
- Prima Notizia 24
- Roma - Domenica 24 Maggio 2026
Teatro: In scena "Otto Gocce di Rugiada"
Rappresentato nella Capitale, precisamente a Villa Flora nel quartiere Portuense, lo spettacolo ha suscitato un grande apprezzamento da parte del pubblico. Sarà riproposto a fine estate nello storico quartiere di Monteverde
Roma. "Otto gocce di rugiada", questo il titolo della prima teatrale svoltasi la scorsa domenica, 17 maggio 2026, presso la sala polifunzionale di Villa Flora.
Una partitura comica per attori professionisti e non i cui testi e regia sono stati curati da Maria Elena Carosella.
Viste le reazioni estremamente positive da parte del pubblico la commedia sarà riproposta entro la fine dell’estate, nello storico quartiere di Monteverde, il quartiere di Pier Paolo Pasolini.
Il testo nasce dall’esigenza di condividere, con 8 persone, con la passione del teatro, dubbi e conflitti interiori che nascono dalla stessa scelta di recitare.
Ciò che unisce queste persone è il desiderio di dare voce e corpo alla poesia ed a contenuti essenziali da trasmettere, perché urgenti.
“Otto gocce” è diviso in un proemio e otto scene.
L’inizio mostra la condizione di partenza, l’ambiente in cui nasce la lotta condivisa dei personaggi.
Tra gli interpreti ed il loro ruolo c’è una corrispondenza voluta, le vite personali si intrecciano al vissuto delle otto figure che agiscono sulla scena, in un infinito gioco di specchi.
Lo stile di riferimento è quello di Samuel Bechett, la sua capacità di astrarre dal quotidiano per avere una visione cosmica delle esperienze. Non sono i semplici fatti che vengono mostrati o vissuti in scena ma delle immagini iconiche che possano restare nella memoria di chi partecipa all’evento. Ugualmente vicina è la visione teatrale di Thomas Bernard per il contrasto tra fare teatro come senso della vita e nello stesso tempo rifiutarlo, per la sua marginalità rispetto a ciò che accade “fuori”, nella società reale. Quella del teatro nel teatro è la chiave più importante per leggere lo spettacolo, ma ci sono anche molti altri fili rossi che legano tra loro queste scene. Uno dei più importanti è la speranza di sciogliere i nodi che trattengono a terra, per riuscire finalmente a volare. L’Uomo, la bestia e la virtù, come i Giganti della Montagna sono le due opere di Pirandello che hanno dato basi solide allo svilupparsi dei nostri dialoghi. Essere commedianti aiuta e non fingere ma allo stesso tempo mira a mostrare senza dubbi l’opera d’arte ad un pubblico. L’aspetto tragico e quello grottesco di Pirandello qui si trasformano in comicità, per liberare la mente da tante inutili elucubrazioni. Non si è più vittime, neanche dei propri pensieri, ma giullari, eroi pronti a lottare davanti a qualunque ostacolo. L’azione prevale sul pensiero, il corpo supera il cervello. “Mentre scrivevo – ha precisato l'autrice - osservavo le storie e gli umori degli interpreti, perché l’obbiettivo ultimo di questo lavoro, non è stato mai solo lo spettacolo, quindi la comunicazione, ma anche l’uso terapeutico del teatro che è mezzo potente per curare le tendenze a chiudersi o commiserarsi”. “Gli attori sono le otto gocce che lo spettacolo custodisce, come in un nido, una teca trasparente dalla quale si possono guardare” - ha aggiunto. “La cura degli attori come sacri, come è sacro ogni altro essere vivente, è qualcosa che non viene considerata di frequente oggi, chi recita una parte, va tutelato nella sua unicità, proprio per la sua diversità e quindi l’imperfezione valorizzata e accolta, ognuno migliorerà gradualmente perché fare non è solo il fine ma è anche il mezzo, quindi un attore non è strumento in mano a chi lo dirige ma il fine stesso per cui un regista opera” - ha continuato. “Le 8 gocce di rugiada crescono insieme all’opera d’arte, è un processo graduale e di estremo valore per l’Universo” ha infine concluso l'autrice. I maestri di regia di riferimento sono: Carlo Cecchi, Eugenio Barba, Peter Brook ma anche tantissimi altri, da non dimenticare è soprattutto l’approccio pedagogico di Orazio Costa. Come afferma Gabriele Lavia, nella memoria ci sono le parole di Leopardi, di Dante, di Shakespeare e, a questo bagaglio, si mescola la mia persona non facendomi scindere più dal loro linguaggio, dai loro pensieri. L’obbiettivo dello spettacolo è dare un incoraggiamento a vivere il nostro tempo, ognuno con le proprie potenzialità, non perdendo mai di vista i rapporti umani e la possibilità di ridere, sorridere, valorizzare qualunque cosa accada.
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