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  • Roma - Lunedì 1 Giugno 2026

Medicina e innovazione: svolta sulla cura dei tumori rari all'addome, nuove strategie grazie alla chirurgia robotica

Il Policlinico Gemelli prevede di ampliare l'uso della robotica per offrire trattamenti sempre più personalizzati e sicuri.

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Le frontiere della tecnologia medica ridefiniscono gli standard di intervento anche nei settori più complessi e meno frequenti dell'oncologia, offrendo risposte terapeutiche avanzate dove un tempo la chirurgia tradizionale mostrava forti limiti strutturali.

L'impiego delle piattaforme robotiche e delle metodiche mini-invasive sta assumendo una rilevanza strategica cruciale nella gestione dei tumori rari che colpiscono la cavità addominale e la zona pelvica.

Il tema è stato il fulcro dei lavori del simposio specialistico intitolato “Tumori mesenchimali in chirurgia addomino-pelvica”, svoltosi presso le strutture del Policlinico Gemelli a Roma, durante il quale la comunità scientifica ha vagliato i protocolli clinici più avanzati per aggredire queste specifiche forme tumorali.

L'attenzione degli specialisti si è focalizzata su un insieme di patologie caratterizzate da un'estrema eterogeneità e da una ridotta diffusione statistica, elementi che rendono complessa la standardizzazione delle cure.

Si tratta di un “gruppo eterogeneo di neoplasie rare che comprende i sarcomi retroperitoneali, i tumori stromali gastrointestinali e i tumori delle guaine nervose, benigni e maligni. La loro incidenza è stimata tra 1 e 5 nuovi casi ogni 100.000 abitanti all’anno”, ha precisato il professor Fabio Pacelli, docente ordinario di Chirurgia generale presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore e alla guida dell'Unità operativa complessa di Chirurgia del peritoneo e del retroperitoneo del polo ospedaliero romano. Proprio a causa della peculiarità di tali quadri clinici, i malati “richiedono un approccio altamente specialistico e multidisciplinare”.

Negli ultimi tempi, la convergenza tra la precisione dei sistemi di imaging, l'avvento dei farmaci a bersaglio molecolare e il perfezionamento delle tecniche operatore ha radicalmente trasformato l'iter assistenziale. Secondo Pacelli, “queste innovazioni aprono la strada a nuove prospettive in termini di radicalità oncologica, preservazione d’organo e qualità di vita”.

Fino a pochi anni fa, la localizzazione profonda e l'aderenza di queste masse a organi vitali spingevano i chirurghi a escludere le metodiche mini-invasive. Oggi, l'ausilio dei bracci robotici governati da consolle con immagini tridimensionali ad altissima risoluzione consente isolamenti millimetrici e sicuri di strutture vascolari e nervose fragili, ottimizzando la pulizia dei margini della resezione. Questo approccio garantisce al paziente una sensibile riduzione del dolore nel decorso post-operatorio, degenze più brevi, un rapido ritorno alle normali attività e un minore impatto estetico delle cicatrici.

In quest'ottica, il centro ospedaliero della Capitale sta portando avanti un massiccio piano di investimenti per incrementare l'attività robotica in campo oncologico. “A breve metteremo in funzione altre tre piattaforme robotiche che si aggiungeranno alle cinque già operative”, ha annunciato il professor Sergio Alfieri, a capo del Dipartimento di Scienze mediche e chirurgiche della Fondazione Policlinico Gemelli, specificando che “l’obiettivo è estendere l’impiego della piattaforma robotica anche ad alcune patologie rare, sempre nell’ambito di indicazioni appropriate e percorsi altamente specialistici”.

La struttura, che assiste ogni anno un bacino superiore ai 64mila pazienti oncologici, mira a centralizzare il trattamento delle casistiche più complesse. “La nostra ambizione – ha concluso il professor Pacelli – è diventare un centro ad alto volume anche per queste patologie. Lo scopo ultimo è offrire cure sempre più personalizzate, efficaci e safe ai nostri pazienti”.

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