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- Roma - Giovedì 9 Luglio 2026
Rapporto annuale Inps: meno assegni e più asili nidi per aiutare le madri lavoratrici
Il presidente Fava: "Denatalità si combatte con stabilità, non solo con moneta". In 30 anni età della pensione su di 7 anni.
I trasferimenti monetari diretti alle famiglie, pur potendo stimolare un contenuto aumento delle nascite, rischiano di disincentivare l'occupazione femminile se non inseriti in un piano strutturale di conciliazione tra impiego e carichi di cura. È l'allarme lanciato dall'Inps nel suo XXV Rapporto annuale, presentato alla Camera.
Secondo l'Istituto di previdenza, misure come l'assegno unico e universale rischiano di frenare la presenza delle madri nel mercato del lavoro. Al contrario, il "Bonus asilo nido" e il lavoro agile si dimostrano strumenti capaci di sostenere l'impiego per le donne, con il primo che incrementa del 6% la probabilità di occupazione per le madri e il secondo che riduce fino all'87% la cosiddetta "child penalty", favorendo incrementi salariali fino a 1.300 euro l'anno successivo al parto, con riscontri positivi anche sulla fecondità.
"Il tema della natalità non può essere affrontato solo con trasferimenti monetari", ha spiegato il presidente dell'Inps, Gabriele Fava. "La decisione di avere un figlio dipende anche dalla stabilità del lavoro, dalla possibilità di conciliare tempi di vida e tempi professionali, dalla disponibilità di servizi per l'infanzia, dalla distribuzione dei carichi di cura tra madri e padri".
Fava ha evidenziato come l'utilizzo del Bonus nido sia balzato dal 4% del 2017 a oltre il 35% del 2025. "È una crescita molto rilevante, ma il dato va letto fino in fondo", ha però avvertito. "Le famiglie con Isee più basso continuano spesso a usare meno la misura, perché vivono in contesti nei quali l'offerta di servizi è più debole, il lavoro è più instabile, il ritorno economico dell'occupazione femminile è più incerto. Una misura formalmente universale può produrre risultati diseguali se i territori non offrono le stesse condizioni di accesso".
Il presidente ha toccato anche il tema dello smart working, cresciuto dopo il 2020: "Quando ben utilizzato, può contribuire a ridurre la penalizzazione economica legata alla maternità e a favorire una maggiore condivisione dei carichi familiari. È uno degli strumenti che possono attenuare la frattura tra genitorialità e lavoro. La denatalità non si contrasta con una misura sola. Richiede un ecosistema fatto di lavoro stabile, salari adeguati, servizi all'infanzia, congedi, flessibilità, parità di genere, accessibilità digitale, prossimità territoriale e cultura della condivisione. In questa logica, l'Inps può avere una funzione essenziale. Rendere i sostegni alla famiglia, alla genitorialità e alla cura più leggibili, più semplici, più vicini, più integrati".
Il Rapporto fotografa inoltre un profondo mutamento del sistema pensionistico negli ultimi trent'anni, periodo in cui l'età media di uscita dal lavoro per i dipendenti privati è cresciuta di 7 anni e 3 mesi, passando dai 57 anni e 7 mesi del 1995 ai 64 anni e 10 mesi attuali. Considerando anche il pubblico impiego, l'età media alla previdenza si è attestata a 64 anni e sette mesi nel 2025 (rispetto ai 64 anni e 5 mesi del 2024 e ai 61 anni e 7 mesi del 2012). Per la vecchiaia i requisiti sono stabili sui 67 anni dal 2020, mentre le anticipate mostrano un andamento più flessibile attestandosi a 61,7 anni nel 2025.
Sul fronte occupazionale e contributivo emerge poi la rilevanza della manodopera straniera: tra il 2019 e il 2025 i lavoratori extra Ue sono aumentati di oltre il 35%, arrivando a rappresentare un dipendente su sette in Italia. "Si tratta di un dato che va letto con serietà, al di fuori di contrapposizioni ideologiche", ha rimarcato Fava. "Esso evidenzia come una quota crescente della capacità produttiva e della base contributiva del Paese dipenda anche dalla capacità di governare i flussi migratori, orientandoli verso i fabbisogni del sistema produttivo e accompagnandoli con percorsi di formazione, legalità, integrazione e lavoro regolare", concludendo con la richiesta di "un patto di convivenza, responsabilità e convivenza".
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