Papa Leone XIV in Camerun: "Possibile vivere in pace, il mondo ha bisogno di sentire questo"

Il Pontefice atterra a Yaoundé dopo la tappa ad Algeri e incontra il decano dei capi di Stato Paul Biya. Intanto la CEI censura gli attacchi social di Trump: "Uso spregevole della comunicazione, Leone XIV risponde con la mitezza".

(Prima Notizia 24)
Mercoledì 15 Aprile 2026
Roma - 15 apr 2026 (Prima Notizia 24)

Il Pontefice atterra a Yaoundé dopo la tappa ad Algeri e incontra il decano dei capi di Stato Paul Biya. Intanto la CEI censura gli attacchi social di Trump: "Uso spregevole della comunicazione, Leone XIV risponde con la mitezza".

La visita apostolica di Papa Leone XIV prosegue nel cuore dell'Africa con l'arrivo a Yaoundé, capitale del Camerun, seconda tappa del suo terzo viaggio internazionale.

Salutando i giornalisti a bordo del volo papale, il Pontefice ha ribadito l'urgenza di una convivenza basata sul “rispetto di tutti per tutti”, traendo un bilancio positivo dalla precedente sosta in Nord Africa.

“In due giorni in Algeria, penso che abbiamo avuto davvero una meravigliosa opportunità per continuare a costruire ponti per promuovere il dialogo. Penso che la visita alla moschea sia stata significativa per dire che, sebbene con fedi, stili di vita e modi differenti di adorare Dio, possiamo comunque vivere insieme in pace”, ha dichiarato il Santo Padre, aggiungendo con forza: “È questo che il mondo ha bisogno di ascoltare oggi, e insieme possiamo continuare a offrire la nostra testimonianza”.

Appena sbarcato, Leone XIV si è recato al Palazzo Presidenziale per un colloquio storico con Paul Biya, 93 anni, alla guida del Paese da oltre quattro decenni. Biya rappresenta un testimone unico della diplomazia vaticana in Africa, avendo accolto a Yaoundé sia Giovanni Paolo II che Benedetto XVI, oltre ad aver incontrato Papa Francesco in Vaticano.

Mentre il Papa prosegue la sua missione di pace, dal quartier generale della CEI giungono parole di ferma condanna per le recenti tensioni diplomatiche con la Casa Bianca. Vincenzo Corrado, direttore dell’Ufficio comunicazioni sociali della Cei, ha denunciato le offese rivolte via social da Donald Trump al Pontefice: “Come pensare di promuovere la pace con una comunicazione tesa continuamente allo scontro? La risposta sarebbe scontata”.

Corrado ha evidenziato il contrasto netto tra la veemenza presidenziale e la postura del Papa, definendo l'attacco di Trump come un “segno negativo nello stile e nei toni” e un “uso spregevole dell'atto comunicativo”.

Il Papa, dal canto suo, ha scelto di non alimentare la polemica diretta, mantenendo il baricentro sul messaggio evangelico. “Io non guardo al mio ruolo come a un politico, non sono un politico, io non voglio entrare in un dibattito con lui”, aveva già chiarito ai cronisti, ribadendo la propria missione: “Non penso che il messaggio del Vangelo debba essere abusato come alcuni stanno facendo. Io continuo a parlare forte contro la guerra, cercando di promuovere la pace”.

Secondo la CEI, questa radicalità spirituale, fondata sul saluto “La pace sia con tutti voi!”, traccia una linea di demarcazione insuperabile tra la propaganda e la testimonianza, ricordando che il Vangelo non accetta compromessi né deroghe nella sua vocazione alla concordia universale.


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