il ministro degli Esteri Ishaq Dar che ha annunciato l'arrivo a Karachi di "22 marinai iraniani dell'equipaggio della nave Lenore/Davina, recentemente fermata dalle autorità statunitensi", per agevolare il loro rientro in patria. La fragilità del quadro di sicurezza si riflette anche nei ripetuti allarmi sul terreno.
Negli Emirati Arabi Uniti i residenti hanno vissuto momenti di forte apprensione a causa di una notifica ufficiale che segnalava una "potenziale minaccia missilistica", fortunatamente revocata poco dopo dalle autorità.
Sul fronte del dossier atomico, resta altissima la vigilanza della comunità internazionale. Da Tokyo, il capo dell'Aiea Rafael Grossi ha avvertito che, nonostante le rassicurazioni di Teheran sullo sviluppo di ordigni, "le intenzioni non bastano. Dobbiamo avere un sistema di verifica molto rigoroso in atto... per prima possibile".
Nel frattempo, sul piano della logistica militare, l'intelligence statunitense valuta profondi cambiamenti strategici: secondo indiscrezioni del Wall Street Journal, Washington starebbe esaminando l'ipotesi di trasferire proprio in Israele alcune delle principali basi operative attualmente dislocate nel Golfo Persico, pesantemente danneggiate dai raid iraniani degli ultimi mesi.
Nel sud del Libano, infine, si registrano pericolose frizioni sul rispetto della tregua sul campo. Caccia e droni israeliani hanno condotto una serie di raid aerei nei pressi di Nabatiye e Beit Yahoun, provocando la morte di tre persone. Gli attacchi hanno scatenato l'immediata reazione politica di Hezbollah, che ha denunciato una "palese violazione" israeliana del cessate il fuoco. In una nota ufficiale, il movimento filo-iraniano ha accusato le forze israeliane di aver "deliberatamente preso ancora una volta di mira civili libanesi mentre si recavano nelle loro abitazioni, sulla strada Zawtar Sharqiye-Mayfadun, con il pretesto che rappresentavano una minaccia per le sua forze di occupazione".
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