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  • Pontida (BG) - Domenica 20 Settembre 2026

Pontida, Salvini chiama la Lega al congresso: «Si vince uniti». La sfida ora si sposta dentro il partito

Dal pratone il segretario prova a ricomporre le tensioni e annuncia la proposta di un congresso straordinario a ottobre. Un messaggio rivolto prima di tutto alla Lega: «Le discussioni nelle sezioni, non sui giornali e in tv». E rilancia la sintesi tra autonomismo, federalismo e sovranismo.

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di Giorgio Neri

Ci sono luoghi che per un partito valgono più di una sede, di un simbolo e perfino di un congresso. Per la Lega, Pontida è uno di questi. E quest'anno sul pratone bergamasco Matteo Salvini è arrivato con una parola ripetuta più delle altre: unità.

Non è un richiamo casuale. Il raduno del 20 settembre arriva dopo settimane segnate da un confronto interno sulla linea politica, sul rapporto con il Nord e sulla gestione del partito. Un dibattito emerso anche pubblicamente e che ha accompagnato la vigilia dell'appuntamento leghista.

Salvini sceglie di affrontare il tema dal palco.

«Si vince uniti e la Lega è unita e lo sarà più che mai», dice davanti ai militanti, mentre dalla platea arrivano i cori «Matteo, Matteo» e «c'è solo un capitano».

Poi arriva l'annuncio politicamente più rilevante della giornata: «Domani proporrò di convocare a ottobre il congresso straordinario della Lega». La convocazione annunciata da Salvini è confermata anche dalle cronache della giornata.

Una scelta che porta il confronto dal pratone agli organismi del partito.

Il messaggio del segretario è chiaro anche sul metodo con cui vorrebbe gestire le divergenze: «Se c'è una discussione da fare, se c'è un problema da risolvere, se c'è una questione da portare sul tavolo, tutto questo va affrontato nelle sezioni della Lega e non in piazza, sui giornali e nelle televisioni».

È forse qui che emerge il lato più politico della Pontida 2026. Non cancellare il confronto, ma riportarlo dentro il partito.

Salvini lo dice esplicitamente anche quando osserva che occupare lo spazio pubblico con le polemiche interne finirebbe, a suo giudizio, per favorire gli avversari: «Se riempiamo il poco spazio che ci danno con polemiche interne, facciamo un favore alla sinistra».

Il nodo resta però quello dell'identità della Lega.

La discussione sulla centralità del Nord non nasce oggi. Nelle ultime settimane alcuni dirigenti e amministratori hanno chiesto maggiore attenzione alle istanze settentrionali e una gestione più collegiale. Sul pratone, Massimiliano Romeo ha parlato della necessità di valorizzare la squadra e della volontà di mantenere un'unica Lega, mentre il dibattito sul rinnovamento resta aperto.

Salvini prova a indicare la propria sintesi: «L'autonomismo va unito allo spirito sovranista».

Tradotto politicamente: autonomisti e federalisti in Italia, patrioti e sovranisti in Europa. Una formula con cui il segretario tenta di tenere insieme la storia territoriale della Lega e il percorso nazionale ed europeo sviluppato dal partito negli ultimi anni.

Pontida, del resto, resta il luogo dove memoria e futuro della Lega inevitabilmente si incontrano. Quest'anno il raduno ha avuto anche un significato particolare perché è stato il primo dopo la morte, lo scorso marzo, di Umberto Bossi, fondatore del movimento. Alla vigilia erano stati organizzati una messa e un omaggio alla sua memoria.

È anche per questo che le parole sull'unità assumono un peso diverso.

Dietro le bandiere, i cori e i rituali di sempre c'è infatti un partito chiamato a decidere quale equilibrio trovare tra le proprie anime: quella autonomista e settentrionale delle origini e quella nazionale e sovranista costruita negli anni della segreteria Salvini.

Il congresso straordinario annunciato per ottobre, se formalmente convocato, sarà il luogo istituzionale nel quale questo confronto potrà prendere forma.

Dal palco, intanto, Salvini prova a fissare il confine: discutere sì, dividersi no.

Pontida 2026 finisce così per essere meno una resa dei conti che l'apertura di una nuova fase del confronto interno. Il pratone ha dato voce alle diverse sensibilità. Adesso la discussione può spostarsi nelle sedi politiche del movimento.

Perché, oltre gli slogan e i cori, la domanda che accompagna la Lega verso il congresso riguarda soprattutto il modo in cui il partito intende tenere insieme le proprie radici territoriali e la dimensione nazionale costruita negli ultimi anni.

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