
- Prima Notizia 24
- Roma - Giovedì 7 Maggio 2026
Meloni incontra Rubio: prove di disgelo tra Roma e Washington con il nodo Medio Oriente sul tavolo
La premier riceve domani il Segretario di Stato USA: un colloquio tra diplomazia e simbolismo per ricucire i rapporti con l'amministrazione Trump. Al centro del confronto la missione post-Unifil, la sicurezza nello stretto di Hormuz e l'asse con il Vaticano.
A Palazzo Chigi la definiscono ancora come una “visita di cortesia”, ma l'incontro di domani mattina tra Giorgia Meloni e il Segretario di Stato americano, Marco Rubio, assume il valore di un tentativo di riavvicinamento in una fase di tensioni esplicite con Donald Trump.
La premier punta a dimostrare che la volontà di disgelo parte dalla Casa Bianca, pur mantenendo un profilo formale: ad accogliere Rubio sarà il consigliere diplomatico Fabrizio Saggio, sottolineando che non si tratta di un colloquio tra omologhi.
Il contesto vede Meloni intenzionata a rivendicare il proprio ruolo pur mantenendo la necessità di buoni rapporti transatlantici, specialmente dopo aver reagito a dichiarazioni definite “non corrette” durante il recente vertice in Armenia.
La premier ribadirà l'ancoraggio europeo dell'Italia, confermando la disponibilità a partecipare a una missione internazionale nello Stretto di Hormuz solo dopo la fine del conflitto e previo passaggio parlamentare.
Tuttavia, il vero fulcro strategico potrebbe riguardare il futuro della presenza militare in Libano alla scadenza della missione Unifil a fine anno. Rubio potrebbe sollecitare un impegno italiano in una nuova missione multilaterale, poiché “gli Usa sanno che gli italiani sono molto radicati in quell’area”.
Politicamente, il colloquio guarda anche al post-Trump: se Rubio rappresenta la “faccia buona” dell'attuale amministrazione, il legame con l'ala repubblicana resta fondamentale in vista dei futuri assetti americani.
L'appuntamento giunge al termine di una giornata di intensa attività diplomatica per Meloni, che ha incontrato il nuovo premier ungherese Péter Magyar, il libico Dbeibeh (focus su energia e migranti) e il polacco Tusk, con cui ha condiviso la linea sul “difficile negoziato” del bilancio UE e sulla difesa della “centralità della politica agricola e della coesione”.
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