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  • Milano - Giovedì 17 Settembre 2026

Milano, rabbino aggredito in strada: un arresto e due denunce, contestata l'aggravante dell'odio razziale

Convalidato l'arresto del ventenne con obbligo di firma. Il fratello indagato respinge le accuse: "Nessun antisemitismo, era solo uno scherzo". La condanna dell'Ucei.

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Un arresto e due denunce a piede libero è il bilancio delle indagini sull'aggressione subita a Milano da un rabbino di 60 anni, avvicinato e colpito con un calcio dopo essere stato sbeffeggiato con la sottrazione temporanea del copricapo. I tre giovani coinvolti — tutti nati in Italia da famiglie di origine tunisina e residenti in provincia — sono accusati a vario titolo di lesioni personali aggravate da finalità di discriminazione razziale, etnica e religiosa, oltre che di propaganda e istigazione a delinquere.

Nel corso del processo per direttissima a porte chiuse, la giudice Sofia Fioretta ha convalidato l'arresto del ventenne materiale esecutore del gesto, disponendo la misura cautelare dell'obbligo di firma due volte a settimana, in linea con le richieste del pubblico ministero Luca Gaglio.

Il magistrato ha individuato l'atto di violenza nel calcio sferrato alle gambe dopo che il religioso aveva iniziato a filmare i ragazzi con il telefono, mentre lo scherno e le risate durante la sottrazione del cappello hanno configurato il movente d'odio.

Nella denuncia la vittima ha riferito di aver percepito di essere stata presa di mira in quanto ebrea, pur non comprendendo le frasi pronunciate dai giovani in lingua araba. Il processo riprenderà il 12 novembre, con l'acquisizione dei filmati delle telecamere di videosorveglianza della zona di Bisceglie.

Dinanzi al giudice il ventenne arrestato ha ridimensionato il movente ideologico: "Non sono in grado di riconoscere quei vestiti, quei copricapi, non mi interessa nulla della Palestina, né della guerra. Tra noi giovani si fa a volte di togliere i cappelli, lo si fa per scherzo. Gli ho dato un calcio solo perché era arrabbiato perché mi stava facendo una foto, ho perso la testa".

All'esterno dell'aula ha preso la parola anche il fratello ventunenne dell'imputato, anch'egli indagato e studente al Politecnico: "Non siamo razzisti. Nella denuncia c'è scritto che lo abbiamo preso a calci. Hanno descritto un film. Se vedono le videocamere eravamo fermi. Nessuno ha tirato un pugno o l'ha colpito all'inguine. Se lo vedo gli stringo la mano e gli dico 'se ti abbiamo fatto un danno, perdonaci'. Per noi non cambiava nulla che fosse ebreo, cristiano, musulmano, io non ho problemi, noi siamo africani. Avrà l'età di mio padre, non gli alzerei mai le mani addosso. Noi l'avevamo preso per una cosa per scherzo tra amici e pensavo che quando lui ci faceva il video fosse per ridere con noi".

L'episodio ha suscitato la ferma condanna delle istituzioni ebraiche. La presidente dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, Livia Ottolenghi, ha espresso vicinanza alla vittima: "L'Italia ha registrato un altro grave episodio antisemita questa volta a Milano nel pomeriggio di mercoledì, ai danni di un rabbino colpevole di aspettare l'autobus ad una fermata. A nome dell'Ucei voglio esprimere la mia solidarietà alla vittima e alla Comunità Ebraica di Milano, ringraziare le forze politiche che in queste ore hanno espresso la propria solidarietà condannando il vile atto ricordando l'importanza dell'approvazione del Ddl Antisemitismo. Un doveroso ringraziamento va a tutte le forze dell'ordine che hanno contribuito al rapido fermo dei tre aggressori e garantiscono l'incolumità delle Comunità Ebraiche in Italia".

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