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  • Roma - Venerdì 28 Agosto 2026

Pini di Roma, CURAA chiede un piano straordinario: "Prima curare e sostenere, abbattere solo gli alberi morti"

L’associazione sollecita la Giunta Gualtieri e l’assessora Sabrina Alfonsi a cambiare approccio nella gestione del patrimonio arboreo della Capitale. La proposta: valutazioni scientifiche su ogni singolo esemplare, terapie, sistemi di ancoraggio e coinvolgimento di agronomi e Università.

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Pini di Roma, CURAA chiede un piano straordinario: "Prima curare e sostenere, abbattere solo gli alberi morti"
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Salvare prima di abbattere. È questa la linea indicata da CURAA – Cittadini Uniti per Roma, i suoi Alberi e i suoi Abitanti, che chiede alla Giunta Gualtieri e all’assessora all’Ambiente Sabrina Alfonsi un piano straordinario per la tutela dei pini della Capitale.

L’associazione propone un vero cambio di paradigma: la conservazione e la cura dovrebbero diventare la regola, mentre l’abbattimento dovrebbe essere limitato agli esemplari completamente secchi e morti.

Secondo CURAA, ogni albero dovrebbe essere valutato singolarmente, tenendo conto delle condizioni fitosanitarie, dello stato del tronco, dell’apparato radicale, dell’età, dell’esposizione e del contesto urbano. Solo dopo questa analisi dovrebbe essere individuata la soluzione più adeguata, ricorrendo quando possibile a cure fitosanitarie, trattamenti endoterapici, interventi sulle radici e sistemi di sostegno o ancoraggio.

L’associazione richiama anche esperienze già realizzate in altre città italiane, come Venezia, dove alcuni pini marittimi danneggiati sarebbero stati messi in sicurezza attraverso sistemi di sostegno pensati per conservarne stabilità e struttura.

CURAA guarda con attenzione anche al nuovo direttore del Dipartimento Tutela Ambiente, l’agronomo Mario Uniformi, auspicando che possa imprimere una svolta nella gestione del patrimonio arboreo romano, privilegiando interventi mirati rispetto a soluzioni standardizzate. Tra le proposte c’è anche il coinvolgimento degli Ordini professionali degli agronomi e dei dottori forestali e dell’Università La Sapienza, con l’obiettivo di elaborare un protocollo scientifico specifico per i pini di Roma.

Particolare preoccupazione riguarda inoltre la cocciniglia del pino, che negli ultimi anni ha colpito numerosi esemplari lungo le strade consolari, nelle pinete della Capitale e di Ostia e anche al cimitero Flaminio. Per gli alberi ancora recuperabili, CURAA chiede di intervenire rapidamente con le terapie necessarie.

"Non possiamo considerare perduto un pino semplicemente perché è malato o presenta criticità", afferma Jacopa Stinchelli, presidente di CURAA. "Un albero malato è prima di tutto un albero che deve essere curato. Un albero che presenta problemi strutturali deve essere studiato, sostenuto e messo in sicurezza. Solo quando un esemplare è completamente secco e morto si deve procedere alla sua rimozione".

La richiesta assume un significato ancora maggiore alla luce dell’aumento delle temperature, della siccità e degli stress climatici che rendono più difficile anche l’attecchimento delle nuove alberature.

Per CURAA, il patrimonio esistente – stimato in circa 51 mila pini di Pinus pinea – rappresenta una risorsa ambientale e paesaggistica strategica per Roma. Ombra, riduzione delle temperature, assorbimento di CO₂ e inquinanti, biodiversità e qualità urbana sono benefici che gli alberi adulti possono garantire nell’immediato e che una nuova piantumazione non può sostituire rapidamente.

Da qui la richiesta di avviare un progetto pilota per la salvaguardia dei pini romani, sperimentando anche sistemi di sostegno in acciaio già utilizzati in altri contesti. Il messaggio dell’associazione è netto: Roma non deve soltanto piantare nuovi alberi, ma prima di tutto proteggere quelli che possiede già.

I pini, conclude CURAA, sono parte integrante dell’identità della Capitale e richiedono una politica fondata su cura, prevenzione, conservazione e tutela.

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