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  • Milano - Giovedì 10 Settembre 2026

MPS, la solidità ritrovata che fa gola ai grandi gruppi: Intesa accelera sul progetto Siena

Il voto degli azionisti di Intesa Sanpaolo apre una nuova fase dell’operazione. Messina guarda a un colosso europeo, ma al centro del progetto c’è un Monte dei Paschi profondamente diverso rispetto agli anni della crisi: più forte, risanato e nuovamente strategico nello scacchiere bancario italiano.

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di Marco Silvestri

Per comprendere fino in fondo il significato dell’operazione che Intesa Sanpaolo vuole costruire attorno a Monte dei Paschi di Siena bisogna partire da un dato che rischia di rimanere sullo sfondo: MPS oggi non è più la banca fragile degli anni difficili, ma un istituto tornato ad avere un peso specifico tale da diventare un tassello strategico nei nuovi equilibri del credito italiano.

L’approvazione da parte dell’assemblea straordinaria degli azionisti di Intesa Sanpaolo dell’aumento di capitale necessario all’operazione annunciata a giugno segna dunque un passaggio importante. Carlo Messina lo definisce «fondamentale» per costruire un gruppo ancora più forte, destinato ad assumere un ruolo di primo piano anche nel panorama bancario europeo.

Ma dietro le dimensioni dell'operazione c'è anche il riconoscimento della solidità riconquistata dal Monte dei Paschi.

Il valore di Siena, infatti, non può essere letto soltanto attraverso i suoi oltre cinque secoli di storia. Il vero patrimonio che MPS porta oggi sul tavolo è rappresentato dal radicamento territoriale, dalla rete di relazioni con famiglie e imprese, dalle professionalità e dalla fiducia ricostruita dopo una delle stagioni più complesse della sua storia.

È significativo che sia la stessa Intesa Sanpaolo a riconoscere esplicitamente questo patrimonio. Messina parla di una «storia unica nel panorama bancario mondiale» e sottolinea il legame straordinario costruito da MPS con Siena, la Toscana, le imprese e le comunità locali. Un'identità che, nelle intenzioni di Intesa, dovrà essere preservata e valorizzata all'interno di un progetto industriale di dimensioni maggiori.

Ed è proprio questo uno degli aspetti più interessanti dell'intera partita. MPS torna ad essere contendibile perché è tornata ad essere appetibile. Non un problema da risolvere, dunque, ma un asset capace di contribuire alla costruzione di un grande polo finanziario.

Intesa Sanpaolo, dal canto suo, arriva all'appuntamento da una posizione di forza. Messina ricorda come il gruppo sia tra le banche più profittevoli d'Europa, con elevati livelli di patrimonializzazione e una significativa capacità di remunerare gli azionisti. Le prospettive indicate per il nuovo gruppo sono imponenti: oltre 27 milioni di clienti, circa 2.000 miliardi di euro di attività finanziarie della clientela e un utile netto superiore ai 16 miliardi di euro nel 2029. Tra il 2025 e il 2029 sono inoltre previste distribuzioni agli azionisti per circa 61 miliardi.

Numeri che spiegano la dimensione europea del progetto, ma che non cancellano la centralità di MPS.

Anzi. La banca senese porterebbe nel nuovo perimetro un patrimonio costruito attraverso secoli di presenza sul territorio e, soprattutto, una realtà che negli ultimi anni ha saputo lasciarsi alle spalle la fase più critica, recuperando credibilità e centralità nel mercato.

La prospettiva delineata da Messina assegna inoltre a Siena e alla Toscana un ruolo preciso. Il progetto prevede di unire il radicamento territoriale del Monte alle capacità finanziarie e di investimento di Intesa, con l'obiettivo di rafforzare il credito a famiglie, imprenditori e PMI. In caso di successo dell'OPAS, è previsto anche il successivo coinvolgimento di Unipol nella creazione del secondo gruppo bancario italiano, con una forte base azionaria nazionale. Soprattutto, viene indicato il mantenimento del marchio MPS e della sede centrale a Rocca Salimbeni.

Un passaggio tutt'altro che secondario. Per Siena MPS non è semplicemente una banca: è parte della storia economica, sociale e culturale della città. Conservare il marchio e la sede significa riconoscere che quel radicamento rappresenta ancora oggi un valore industriale e non soltanto simbolico.

Nel disegno complessivo entra anche Mediobanca, della quale Intesa punta a valorizzare competenze e posizionamento nel Corporate & Investment Banking e nel Wealth Management, integrandoli con le attività di IMI Corporate & Investment Banking.

Si delinea così una partita molto più ampia di una semplice acquisizione: Intesa Sanpaolo, Monte dei Paschi e Mediobanca diventerebbero componenti di un'architettura finanziaria capace di modificare profondamente gli equilibri del sistema bancario nazionale e di aumentare il peso dell'Italia in Europa.

Messina lega inoltre l'operazione alla capacità di sostenere l'economia reale. Nel solo primo semestre Intesa Sanpaolo ha erogato oltre 44 miliardi di euro a famiglie e imprese e ritiene che la maggiore dimensione del gruppo possa aumentare ulteriormente la capacità di finanziare PMI, aziende e territori.

Sul fronte occupazionale, il piano prevede circa 13.100 nuove assunzioni entro il 2029, destinate ad accompagnare crescita e ricambio generazionale.

La vera fotografia che emerge, dunque, è quella di un sistema bancario italiano entrato in una nuova fase di consolidamento. E in questa fase Monte dei Paschi non arriva più come l'anello debole della catena.

Al contrario, Siena torna al centro delle strategie dei grandi gruppi proprio perché il percorso compiuto ha restituito a MPS solidità, reputazione e valore industriale.

Per anni la domanda è stata quale futuro potesse avere la banca più antica del mondo. Oggi la domanda sembra essere cambiata: quanto vale MPS nella costruzione del futuro sistema bancario italiano?

L'interesse di un gruppo delle dimensioni di Intesa Sanpaolo offre già una prima risposta. E forse è proprio questo il segnale più evidente della distanza percorsa da Rocca Salimbeni rispetto agli anni della grande crisi: MPS è tornata ad essere una banca che i grandi protagonisti del credito vogliono avere al proprio fianco.

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