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- Roma - Venerdì 26 Giugno 2026
Terremoto in Venezuela: sale a 920 il bilancio dei morti. Decretata la militarizzazione a La Guaira
Oltre 50mila i dispersi. Tajani: "Tre gli italo-venezuelani morti, 5 feriti. Ne mancano all'appello 35". Gli ospedali sono al collasso totale e privi di farmaci.
Il bilancio del catastrofico doppio terremoto di magnitudo 7.1 e 7,5 che mercoledì ha sconvolto il nord del Venezuela e la capitale Caracas si aggrava di ora in ora.
Le vittime accertate sono salite a 920, come reso noto in un comunicato televisivo dal presidente dell'Assemblea Nazionale, Jorge Rodríguez. I feriti ufficiali sono almeno 3.360, mentre le persone individuate ancora in vita sotto i detriti sarebbero 172.
La forza distruttiva del sisma ha raso al suolo o severamente danneggiato 383 tra edifici e abitazioni, a cui si aggiungono 13 ospedali, 25 centri commerciali e oltre 1.000 infrastrutture, sotto l'effetto di ben 302 repliche sismiche registrate dopo la scossa principale.
Con oltre 70mila famiglie rimaste improvvisamente senza un tetto, le autorità hanno approntato i primi rifugi d'emergenza e hanno rivolto un accorato appello alla popolazione affinché non si diriga in auto da Caracas verso la costa per non ostruire i soccorsi, dato il grave congestionamento dell'autostrada principale.
Di fronte ai crolli e ai primi tentativi di sciacallaggio, la presidente Delcy Rodríguez ha annunciato la militarizzazione dello Stato di La Guaira, l'area più colpita in assoluto, in particolare nelle località di Caraballeda e Catia La Mar, dove sono crollati 100 palazzi. "Con il dispiegamento di personale delle Forze Armate Nazionali Bolivariane (Fanb), il governo nazionale intende garantire la protezione delle aree civili colpite, prevenire disordini pubblici e agevolare la libre circolazione delle squadre di soccorso, del personale della Protezione Civile e dei vigili del fuoco impegnati nella ricerca di sopravvissuti tra le macerie", si legge nella nota ufficiale diramata su Telegram.
La tragedia assume proporzioni drammatiche anche per la folta comunità italiana locale, che conta circa 150.000 residenti. Durante un punto stampa a Dubrovnik, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha aggiornato i dati sui nostri connazionali: "Tre gli italo-venezuelani morti, 5 feriti. Ne mancano all'appello 35". Il ministro ha poi espresso profonda apprensione, spiegando che proprio a causa dell'alto numero di iscritti all'anagrafe dei residenti "quindi non sappiamo esattamente quello che si troverà sotto le macerie".
L'Unità di crisi della Farnesina sta monitorando la situazione in vista di una missione di soccorso in partenza da Pratica di Mare, considerando che nell'intera area colpita vivono 65.000 italiani, di cui 3.000 proprio nei pressi dell'epicentro. "C'è una situazione complicata – spiega Maria Teresa Del Re, consigliera dell'Unità di crisi –, le operazioni di ricerca e soccorso vanno avanti lentamente. Sia l'unità di crisi che il consolato stanno ricevendo da ieri numerose telefonate da parte di nostri connazionali che vivono lì. Si tratta di una situazione molto fluida". La consigliera ha confermato il decesso di un italo-venezuelano, non escludendo altre vittime "vista l'entità del terremoto".
Sul terreno la situazione è disperata: a La Guaira si scava a mani nude poiché le squadre di soccorso sono poche, male attrezzate e prive dei macchinari necessari per rimuovere i blocchi di cemento. Molti cittadini si sono uniti ai vigili del fuoco e ai volontari, restando per ore a parlare con i propri cari intrappolati per mantenerli coscienti, prima di veder svanire le loro voci nel silenzio. Tra i sopravvissuti c'è chi ha perso tutto, come un testimone che ha descritto in lacrime la fine della moglie: "Mia moglie non ce l'ha fatta. Si stava facendo il bagno quando ci sono state le scosse. Abbiamo tentato di scappare. Io sono riuscito a lasciare il palazzo, lei invece è caduta, ha battuto la testa ed è rimasta bloccata. So che è rimasta nuda, vorrei raggiungerla, almeno per coprire il suo corpo".
In questo scenario di distruzione si registrano però anche rari miracoli. Sempre a La Guaira, una donna è stata estratta viva dopo quasi 36 ore dal crollo del suo palazzo. Sulla barella ha raccontato alla Bbc i momenti dell'impatto: "Quando è iniziato il terremoto, mi sono aggrappata con tutte le mie forze allo stipite della porta così forte che mi sono rotta un dito", resistendo nella stessa posizione "finché tutti i piani non sono crollati".
Il dramma dei feriti si scontra con una crisi sanitaria senza precedenti, esasperata da anni di deterioramento e mancanza di investimenti strutturali. "Il sistema si sta deteriorando significativamente da molti anni. Una situazione come questa lo trova nelle peggiori condizioni possibili. In generale, le condizioni sono preoccupanti", spiega alla Cnn Marino González, specialista in politiche di sanità pubblica e membro dell'Accademia Nazionale di Medicina del Venezuela.
Negli ospedali di Caracas come il Domingo Luciani, il Dr. Miguel Pérez Carreño e l'Ana Francisca Pérez de León, i reparti di emergenza sono improvvisati per strada e mancano persino le forniture mediche più elementari. Una testimone, zia di una ragazza ricoverata, ha raccontato a Efecto Cocuyo la disperazione dei medici: "Sono sopraffatti. Non hanno quasi niente. Bisogna portare tutto da soli. Mi hanno chiesto bacitracina, Gerdex per i punti, garze… mi hanno persino chiesto di portare antidolorifici. Non posso comprare niente di tutto ciò, non ho niente".
La carenza totale è confermata da un infermiere della struttura: "C'è urgente bisogno di garze, mascherine, otturatori, guanti, pannolini, bisturi, cuffie, camici chirurgici, rubinetti a tre vie e camici per pazienti. Abbiamo bisogno di tutto".
Una situazione insostenibile, aggravata dal fatto che otto ospedali tra Caracas e La Guaira hanno subito seri danni strutturali e due sono stati evacuati. La Federazione medica venezuelana (Fvm), per bocca del presidente Douglas León Natera, aveva già denunciato ad aprile che la disponibilità di risorse negli ospedali era inferiore al 10% e, due giorni prima del sisma, aveva chiesto trasparenza sulla distribuzione di 71 tonnellate di medicinali inviate dagli Stati Uniti nel febbraio 2026.
La macchina degli aiuti internazionali tenta ora una corsa contro il tempo. Un primo distaccamento militare statunitense guidato dal maggiore generale dei Marines Kevin J. Jarrard è giunto a Caracas per coordinare gli interventi.
Nel frattempo, le Nazioni Unite, tramite l'Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim), stimano che fino a 6,8 milioni di persone potrebbero essere state colpite dal sisma, di cui due milioni nella sola area metropolitana della capitale. L'Onu ha avvertito che il numero degli sfollati è destinato ad aumentare a causa dei danni alle infrastrutture essenziali che limitano l'accesso ai servizi di base. Su richiesta del governo venezuelano, le agenzie delle Nazioni Unite stanno acquistando e preparando per la spedizione attraverso Panama o in modo diretto medicinali, attrezzature sanitarie e tre squadre mediche d'emergenza con capacità chirurgiche, una delle quali è già in partenza dagli Stati Uniti.
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