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  • Rieti - Lunedì 24 Agosto 2026

Terremoto Amatrice: Meloni incontra i familiari di alcune vittime

Nel decennale del sisma del 2016 la premier e le istituzioni ricordano le 299 vittime.

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A dieci anni dal devastante terremoto che la notte del 24 agosto 2016 devastò l'Appennino centrale provocando 299 vittime, Amatrice è stata il centro delle commemorazioni solenni, culminate con le 239 fiaccolate e i rintocchi di campana risuonati nel borgo reatino all'ora esatta della prima scossa.

La giornata di ricordo ha visto la partecipazione della premier Giorgia Meloni, che ha incontrato i familiari di alcune vittime del sisma e presenziato alle cerimonie al fianco di numerose autorità istituzionali.

In occasione del decennale, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha ricordato le dimensioni della tragedia che "con il suo bilancio di 299 morti, 365 feriti e più di 40.000 sfollati, quel terremoto – delle cui devastazioni Amatrice è divenuta simbolo – costituisce una pagina drammatica della storia della Repubblica e funge da monito costante sulla necessità continua di potenziare i meccanismi di prevenzione e intervento da attuare al verificarsi dei fenomeni sismici a cui è soggetto il nostro Territorio".

Il Capo dello Stato ha rimarcato come lo spirito di solidarietà dei soccorritori sia stato un veicolo di speranza, sottolineando che "il risanamento è un percorso, non privo di complessità, che richiede l’impegno di essere ultimato nel più breve tempo possibile ed è un richiamo alla responsabilità collettiva di ripristinare quella normalità che è stata spezzata nei territori colpiti da questa tragedia".

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha voluto rendere omaggio a chi non c'è più, tracciando al contempo un bilancio del lavoro svolto per il rilancio delle aree interne. "In questi dieci anni sono state tante le difficoltà. Troppi rinvii e false partenze hanno impedito che la ricostruzione potesse procedere rapidamente. Il Governo ha raccolto questa responsabilità e ha lavorato, con costanza e determinazione, affinché potesse concretizzarsi un deciso cambio di passo. I dati testimoniano che la direzione è cambiata, sia per quanto riguarda i contributi concessi e già liquidati per la ricostruzione privata, sia per quello che concerne la ripresa degli investimenti per la ricostruzione pubblica, per troppo tempo rimasta bloccata", ha dichiarato la premier, ribadendo che "molto è stato fatto, ma altrettanto resta da fare. E, per questo, non abbiamo intenzione di fermarci. Dando ancor più forza e continuità a quel grande lavoro di squadra che, in questi anni, ha visto protagonisti tutti i livelli istituzionali nazionali e locali, insieme al tessuto economico, sociale e produttivo e ha permesso di raggiungere risultati inizialmente impensabili. L’obiettivo rimane comune e condiviso: vincere la sfida della rinascita dell’Appennino centrale".

Sul fronte religioso, il cardinale Matteo Zuppi ha celebrato la Messa comunitaria evidenziando l'importanza della memoria per sanare le ferite del passato. "Ricordare fa anche male. Riapre una ferita, suscita le lacrime e queste fanno piangere di nuovo", ha detto il presidente della CEI, aggiungendo che "il ricordo ci rende attenti a coloro che oggi piangono, colpiti dai terremoti ma anche da quella distruzione causata dall’uomo che è la violenza e la guerra". Monsignor Zuppi ha poi sollecitato la collaborazione di tutte le parti sociali senza cedimenti a polemiche inutili:

"Quando si rimane distanti gli uni dagli altri o quando non c’è ancora la piazza del paese è difficile, ma siamo sicuri che tornerà a essere piena di persone, perché la comunità si rigenera. Dio è comunità e ci ricorda che saremo una cosa sola, perché l’amore unisce, il male distrugge e divide. E questo dipende anche da ognuno di noi. Non interessano polemiche, ma l’impegno di tutti, a cominciare dallo Stato e dalle sue istituzioni, dalla Chiesa, dalla passione e dalla creatività di ognuno".

Durante la giornata sono stati affrontati anche i nodi relativi al completamento delle infrastrutture sanitarie locali. A questo proposito, il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca ha fatto il punto sul cantiere del nuovo presidio ospedaliero cittadino: "I lavori di costruzione dell’ospedale di Amatrice? Manca poco ma devono rimboccuparsi le maniche e dobbiamo chiudere il cantiere in fretta. Bene che abbiano completato gli esterni ma sugli interni devono mettere una marcia in più. Abbiamo atteso troppo e ora abbiamo anche attivato tutte le procedure di garanzia perché sento un dovere morale di completare quest’opera".

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