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  • Venezia - Martedì 18 Agosto 2026

Mostra di Venezia 2026: proteste da Kiev per il film russo 'Dau' in concorso

Nota congiunta dei ministeri di Esteri e Cultura ucraini contro la Biennale: "Selezione dolorosa che rischia di legittimare la narrazione del Cremlino".

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Scoppia un acceso scontro politico-culturale a pochi giorni dall'inizio della 83ª Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia. Con una nota congiunta, il ministero degli Esteri e quello della Cultura ucraini hanno espresso dura condanna per l'inserimento in concorso del lungometraggio 'Dau' del regista russo Ilya Khrzhanovskiy, definendo la scelta del festival una "selezione particolarmente dolorosa" che solleva "profonda preoccupazione".

"La Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, organizzata dalla Biennale di Venezia, è una delle piattaforme cinematografiche più influenti al mondo, e le sue scelte hanno un peso concreto su ciò che la comunità culturale internazionale riconosce e legittima. È per questo motivo che l’inclusione del film ‘Dau’ di Ilya Khrzhanovskiy nel Concorso Principale di Venezia 83, dove concorrerà per il Leone d’Oro, suscita profonda preoccupazione", recita il documento inviato da Kiev.

Le autorità ucraine evidenziano il rischio di offrire visibilità a opere legate ad apparati d'influenza russi in un momento di aperta aggressione bellica, precisando il proprio punto di vista: "Rispettiamo pienamente l’indipendenza curatoriale e il giudizio artistico del Festival. Allo stesso tempo, la cultura non può essere considerata isolatamente dalla politica né valutata esclusivamente in base al merito artistico, a prescindere da chi la finanzi o a quali interessi serva in ultima analisi. Non stiamo chiedendo la censura della cultura o degli artisti. Chiediamo alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia e alla più ampia comunità culturale di riconoscere come la Russia utilizzi la cultura come arma nella sua guerra ibrida e di smettere di confondere i progetti culturali sostenuti dal Cremlino con quelli politicamente neutri. Chiediamo inoltre a tutte le piattaforme culturali internazionali di prestigio di esercitare un’adeguata diligenza per garantire che gli strumenti culturali di uno Stato che continua a condurre una guerra di aggressione contro l’Ucraina non vengano legittimati con il pretesto della libertà artistica".

I due dicasteri motivano le proprie contestazioni citando i finanziamenti dell'imprenditore Sergei Adoniev, colpito da sanzioni internazionali, le posizioni dell'attore protagonista Teodor Currentzis, legato a fondi statali moscoviti, e la cornice stessa della pellicola. Il film è stato infatti girato a Kharkiv tra il 2008 e il 2011, ritraendo la città attraverso una prospettiva d'epoca sovietica che, secondo Kiev, "riflette la stessa narrativa imperiale che la Russia continua a imporre attraverso la sua guerra di aggressione contro l’Ucraina".

L'esecutivo ucraino evidenzia come "il fatto che il film sia stato diretto da un regista proveniente dallo Stato aggressore e girato in una città ora soggetta a costanti attacchi russi con missili, droni e bombe rende la sua selezione particolarmente dolorosa", avvertendo che "scegliendo di presentare quest’opera, il Festival rischia di legittimare implicitamente i tentativi della Russia di cancellare e appropriarsi della storia e dell’identità culturale dell’Ucraina".

Nel testo, Kiev ribadisce la tesi secondo cui il Cremlino impieghi l'arte come strumento d'influenza geopolitica per "restituire alle figure soggette a sanzioni la rispettabilità che la politica ha loro tolto; per legittimare la propria presenza laddove i suoi carri armati non possono arrivare; e per appropriarsi della storia proprio delle terre che cerca di cancellare".

La nota si chiude richiamando le precedenti prese di posizione internazionali e la direttiva della Commissione europea del 21 luglio 2026, la quale ha ribadito che gli appuntamenti culturali sostenuti nell'Unione europea "dovrebbero salvaguardare i valori democratici.. che non vengono rispettati nella Russia di oggi".

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