Stampa Cattolica, “Parola di Vita” Speciale dedicato al nuovo Vescovo di Cosenza
Vaticano. Papa Francesco ha scelto il nuovo Vescovo della Diocesi di Cosenza. Si tratta di Mons.Giovanni Cecchinato che ora si prepara a lasciare la diocesi di San Severo per la Calabria. Dedicato a lui lo Speciale di Parola di Vita, il più autorevole giornale della Chiesa calabrese.
di Pino Nano
Venerdì 16 Dicembre 2022
Cosenza - 16 dic 2022 (Prima Notizia 24)
Vaticano. Papa Francesco ha scelto il nuovo Vescovo della Diocesi di Cosenza. Si tratta di Mons.Giovanni Cecchinato che ora si prepara a lasciare la diocesi di San Severo per la Calabria. Dedicato a lui lo Speciale di Parola di Vita, il più autorevole giornale della Chiesa calabrese.
“Parola di Vita” è uno dei giornali più antichi della Chiesa in Calabria, ma è anche uno dei giornali più autorevoli del panorama giornalistico del Sud. Lo dirige uno degli intellettuali più attenti e più rigorosi della Chiesa di Cosenza, Enzo Gabrieli, un sacerdote illuminato a cui la Chiesa ha affidato anche la missione delicatissima di Padre Postulatore nel processo di Beatificazione sia di Natuzza Evolo che di Madre Elena Aiello, un giornalista che in questi ha trasformato quello che un tempo era il tradizionale “bollettino ecclesiastico” della Diocesi di Cosenza-Bisignano in un autorevole strumento di comunicazione popolare.

L’ultimo numero di Parola di Vita don Enzo Gabrieli ha scelto di dedicarlo al nuovo vescovo di Cosenza, mons. Giovanni Cecchinato, appena nominato da Papa Francesco alla guida della Diocesi e al posto di Mons. Nolè morto per via di un tumore velocissimo, in attesa che ora mons. Giovanni Cecchinato lasci la diocesi di San Severo e prenda pieno possesso delle sue funzioni pastorali.

Viene infatti dalla Diocesi di San Severo, in provincia di Foggia, mons. Giovanni Checchinato. 65 anni ben portati, il sorriso carismatico di un sacerdote vecchio stampo, una cultura enciclopedica ci dicono a Latina, è la citta che lo ha visto nascere e poi crescere, un prete di grande coraggio e di grande umanità, che ha dedicato tutto il suo magistero episcopale agli “ultimi delle periferie” che come “principe della Chiesa” ha avuto in affidamento.

Indimenticabili le sue omelie contro la mafia e contro lo sfruttamento delle donne e dei migranti in tutto il foggiano.

“Quando Papa Francesco attraverso il Nunzio Apostolico, mi ha chiesto qualche giorno fa di venire a camminare con voi come vostro nuovo Vescovo, lasciando l’amata diocesi di San Severo, potrete immaginare che il mio cuore non era affatto “in pace”. Non si vive alla giornata, e il bisogno di tenere sotto controllo la nostra vita, di programmare le attività diocesane, di cercare sicurezze nelle logiche delle nostre strategie pastorali, ci conducono a pensare di essere noi a mandare avanti il Regno di Dio. Poi arriva un imprevisto, una nuova chiamata e ci sembra di perdere la pace, ma in realtà è il Signore che ci fa rendere conto che “il Regno di Dio non è solo oltre i nostri sforzi, è anche oltre le nostre visioni … che è come dire che il Regno sta più in là di noi stessi. Nessuna affermazione dice tutto quello che si può dire. Nessun credo porta la perfezione”.

Semplicemente meraviglioso. Paradossalmente disarmante. Assolutamente vero fino in fondo, e per definire se stesso don Giovanni – come ama essere chiamato in Diocesi- fa ricorso ad un concetto chiave della filosofia di Sant’Oscar Arnulfo Romero: “Nessun programma compie in pieno la missione della Chiesa. Nessuna mèta, né obiettivo raggiunge la completezza … siamo manovali, non capo­mastri; servitori, non messia. Noi siamo profeti di un futuro che non ci appartiene”.

E questa è, forse, la parte più bella del suo saluto ufficiale reso alla città di Cosenza e alla Diocesi cosentina, che è una delle Diocesi più vaste per terriorio d’Italia.

“Vengo da voi con questa rinnovata consapevolezza: sono un manovale, un servitore, bisognoso della vostra amicizia e collaborazione: sono sicuro che il Signore ci insegnerà le strade da percorrere insieme per essere strumenti dell’avvento del suo Regno”.

Curriculum accademico di tutto rispetto. Baccalaureato in Teologia, Specializzazione in Teologia Morale all’Accademia Alfonsiana a Roma, Dottorando presso la Pontificia Università Gregoriana a Roma e un corso di Alto Perfezionamento in Bioetica presso l’Università La Sapienza di Roma, Rettore per dieci anni del Pontificio Collegio Leoniano di Anagni, e oggi autorevolissimo Membro della Commissione Episcopale per le migrazioni. Il 13 gennaio 2017 papa Francesco lo nomina vescovo di San Severo.

Don Giovanni proprio il mese scorso aveva presentato il suo ultimo libro, “Omelia per gli invisibili”, edito da Mondadori, che è un compendio di filosofia morale e di denuncia insieme, una riflessione a tutto campo sul ruolo del vescovo, e sui compiti della chiesa moderna, un saggio che andrebbe letto soprattutto dai sacerdoti più giovani perché dentro c’è una straordinaria lectio magistralis sul significato di essere Chiesa in questo particolare momento della vita del Paese.

Sentite come racconta l’inizio del suo percorso pastorale.

'Senti Gianni, ma adesso tu che fai?' Il mio padre spirituale, un gesuita che è anche e soprattutto un amico, venne a trovarmi quando stavo trascorrendo gli ultimi giorni al Seminario di Anagni come rettore. E mi fece quella domanda. 'In che senso?', risposi con ingenuità. 'Quando finisci con il Seminario…'. 'Come, cosa faccio? Torno in parrocchia. Aspetto questo momento come se fossi sperso in un deserto e trovassi finalmente l’acqua. Non vedo l’ora di tornare in parrocchia'. 'Sì, va bene', mi dice lui, senza che io capisca. 'Vuoi tornare in parrocchia. Ma se ti chiedessero di guidare una parrocchia più grande? Tu che cosa risponderesti?'. 'Più grande? A Latina c’è una parrocchia più grande delle altre, San Luca, in periferia. Intendi la nuova zona di Latina? Dicono che ci siano 20.000 abitanti'. 'Macché San Luca. No. Mi riferisco a una diocesi'. 'Una diocesi? Ma scherziamo? Io voglio fare il prete. Il prete normale'.

Davvero bellissima questa testimonianza di fede. “Io voglio fare il prete. Il prete normale”.

Ma sentite ancora cosa scrive di quell’incontro don Giovanni.. “Trovai la conversazione con il mio padre spirituale surreale, ma le sue parole mi rimasero in testa. Il mio amico non mi aveva mai parlato in quel modo. Ho ripensato per giorni a quella conversazione. Forse doveva aver avuto una di quelle lettere che la Nunziatura manda per fare le indagini sui possibili candidati vescovi. Ma l’idea di non tornare a casa a occuparmi del lavoro per cui avevo fatto le mie scelte di vita e di fede era l’ultima che avevo in testa. Ero già stato a dirigere il Seminario per dieci anni ed era più che sufficiente. Sono stato un parroco felice: il contatto con la gente è stato per me straordinariamente positivo. E volevo tornare a fare quello. Invece mi è toccata questa avventura”.

E’ questo il nuovo pastore della Chiesa cosentina, un uomo che le cose che pensa non le manda a dire, e che arriva a Cosenza con un bagaglio culturale e pastorale degno dei grandi Vescovi illuminati che sono passati negli anni da questa diocesi, e che in Vaticano considerano oggi una delle più articolate e interessanti diocesi della mappa generale della Chiesa in Italia.

Lo Speciale che mons. Enzo Gabrieli, direttore Responsabile di Parola di Vita gli dedica è quanto di più completo si potesse immaginare per una grande festa come questa che la Chiesa cosentina si prepara a festeggiare.

Bene arrivato, allora, don Giovanni.

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