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  • Roma - Venerdì 5 Giugno 2026

Strage di Crans-Montana: Jessica Moretti accusata di falso documentale. La madre di una vittima: "Abbiamo bisogno di risposte"

Durante un confronto con il marito Jacques, la sua posizione si aggrava a causa di anomalie contabili legate a una ricevuta fiscale contraffatta. I familiari delle vittime, tra cui Laetitia Brodard-Sitre, chiedono trasparenza e risposte sul dramma che ha colpito la comunità, evidenziando il dolore e le conseguenze emotive del disastro.

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Il percorso giudiziario volto a fare piena luce sul catastrofico incendio che ha distrutto il locale Constellation a Crans-Montana fa registrare un'importante accelerazione nelle aule di giustizia svizzere.

L'imputata principale, la cittadina francese Jessica Moretti, è comparsa dinanzi al pool di procuratrici incaricate del dossier per affrontare un passaggio procedurale cruciale: un inedito e teso confronto diretto, organizzato a Sion, con il consorte Jacques Moretti. Nel corso delle medesime attività istruttorie, la posizione della donna si è ulteriormente aggravata dal punto di vista penale. Come rivelato da indiscrezioni giornalistiche diffuse dall'emittente elvetica Rsi, l'imprenditrice risulta iscritta nel registro degli indagati anche per l'ipotesi di reato di falso documentale.

La nuova contestazione mossa dagli inquirenti scaturisce dall'accertamento di alcune anomalie contabili, nello specifico la presentazione di una ricevuta fiscale modificata e contraffatta riguardante l'acquisto della schiuma scenografica che, infiammatasi la notte del primo gennaio 2026, ha innescato il rogo mortale all'interno del bar.

Gli analisti del media svizzero pongono l'accento sul fatto che l'alterazione del documento contabile sarebbe riconducibile a presunte manovre di evasione o alleggerimento fiscale, escludendo perciò una correlazione causale diretta con la dinamica tecnica della tragedia. Il quadro complessivo dei capi d'imputazione a carico di Jessica Moretti risulta adesso composto dalle pesanti accuse di omicidio colposo, incendio colposo, lesioni gravi provocate da negligenza e falsità in documenti.

Mentre l'apparato giudiziario definisce i profili di responsabilità dei coniugi gestori, all'esterno del tribunale si fa sempre più pressante il grido di dolore e la richiesta di trasparenza da parte dei parenti delle numerose persone rimaste coinvolte nel disastro di inizio anno. A dare voce alla sofferenza collettiva è stata Laetitia Brodard-Sitre, madre del giovane Arthur, un ragazzo di soli sedici anni che ha perso la vita tra le fiamme dello stabilimento di Crans-Montana. La donna ha descritto lo scenario drammatico con cui la comunità locale si trova a convivere quotidianamente, richiamando le istituzioni al dovere della chiarezza sul piano delle colpe personali: “Abbiamo bisogno di risposte. Ci sono altri 40 angeli che se ne sono andati. Ci sono 115 feriti, alcuni dei quali sono ancora in ospedale o in terapia intensiva, gravemente ustionati, ancora in stato di shock, alcuni irriconoscibili”.

La Brodard-Sitre ha poi voluto porre l'accento sull'impatto psicologico ed emotivo che il lutto ha riversato sul resto del proprio nucleo familiare, spiegando i motivi che l'hanno spinta a presenziare alle tappe del processo a Sion: “Oggi sono qui per lui, ma anche per suo fratello Benjamin. Mio figlio che è vivo, il mio secondogenito. Perché vive con le conseguenze di questo dramma. Ogni giorno viviamo con queste conseguenze come genitori, fratelli, sorelle, nonni. E lui ha bisogno di risposte. Io ho bisogno di risposte. Abbiamo bisogno di risposte. E oggi sono qui perché sono passati quattro mesi e mezzo e ora si sono apprese molte cose. E ora ho bisogno di capire lo stato d’animo di Jessica e Jacques Moretti”.

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