
- Prima Notizia 24
- Castelgandolfo (Roma) - Domenica 16 Agosto 2026
Papa Leone XIV: «La pace oltre ogni barriera». Appello per la Cisgiordania e la soluzione dei due Stati
Da Castel Gandolfo il Pontefice richiama la Chiesa all’ascolto e all’accoglienza in un «mondo tormentato che cerca pace». Poi lo sguardo al Medio Oriente: stop alle violenze contro i civili palestinesi in Cisgiordania e un’azione urgente della comunità internazionale per far progredire la prospettiva dei due Stati.
di Giorgio Neri
Un invito ad abbattere le barriere, ad ascoltare anche chi irrompe nei nostri programmi e a trasformare la fede in una concreta ricerca della pace. Ma anche un nuovo, deciso appello alla comunità internazionale perché non si rassegni alla violenza in Medio Oriente e torni a costruire una prospettiva politica capace di garantire un futuro a israeliani e palestinesi.
È il doppio messaggio lanciato da Papa Leone XIV nell’Angelus recitato in Piazza della Libertà a Castel Gandolfo, all’indomani della solennità dell’Assunzione.
Al centro della riflessione del Pontefice la figura evangelica della donna cananea, straniera rispetto al popolo di Gesù eppure capace, attraverso la propria determinazione e la propria fede, di superare distanze e confini. Una pagina del Vangelo che Leone XIV ha trasformato in una riflessione fortemente legata al presente.
Il Papa ha ricordato come anche gli incontri inattesi, persino quelli capaci di modificare programmi già stabiliti, possano diventare occasioni per ascoltare e comprendere. Da qui l’invito a «tendere l’orecchio, aprire gli occhi e aprire il cuore» davanti a ciò che accade intorno a noi.
Una lezione che, nelle parole del Pontefice, riguarda direttamente anche la Chiesa contemporanea, chiamata a non rinchiudersi entro confini prestabiliti ma a lasciarsi sorprendere dall’azione di Dio e a portare la pace di Cristo oltre ogni barriera.
Il passaggio forse più sociale dell’Angelus arriva quando Leone XIV richiama il valore universale della dignità umana. Dalla donna cananea, osserva il Papa, si apprendono umiltà e determinazione, ma soprattutto la consapevolezza che davanti a Dio nessuno può essere considerato marginale.
La «tavola di Dio», ha sottolineato, è preparata per tutti e nessuno deve essere condannato alle briciole.
Un’immagine semplice che diventa una denuncia delle fratture del nostro tempo. Alla luce della fede, ha osservato Leone XIV, diventano infatti intollerabili diseguaglianze, discriminazioni e barriere capaci di calpestare la dignità delle persone.
Il Pontefice fotografa così una società attraversata da guerre, divisioni e nuove contrapposizioni. «Siamo Chiesa di Gesù Cristo in un mondo tormentato, un mondo che cerca pace», ha ricordato.
Ed è proprio la pace a diventare protagonista delle parole pronunciate al termine dell’Angelus.
Papa Leone XIV ha rivolto un nuovo appello perché cessino le violenze contro la popolazione civile palestinese in Cisgiordania, richiamando direttamente la responsabilità della comunità internazionale.
Il Pontefice ha chiesto con urgenza che si lavori affinché possa avanzare concretamente la soluzione dei due Stati, indicata come strada verso «una pace giusta e duratura».
Parole accolte dagli applausi dei fedeli presenti a Castel Gandolfo e che riportano ancora una volta il Medio Oriente al centro dell’attenzione della Santa Sede.
Non soltanto, dunque, la richiesta di interrompere la spirale della violenza. Nelle parole di Leone XIV emerge anche la necessità di restituire spazio alla politica e alla diplomazia, perché alla condanna delle sofferenze dei civili possa accompagnarsi la costruzione di una prospettiva stabile.
Il filo che unisce la meditazione evangelica e l’appello internazionale è proprio il rifiuto dell’indifferenza.
La donna cananea raccontata dal Vangelo è qualcuno che arriva dall’esterno e chiede di essere ascoltato. La sua voce inizialmente disturba, interrompe, modifica un programma. Ma proprio quell’incontro diventa, nella lettura proposta dal Papa, il simbolo di un atteggiamento necessario anche oggi: non voltarsi dall’altra parte davanti alla sofferenza.
È forse questo il passaggio più politico nel senso alto del termine dell’Angelus di Castel Gandolfo: la pace non nasce soltanto dai grandi tavoli diplomatici, ma dalla capacità di riconoscere nell’altro una persona che possiede la nostra stessa dignità.
E mentre guerre e tensioni continuano a segnare lo scenario internazionale, Leone XIV affida alla Chiesa un compito preciso: ascoltare, vedere, aprire il cuore e non considerare mai definitivo un confine quando dall’altra parte di quel confine c’è qualcuno che chiede pace.
Il Papa ha infine affidato a Maria l’intercessione per l’umanità, richiamando il Magnificat, definito un canto capace di guardare la realtà con gli occhi di Dio, senza perdere la speranza e continuando ad agire nella carità.
Da Castel Gandolfo arriva così un messaggio che tiene insieme Vangelo e attualità: nessuno può essere relegato ai margini e nessuna pace può essere davvero duratura se lascia qualcuno fuori dalla tavola.
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