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- Roma - Martedì 11 Agosto 2026
Rocco Epifanio torna alle radici: l’oro, le maschere e quell’archeologia dell’anima
Dal 21 al 23 agosto Oppido Mamertina ospita “Frammenti e Trasmutazioni”, viaggio nell’universo creativo del maestro orafo. A Palazzo Grillo opere, memoria e culture del mondo si incontrano nel segno di un artista che da oltre quarant’anni trasforma la materia preziosa in racconto.
Ci sono ritorni che non hanno bisogno di distanze da percorrere. Cominciano dalla memoria, attraversano immagini custodite per decenni e finiscono per riportare un uomo esattamente nel luogo dal quale era partito.
Per Rocco Epifanio il ritorno a Oppido Mamertina ha il sapore delle radici e insieme quello della maturità artistica. Dopo oltre quarant’anni dedicati all’arte orafa nel cuore di Roma, il maestro torna nella sua terra con “Frammenti e Trasmutazioni”, esposizione in programma da venerdì 21 a domenica 23 agosto nelle sale del monumentale Palazzo Grillo, in via Marino Zuco.
L'iniziativa, sostenuta dalla Pro Loco e dall'Amministrazione comunale di Oppido Mamertina, sarà inaugurata venerdì 21 agosto alle ore 21 nella Sala degli Stemmi della Cattedrale cittadina.
Non è semplicemente una mostra. È, piuttosto, un viaggio a ritroso e contemporaneamente intorno al mondo.
L’artista come “archeologo dell’anima”
Epifanio lavora il metallo prezioso come se dentro la materia fossero rimasti imprigionati ricordi, persone, luoghi, suoni. L'infanzia, la vecchia scuola, i giorni di festa, le campane, la terra d'origine: elementi apparentemente lontani dal laboratorio di un orafo diventano invece materia creativa.
Ed è proprio qui che emerge la dimensione più personale della sua ricerca. Epifanio potrebbe essere definito un “archeologo dell'anima”: non scava nel terreno, ma nella memoria. Recupera frammenti, li ricompone e li trasforma.
Da qui il titolo della mostra, “Frammenti e Trasmutazioni”, che sintetizza efficacemente il processo creativo dell'artista: ciò che appartiene al passato non viene semplicemente riprodotto, ma attraversa una metamorfosi e acquista una nuova vita.
Il ritorno a Oppido arriva inoltre dopo un altro passaggio importante della sua carriera: la grande esposizione organizzata alla Biblioteca Casanatense di Roma per celebrare quarant'anni di attività.
Questa volta, però, il viaggio conduce verso casa.
Le maschere raccontano il mondo
Uno dei nuclei più affascinanti dell'esposizione è rappresentato dalle maschere.
Piccole, preziose, differenti tra loro, diventano tessere di un enorme mosaico antropologico. Dietro ciascuna c'è una cultura, una comunità, un rito, una paura o una speranza.
È il “Teatrum Mundi”, il teatro del mondo, che Epifanio ha esplorato attraverso un lungo lavoro di studio sulle maschere appartenenti alle tradizioni popolari di epoche e continenti differenti.
Un'indagine artistica che dialoga con il progetto “Il Giro del Mondo”, già presentato a Roma nella suggestiva cornice di via Giulia, negli spazi della libreria Gangemi.
Dal Mediterraneo all'Africa, dall'Oriente alle Americhe, fino al Brasile: cambiano forme, materiali e simboli, ma resta una domanda universale. Cosa si nasconde dietro un volto?
Epifanio sembra rispondere attraverso il paradosso della maschera: ciò che apparentemente dovrebbe nascondere può diventare proprio ciò che rivela.
Dalla Magna Grecia a Pirandello
Il tema affonda inevitabilmente le sue radici nel Mediterraneo e nella Magna Grecia, dove la maschera diventa uno degli elementi fondanti del teatro occidentale.
Ma nel percorso di Epifanio la maschera supera il palcoscenico.
Diventa identità, memoria collettiva, appartenenza. E soprattutto diventa un ponte tra mondi lontanissimi.
La ricerca incontra così idealmente la grande riflessione novecentesca sull'identità, da Pirandello alla letteratura latinoamericana, fino alle culture africane nelle quali la maschera non rappresenta soltanto qualcuno o qualcosa, ma può stabilire una relazione con il sacro, con gli antenati e con la comunità.
Anche la tradizione italiana trova ampio spazio, attraverso alcune delle sue maschere regionali più celebri.
In questo universo l'oro cambia funzione. Non è più soltanto simbolo di preziosità: diventa linguaggio.
Viene inciso, modellato, piegato fino a perdere idealmente la propria rigidità. La materia entra così nella narrazione e ogni monile diventa un piccolo racconto.
Il filo d’oro che unisce terre lontane
È probabilmente questo il significato più profondo di “Frammenti e Trasmutazioni”.
Epifanio parte da Oppido Mamertina, attraversa idealmente il mondo e infine ritorna a Oppido. Nel mezzo ci sono quarant'anni di mestiere, Roma, gli incontri, gli studi, le esposizioni e soprattutto una ricerca continua sulla memoria.
Le sue maschere finiscono così per comporre una sorta di atlante dell'umanità.
Volti differenti che raccontano paure e desideri sorprendentemente simili.
E il metallo prezioso diventa il sottile filo capace di tenere insieme tutto: la Calabria e Roma, la Magna Grecia e l'Africa, il Mediterraneo e le Americhe, l'infanzia e la maturità.
Perché forse la trasmutazione più importante raccontata da Rocco Epifanio non riguarda l'oro.
Riguarda il tempo.
Il tempo che passa, modifica i ricordi e apparentemente allontana dai luoghi dell'infanzia. Fino a quando l'arte riesce a compiere il percorso contrario e a riportarli davanti agli occhi.
Dal 21 al 23 agosto, a Oppido Mamertina, dietro quelle piccole maschere non ci saranno dunque soltanto altri volti.
Ci sarà il mondo.
E, in qualche modo, ci sarà anche il volto più intimo di Rocco Epifanio: quello di un artista che, dopo aver cercato l'umanità nelle maschere di popoli lontani, torna nella propria terra per ritrovare se stesso. (Rs)
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