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- Roma - Giovedì 17 Settembre 2026
Arte: Giunta a Roma la States of Uncertain Domesticities
La mostra itinerante "Stati di incerta domesticità", esplora il concetto di casa attraverso una prospettiva femminista, politica e sociale, in dialogo con la cultura romana. L'iniziativa è patrocinata dall’Ambasciata della Repubblica Federale di Germania e da L'Altritalia Ambiente
States of Uncertain Domesticities - (Stati di incerta domesticità), la mostra internazionale e itinerante approda nella capitale per approfondire il tema della “casa” e dell’“abitare” sotto una lente femminista, politica e sociale, ponendo la ricerca contemporanea in dialogo con la storia e l’identità della città.
Con Opening il 18 settembre e apertura al pubblico dal 19 settembre all’8 novembre 2026, sarà ospitata al Museo Carlo Bilotti, Aranciera di Villa Borghese, la tappa romana della States of Uncertain Domesticities.
Dopo Berlino (Haus. Kunst. Mitte.) e Brno (Dům umění města Brna), la nuova edizione del progetto propone un’ampia riflessione sul significato dell’abitare, arricchendosi di nuovi contenuti legati all’eredità culturale del territorio ospitante.
A cura di Alba D’Urbano e Ada Lombardi, l’esposizione è promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura e al Coordinamento delle iniziative riconducibili alla Giornata della Memoria, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e organizzata dal Comitato Roma Radici in collaborazione con l’Institut fur Auslandsbeziehungen (IFA) di Germania, dell’Accademia di Belle Arti di Roma, della Casa Internazionale delle Donne di Roma e del museo straniero House of Arts di Brno.
Con il sostegno della Galleria Emmeotto di Roma, del museo straniero di Haus Kunst Mitte di Berlino e delle Residenze di Artisti Qwatz di Roma, e con il libero patrocinio dell’Ambasciata della Repubblica Federale di Germania, e de L'Altritalia Ambiente.
Servizi museali a cura di Zètema Progetto Cultura.
Il progetto nasce dall’interrogativo su cosa significhi oggi sentirsi a casa e se sia ancora possibile, in un’epoca segnata da migrazioni, crisi ambientali, trasformazioni sociali e precarietà, considerare la dimensione domestica come un luogo di protezione, identità e appartenenza.
Ispirandosi alle riflessioni di Gaston Bachelard ed Emanuele Coccia, la mostra affronta il tema dell’abitare come esperienza fisica, emotiva, culturale e politica dove la casa non è soltanto uno spazio architettonico, ma luogo della memoria, delle relazioni, della cura e della costruzione dell’identità.
Un importante riferimento del progetto è Womanhouse (1972), la storica mostra ideata da Judy Chicago e Miriam Schapiro, che per la prima volta ha affrontato il tema della casa da una prospettiva femminista, mettendolo in relazione con il ruolo sociale della donna e con il lavoro domestico e di cura.
Attraverso linguaggi poetici, critici e talvolta ironici, le opere selezionate conducono il visitatore dal microcosmo della casa alle grandi questioni sociali e politiche del presente, offrendo una riflessione sull’abitare contemporaneo nelle sue molteplici declinazioni.
I lavori esposti esplorano la casa come rifugio e come corpo, il rapporto con la maternità e il lavoro di cura, la violenza domestica, la perdita della casa causata da guerre, migrazioni e disastri ambientali, fino ai temi della gentrificazione e della sostenibilità dell’abitare.
Il percorso invita inoltre a riflettere sulla Terra come casa comune e sulla responsabilità collettiva nei confronti del pianeta.
L’edizione romana del progetto, in particolare, si confronta con l’identità storica e culturale della città ampliando la riflessione sull’abitare attraverso due archetipi fondamentali: la natura come prima dimora dell’uomo e la domus romana.
Da un lato, gli horti delle ville romane – luoghi dell’otium e della contemplazione filosofica – sono concepiti come rifugio privilegiato rispetto alla vita pubblica, diventando il punto di partenza per interrogarsi sul rapporto tra essere umano e ambiente, mentre la domus viene riletta come spazio di identità, memoria e relazioni.
Questi temi trovano espressione nelle opere delle artiste e degli artisti romani presenti in mostra, creando un dialogo tra la ricerca contemporanea e la straordinaria eredità culturale di Roma.
Nel delineare questo confronto aperto sul significato della casa e sulle sue trasformazioni negli ultimi decenni, l’esposizione si articola in circa 30 opere, tra video , pitture, sculture, fotografie e installazioni, di artiste e artisti internazionali appartenenti a generazioni e contesti differenti: Tina Bara (DE) e Alba D’Urbano (IT/DE), Ina Bierstedt (DE), Frauke Boggasch (DE), Libia Castro (ES) e Ólafur Ólafsson (IS), Primarosa Cesarini Sforza (IT), Kathryn Cornelius (US) e Andreas Grahl (DE), Maria Ezcurra (AR/MX), Inés Fontenla (AR/IT), Gluklya (RU), Thorsten Kirchhoff (DK/IT), Maud Kotasová (CZ), Loredana Longo (IT), Stefania Migliorati (IT), Daniela Monaci (IT), Cornelia Friederike Müller (DE), Anguezomo Nze Mba Bikoro (GAB/FR), Luana Perilli (IT), Nika Radić (HR), Suzanne Santoro (US/IT), Selma Selman (BA), Jakub Šimčik (CZ), Molly Soda (PR), Anna Witt (DE).
Oltre lo spazio museale, le tematiche affrontate dalla mostra saranno protagoniste in tre eventi connessi: nella conferenza di presentazione di tutti gli eventi si è tenuta ieri 16 settembre 2026 alle ore 18, presso la Casa Internazionale delle Donne, inoltre alla Galleria Emmeotto in via di San Pantaleo 66 dove, dal 3 ottobre al 27 novembre 2026, a cura della stessa Ada Lombardi sarà ospitata una sezione dedicata alle artiste e agli artisti presenti in mostra e attivi sul territorio romano: Primarosa Cesarini Sforza (IT), Thorsten Kirchhoff (DK/IT), Inés Fontenla (AR/IT), Daniela Monaci (IT) e Luana Perilli (IT) (visitabile dal lunedì al venerdì ore 15.00-19.00 e su appuntamento; info@emmeotto.net).
Inoltre il 16 ottobre alle ore 11:00 verrà presentato il catalogo presso l’Aula Magna dell’Accademia di Belle Arti di Roma.
La mostra è accompagnata da un catalogo bilingue edito da Roma Radici Edizioni che verrà presentato all’Accademia di Belle Arti.
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