
- Prima Notizia 24
- Roma - Venerdì 28 Agosto 2026
Il riscaldamento globale aumenta il rischio di malattie cardiovascolari: l'allarme degli esperti
Lo studio pubblicato sullo European Journal of Preventive Cardiology evidenzia l'impatto di calore ed eventi estremi. A rischio i progressi nella salute pubblica.
L'aumento costante delle temperature, l'incremento delle ondate di calore, i livelli di inquinamento atmosferico e la frequenza degli eventi meteorologici estremi stanno condizionando in modo significativo i fattori di rischio cardiovascolare, trasformando la crisi climatica in una vera e propria emergenza sanitaria su scala globale.
A delineare il quadro è una revisione sistematica della letteratura scientifica apparsa sullo European Journal of Preventive Cardiology.
Dalla ricerca emerge come i mutamenti climatici di origine antropica incidano direttamente e indirettamente sull'aggravamento di patologie quali ipertensione, diabete e iperlipidemia, contribuendo a far innalzare i valori di colesterolo e trigliceridi. Il rialzo termico e i picchi di calore risultano inoltre correlati a un incremento dei tassi di morbilità e mortalità cardiovascolare, con un parallelo aumento dei casi di diabete di tipo 1, di tipo 2 e gestazionale.
Gli effetti più gravi si concentrano sui soggetti maggiormente vulnerabili: popolazione anziana, minoranze etniche, persone in condizioni socioeconomiche svantaggiate e donne, queste ultime penalizzate da fattori fisiologici, compiti di cura e responsabilità nella gestione dell'alimentazione.
"Il cambiamento climatico altera una serie di elementi che sono fondamentali per la nostra salute, come l'aria pulita, l'acqua potabile, la sicurezza alimentare e condizioni ambientali adeguate, con il rischio di vanificare decenni di progressi nel campo della salute pubblica", spiega Anna Vittoria Mattioli, docente presso il Dipartimento di Scienze per la Qualità della Vita dell'Università di Bologna e coautrice dello studio.
Per arginare le conseguenze di questo scenario, gli autori evidenziano la necessità di un impegno diretto da parte del personale sanitario nell'individuazione dei pazienti a rischio per la definizione di terapie mirate, affiancato da interventi politici incisivi a livello internazionale, a partire dal progressivo abbandono dei combustibili fossili.
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