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- Roma - Lunedì 22 Giugno 2026
Spagna, caso mascherine anti-Covid: l'ex braccio destro di Sanchez condannato a 24 anni per corruzione
Pena di 19 anni per il suo ex consulente. Nel frattempo, il giudice convoca la "primera dama" Begoña Gómez per il ritiro del passaporto, ma il Csm spagnolo apre un fascicolo d'urgenza sul magistrato per rischio di parzialità.
La scena politica e istituzionale spagnola viene travolta da una duplice ondata di fango giudiziario che colpisce direttamente i vertici storici e la cerchia più ristretta del Partito Socialista al governo.
La Corte Suprema di Madrid ha reso noto il dispositivo di primo grado del primo filone processuale nato dal cosiddetto “caso mascherine” (noto nelle cronache locali come “caso Koldo”), la vasta inchiesta sulle tangenti e sulle commesse illecite per l'approvvigionamento di dispositivi sanitari di protezione individuale a enti e strutture pubbliche durante le fasi più acute dell'emergenza pandemica da Covid-19.
Il collegio giudicante ha comminato una pesantissima condanna pari a 24 anni e 3 mesi di reclusione a José Luis Ábalos, figura di primissimo piano dell'esecutivo fino a pochi anni fa, già ministro dei Trasporti e numero tre dell'organigramma del Psoe, ritenuto l'antico braccio destro del capo del governo Pedro Sánchez. I magistrati lo hanno riconosciuto colpevole dei reati di associazione a delinquere, corruzione, malversazione di fondi pubblici e traffico di influenze illecite.
La stessa linea di fermezza è stata applicata nei confronti del suo storico consigliere e assistente personale, Koldo García, al quale il tribunale ha inflitto una pena detentiva quantificata in 19 anni e 8 mesi di carcere.
Parallelamente ai verdetti sui dispositivi sanitari, si registra una decisa accelerazione nel secondo fronte giudiziario che lambisce direttamente la residenza ufficiale del capo del governo. Il titolare dell'ufficio istruttorio di Madrid, il magistrato Juan Carlos Peinado, ha formalizzato la convocazione in tribunale per la giornata di mercoledì a carico di Begoña Gómez, consorte del primo ministro Sánchez.
L'atto è finalizzato alla materiale consegna del passaporto della donna, provvedimento disposto quale misura cautelare restrittiva unitamente al tassativo divieto di espatrio dal territorio nazionale e all'obbligo di presentarsi per la firma bisettimanale davanti agli uffici di polizia giudiziaria.
La decisione del giudice, che ha disposto il rinvio a giudizio della “primera dama” ipotizzando la sussistenza di quattro distinte fattispecie di reato, ha coinvolto per il medesimo giorno anche Cristina Álvarez, ex assistente personale di Gómez presso il palazzo della Moncloa, colpita dalle stesse identiche restrizioni della libertà personale.
Il calendario fissato dal magistrato non appare casuale: l'accesso in aula della moglie del leader socialista coincide infatti esattamente con la giornata in cui il premier Sánchez è chiamato a riferire davanti al Congresso dei Deputati per fornire chiarimenti sui numerosi scandali penali che stanno assediando la stabilità della maggioranza.
Il quadro giudiziario iberico si arricchisce di un ulteriore elemento di scontro istituzionale, questa volta interno alla stessa magistratura. Il Consejo Superior del Poder Judicial (Cspj), l'organo di autogoverno dei magistrati spagnoli equivalente al Csm italiano, ha aperto in via d'urgenza un procedimento di natura disciplinare per “infrazione grave” nei confronti proprio del giudice Juan Carlos Peinado, titolare delle indagini sulla consorte del premier.
Al centro del fascicolo ispettivo sono finite le contestate motivazioni inserite dal giudice nell'ordinanza con cui, nel fine settimana, aveva decretato il rinvio a giudizio e le relative misure restrittive per Gómez, paventando un concreto e imminente pericolo di fuga.
Nel testo del provvedimento, Peinado aveva sollevato pesanti ombre sulla fedeltà degli apparati di sicurezza dello Stato, asserendo che gli stessi agenti di scorta assegnati alla tutela della moglie del primo ministro avrebbero potuto, “di propria iniziativa o seguendo ordini dei superiori gerarchici”, operare attivamente per “collaborare alle azioni volte a facilitare la fuga” dell'indagata, sottraendola così alla disponibilità dell'autorità giudiziaria.
L'attivazione dell'azione disciplinare, contemplata dalla Legge Organica del Potere Giudiziario per le gravi mancanze di rispetto nei confronti dei corpi di polizia, è passata con una votazione spaccata a metà all'interno del Consiglio: quattro i suffragi favorevoli – tra cui si è rivelato determinante il voto espresso dalla presidente Isabel Perelló – e quattro i pareri contrari manifestati dall'ala conservatrice dell'organo.
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