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  • Roma - Martedì 7 Luglio 2026

Nato, Trump attacca gli alleati ad Ankara: "L'Italia ci ha rifiutato sull'Iran. Meloni mi piace, ma non c'è stata"

Il presidente Usa apre il vertice in Turchia con un duro sfogo nel bilaterale con Erdogan: "Molto deluso dall'Alleanza, vedremo se ritirare altre truppe". Intanto il Forum della Difesa sigla contratti record per 50 miliardi.

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Donald Trump gela l'avvio del vertice Nato di Ankara con un durissimo affondo diretto contro i principali partner europei, Italia in testa.

Nel corso del colloquio bilaterale con il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, il capo della Casa Bianca ha espresso senza filtri la propria frustrazione per il mancato supporto strategico sul dossier mediorientale, svelando un retroscena sui rapporti interni all'asse transatlantico. "Abbiamo investito nella Nato: gli alleati dovrebbero essere disposti a dare una mano. Italia, Germania e Francia, anche la Gran Bretagna, hanno rifiutato di aiutare sull'Iran", ha dichiarato il tycoon, precisando che la richiesta di supporto sul fronte di Teheran era a tutti gli effetti un banco di prova: "Stavo mettendo alla prova gli alleati".

Il capo di Stato americano ha riservato un passaggio specifico alla presidente del Consiglio italiana, Giorgia Meloni, con la quale i rapporti recenti sono stati scanditi da forti tensioni. Pur mantenendo un tono apparentemente cordiale sul piano personale, Trump ha marcato la distanza politica con Palazzo Chigi: "Giorgia Meloni mi piace, è una brava persona ma non c'è stata per noi".

Lo sfogo presidenziale getta un'ombra pesante sulla permanenza del contingente statunitense nel Vecchio Continente. A chi gli domandava se Washington stia valutando un ulteriore disimpegno militare e un ritiro di reparti dall'Europa, il presidente ha risposto con un sibillino "Vedremo", rincarando poi la dose con un giudizio definitivo: "Sono molto deluso dalla Nato. Se non fosse per Erdogan, non avrei partecipato a questo summit".

Mentre la politica interna statunitense scuote i vertici diplomatici, sul piano industriale l'Alleanza Atlantica risponde con una massiccia prova di forza economica per dimostrare di voler incrementare la spesa bellica. In mattinata, i delegati e i ministri dei 32 Paesi membri hanno aperto i lavori partecipando al Forum dell'Industria della Difesa, un maxi vertice coordinato dal segretario generale Mark Rutte – a cui ha preso parte anche la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen – volto a stimolare la convergenza negli appalti congiunti e nella produzione transatlantica.

Secondo fonti interne della Nato, la sessione inaugurale ha portato alla firma di contratti multinazionali e nazionali per un valore complessivo superiore ai 50 miliardi di dollari.

A guidare l'agenda dei nuovi stanziamenti è un piano quinquennale da oltre 40 miliardi di dollari interamente dedicato ai sistemi di difesa anti-drone, che prevede anche la creazione di una piattaforma centralizzata di acquisto e il quintuplicamento degli operatori specializzati entro il 2027.

Tra gli accordi di punta, spiccano lo studio di fattibilità per incrementare la produzione europea dei missili AMRAAM della Raytheon e una lettera d'intenti per un centro di manutenzione dei sistemi Patriot che unisce Usa, Germania, Olanda, Polonia e Svezia.

L'Italia presidia i tavoli industriali con l'amministratore delegato di Leonardo, Lorenzo Mariani, inserito nel panel strategico sulla prontezza industriale. Un dispiegamento di risorse che Rutte ha sintetizzato in un appello ai costruttori: "Abbiamo bisogno di una rivoluzione industriale nel settore della difesa. Il ronzio dei macchinari deve trasformarsi in un ruggito. Vi chiedo di compiere uno scatto".

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