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- Roma - Martedì 18 Agosto 2026
Tensioni in Medio Oriente: allerta per attacco missilistico negli Emirati Arabi. Trump: "Non sono previsti colloqui con Teheran"
Il Ministero dell'Interno emiratino invita i cittadini a mettersi al riparo. L'avviso scatta mentre Teheran conferma la chiusura dello Stretto di Hormuz e la crisi diplomatica si allarga.
Un'imminente minaccia di attacco missilistico ha fatto scattare l'allarme generale negli Emirati Arabi Uniti, dove le autorità hanno invitato la popolazione a cercare immediatamente un rifugio sicuro.
L'allerta del Ministero dell'Interno, diffusa capillarmente sui telefoni cellulari dei cittadini con l'indicazione di mettersi al riparo nell'edificio protetto più vicino, segna un brusco inasprimento della crisi nell'area, trattandosi del primo avviso di questo tipo inviato nel Paese da diversi mesi a questa parte.
La conferma dell'attivazione dei sistemi di difesa aerea è arrivata direttamente dal ministero della Difesa emiratino a fronte dei pericoli rilevati nei cieli del Paese.
Nelle stesse ore, il presidente degli Emirati Arabi Uniti, Sheikh Mohamed bin Zayed Al Nahyan, ha avuto un colloquio telefonico con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump per esaminare la cooperazione bilaterale e i concitati sviluppi della situazione mediorientale.
L'episodio si inserisce in un quadro di gravissima instabilità regionale e di forte contrapposizione diplomatica. Il principale negoziatore e presidente del parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, ha ribadito che lo Stretto di Hormuz rimarrà chiuso "fino a quando gli Stati Uniti non rispetteranno i termini dell'accordo provvisorio con l'Iran", che prevede l'annullamento del blocco marittimo, la revoca delle sanzioni petrolifere, lo sblocco dei beni congelati e il blocco delle minacce militari.
A rincarare la dose sono state le parole del generale di divisione Mostafa Izadi, vicecomandante dei Pasdaran, secondo cui lo stretto resta sotto il pieno controllo delle forze di Teheran e "il nemico non sa cosa fare ed è in uno stato di impotenza". Da parte sua, il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha sostenuto che gli Stati Uniti starebbero "supplicando di negoziare alle nostre condizioni", rivendicando i risultati ottenuti dalla diplomazia e dal campo di battaglia.
Sul fronte opposto, Donald Trump ha nettamente smentito l'esistenza di canali aperti, dichiarando su Truth che "non sono in corso né sono programmate trattative o colloqui con la Repubblica Islamica dell’Iran", ribadendo la piena validità del blocco navale e assicurando che le mine marine sono state rimosse.
Le tensioni sul passaggio strategico si riflettono anche nei rapporti con gli altri Paesi del Golfo: secondo fonti regionali citate dall'Associated Press, l'amministrazione statunitense avrebbe minacciato di bombardare l'Oman a causa della contrarietà rispetto a un potenziale accordo tra Mascate e Teheran per la gestione congiunta del traffico navale lungo la rotta di uscita dallo stretto.
In risposta a una mappa pubblicata dal presidente americano che definiva la zona come "nuovo territorio Usa", il viceministro degli Esteri iraniano Kazem Gharibabadi ha replicato che "presto la sua illusione riguardo allo Stretto di Hormuz verrà corretta, oppure saremo noi a correggere le illusioni di quest’uomo delirante".
Intanto, il portavoce del ministero degli Esteri del Qatar, Majed Al-Ansari, ha precisato che i mediatori rimangono in attesa dell'intesa bilaterale tra Oman e Iran prima di poter riprendere i colloqui con Washington, mentre il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha telefonato a Trump per sollecitarlo a proseguire sulla strada dei negoziati diplomatici con Teheran.
La crisi nell'area di Hormuz continua intanto a registrare incidenti diretti sulla navigazione commerciale: l'Ukmto ha segnalato che un mercantile in manovra per uscire dallo stretto è stato colpito da un proiettile non identificato, che ha provocato danni alla sala macchine e il ferimento di un membro dell'equipaggio, assistito successivamente dalla Guardia Costiera dell'Oman.
Parallelamente, la conflittualità si estende su molteplici quadranti della regione. In Siria, l'inviato speciale statunitense Tom Barrack si è detto "profondamente preoccupato" per i raid aerei condotti da Israele contro la base militare di Abu Duhur nella provincia di Idlib, definendo l'azione come "un'escalation non necessaria".
In territorio israeliano si sono invece concluse le primarie del Likud, che hanno visto la vittoria del ministro dell'Energia Eli Cohen; il premier Benjamin Netanyahu si è detto "molto soddisfatto" dai risultati, dicendosi convinto che il partito otterrà una grande affermazione alle elezioni di ottobre.
Sul fronte delle operazioni militari a Gaza, l'Idf ha reso nota l'uccisione a Khan Younis di Tareq Anwar Khamis Ra’i, comandante della Jihad islamica ritenuto responsabile della partecipazione all'attacco del 7 ottobre 2023 e del rapimento di un civile nel kibbutz Be’eri, mentre all'interno del Board of Peace si valuta la possibilità di richiedere a Hamas il disarmo completo in un'unica fase come precondizione per il ritiro delle truppe israeliane dalla Striscia.
Tensioni altissime si registrano infine anche in Cisgiordania. L'esercito israeliano ha ammesso che durante un raid a Qabatiya i propri soldati hanno contrassegnato alcuni sospetti fermati scrivendo dei numeri sulla loro fronte, definendo la condotta di gravissima entità. A Qusra, il cittadino palestinese con cittadinanza americana Loui Ridi è rientrato dagli Stati Uniti scortato dai militari per accedere alla propria abitazione sotto assedio e issare la bandiera statunitense sul tetto, in un contesto in cui il capo del consiglio locale denuncia il rischio di una grave crisi idrica e sanitaria per le famiglie isolate dai coloni.
Nelle stesse ore si sono verificati altri attacchi notturni da parte di coloni israeliani, che hanno dato fuoco ai campi a Turmus Ayya, fatto irruzione a Beita provocando due feriti tra i residenti e minacciato gli occupanti di un veicolo nei pressi di Betlemme.
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